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21.02.2020

Rifiuti smaltiti illecitamente nel lago Ora anche l’azienda rischia una multa

La foto dei carabinieri dei plinti a 80 metri di profondità nel lago
La foto dei carabinieri dei plinti a 80 metri di profondità nel lago

Non ci saranno solo sei imputati nel processo per lo smaltimento di plinti nel lago di Garda, avvenuto nei mesi scorsi. Nella richiesta di rinvio a giudizio, il pm Gennaro Ottaviano ha citato anche la stessa azienda la «Pasqual Zemiro srl», incaricata dei lavori del Comune, in qualità di responsabile amministrativo. Ora la società veneziana rischia anche una multa in caso di sentenza di condanna. Così come rischiano i sei imputati, tre dirigenti e tre dipendenti della società con sede a Malcontenta di Mira nel Veneziano per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Tutti sono accusati di aver smaltito irregolarmente i rifiuti sul lago davanti alla frazione di Pai alcune settimane fa. Si tratta di cubi di cemento, asportati per il rifacimento del porticciolo di Torri del Benaco. Gli stessi investigatori hanno garantito che i plinti buttati nel lago non hanno provocato alcun tipo di danno o rischio ambientale. La società veneziana ha vinto l’ appalto, bandito dal Comune per la sistemazione dell’attracco delle barche il 12 dicembre di due anni fa. Ciò che, invece, non è in regola, a parere della procura, è lo smaltimento di quei plinti di cemento a ottanta metri di profondità del lago. Ad accorgersi dello smaltimento irregolare sono stati alcuni residenti di Pai che hanno visto strani movimenti in mezzo al lago. Sono così intervenuti prima i carabinieri della compagnia di Caprino e successivamente i militari del Nucleo operativo ecologico. Sono stati svolti gli accertamenti che hanno confermato quanto denunciato da chi aveva visto lo smaltimento irregolare. La vicenda in Comune a Torri del Benaco, invece, nasce con una delibera della giunta risalente all’ottobre del 2018. Con quel provvedimento, si approvava il progetto esecutivo per la posa di nuove strutture composte da corpi d’ormeggi, catene e galleggianti in località Baia Stanca. La società, incaricata dal Comune, doveva anche rimuovere e smaltire le strutture composte da corpi morti, catene e galleggianti non più utilizzati in Baia Stanca. Il Comune aveva così stanziato 110.000 euro e aveva avviato la procedura per accogliere le offerte dalle imprese interessate ai lavori. Due mesi dopo, il 5 dicembre, i lavori venivano assegnati dal Comune alla società veneziana «Pasqual Zemiro srl» per una somma di poco inferiore ai 90.000 euro grazie ad un ribasso del 28,75% rispetto alla cifra iniziale, proposto dalla stessa impresa di Malcontenta di Mira. Ora, però, oltre alle conseguenze giudiziario - penale, la società veneziana potrebbe incappare anche nei provvedimenti amministrativi del Comune per non essersi adeguata agli obblighi prescritti dal regolamento d’appalto. Fino a ieri, però, non sono arrivate conferme di azioni avviate da parte dell’amministrazione retta dal sindaco Stefano Nicotra nè di blocco di pagamenti. I dirigenti veneziani della società hanno già fatto sapere agli investigatori di non essere stati informati dell’attività dei loro dipendenti sul lago di Garda e, quindi, di non sapere nulla dello smaltimento di quei plinti di cemento al largo delle coste del lago di Garda. Toccherà ora al magistrato fare piena luce su questa vicenda quando inizierà l’udienza preliminare davanti al gip di cui, però, non è stata ancora fissata la data. •

G.CH.
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