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17.01.2020

Telefonini spenti o si finisce sospesi

Il telefonino sempre in mano, crescono le iniziative per ridurre la dipendenza
Il telefonino sempre in mano, crescono le iniziative per ridurre la dipendenza

Niente telefoni cellulari in funzione negli edifici scolastici, per gli studenti dell’Istituto comprensivo Girolamo Fracastoro di Cavaion, Affi e Pastrengo. E se la regola non viene rispettata, tanto nelle sedi della primaria che in quelli delle medie, scatta la sanzione. Come già accaduto in un paio di occasioni, non nasconde la dirigente scolastica Anastasia Zanoncelli. «Si tratta di una sanzione didattica, non punitiva, che attiviamo con funzione educativa per far comprendere ai ragazzi quando e perché l’uso del cellulare a scuola è improprio», spiega. Il divieto di tenerli accesi e usarli ha radici, sottolinea, nel patto educativo tra alunni, docenti e famiglie. Ed è scritto nero su bianco nel regolamento d’istituto: «L’uso dei telefoni cellulari è vietato sin dall’ingresso nell’edificio scolastico, durante le attività didattiche, laboratoriali, ricreative ecc., nei locali scolastici, interni ed esterni e anche durante viaggi di istruzione/uscite didattiche». Chi non rispetta le regole rischia dal richiamo verbale al ritiro del telefonino, esclusione da alcune attività e progetti della classe, nota, sospensione fino a 15 giorni con compiti da fare a casa. IL REGOLAMENTO. In particolare, dopo aver specificato che i telefoni devono essere spenti e che non basta tenerli in modalità silenziosa, il regolamento vieta di riprendere con cellulari ambienti e persone. La ragione è spiegata, nel documento: «non turbare lo svolgimento di lezioni e attività didattiche, evitare fonti di distrazione e rispettare compagni, insegnanti e ambiente scolastico». Il rispetto è stata una della parole chiave usate dalla pedagogista Federica Ciccanti durante gli incontri tenuti a scuola con gli alunni sul tema delle dipendenze tecnologiche. «Ai ragazzi deve essere ben chiaro che rispetto e buona educazione sono validi anche per i comportamenti in rete, dove si possono profilare anche reati», ha spiegato Ciccanti a una ventina di genitori cavaionesi, nell’aula magna delle medie, che mercoledì sono andati pure loro a scuola di tecnologia e a caccia di buoni consigli per gestirla (leggi su l’arena.it). I CASI. «Siamo intervenuti finora in un paio di situazioni con richiami verbali immediati e risoluzioni altrettanto immediate», spiega la dirigente. In pratica, con la misura soft prevista dalle sanzioni contenute nel regolamento. «Niente di grave», sottolinea, «ma comunque comportamenti che non devono essere reiterati». In un caso, un alunno ha fotografato il cortile della scuola contravvenendo alle regole e poi ha associato l’immagine a un profilo Instagram con un nome che richiamava la scuola stessa, per burlarsene sul social. «Ho parlato sia con il ragazzo che con i genitori, è stato sufficiente per chiudere quel profilo e far capire che una cosa simile non doveva ripetersi», spiega Zanoncelli. E il secondo caso? «Un alunno ha girato in classe un filmato in cui i compagni inviavano un saluto», risponde la dirigente. Nessuna oscenità o offesa, ma comunque abbastanza per far scattare un’altra sanzione didattica. «Finora ho trovato grande collaborazione nelle famiglie, che comprendono il nostro obiettivo educativo: bloccare sul nascere certi atteggiamenti in un’ottica riabilitativa». LE REGOLE. Ma se proibire l’uso del telefono durante la permanenza a scuola è possibile, come possono fare i genitori durante il resto della giornata per educare i loro figli a fare un buon uso della tecnologia in cui sono totalmente immersi? «Controllate cosa fanno, quando si collegano in internet e cosa guardano, fissate delle regole, parlate con loro», spiega Ciccanti. «Così costruirete una relazione sana e avrete la loro confidenza, che vi servirà per prevenire la dipendenza e intercettare i pericoli». Tra i consigli: smartphone solo dai 12 anni in su e con accesso consentito ai genitori fino ai 16 anni; computer in luoghi della casa frequentati anche dagli adulti; tempi prestabili per i giochi di ruolo. «Prediche o rimproveri non servono, molto meglio stabilire condizioni chiare per l’utilizzo delle tecnologie», conclude Ciccanti. •

Camilla Madinelli
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