BARDOLINO

Solo un giorno di luce per il busto di Graziani

In occasione di una conferenza sulla sua storia
Il generale Andrea Graziani
Il generale Andrea Graziani
Il generale Andrea Graziani
Il generale Andrea Graziani

È stato tirato a lucido. Inevitabile dopo decenni d'oblio e di polvere accumulata nei magazzini comunali. Il busto bronzeo del generale Andrea Graziani, comandante degli alpini nato a Bardolino il 15 luglio 1864 e morto a Prato il 27 febbraio del 1931, ritorna alla luce per un giorno. Il motivo? La conferenza sulla figura del discusso generale tenuta, nei giorni scorsi, dal professore Igino Consolini a Villa Carrara Bottagiso nell'ambito degli appuntamenti promossi dal Comune istituiti per la ricorrenza della prima guerra mondiale. Il busto, prodotto in due copie dallo scultore Albino Loro quando il militare era ancora in vita, è stato per l'occasione visibile al piano terra della biblioteca.
La storia narra che la scultura fu posta nel maggio del 1937 sul lungolago di Bardolino davanti a Villa Carrara Bottagisio, sullo stesso basamento dove ha trovato posto, ad inizio anni '50, il busto del poeta Cesare Betteloni. Già perché «l'intrepido condottiero che in guerra e in pace alla Patria e al fascismo donò l'intera sua devozione» (così recitava la scritta con tanto di fascio littorio incisa alla base) fu all'indomani della fine della seconda guerra mondiale detronizzato. Il busto venne rinvenuto nel lago e una volta recuperato sistemato nell'atrio dell'allora scuola elementare in via Dante Alighieri, lo stesso edificio che oggi ospita le medie del capoluogo. Qui non rimase molto e finì ben presto in magazzino.
Andrea Graziani, quarto di due fratelli e cinque sorelle, era nato a Bardolino in via Solferino. Venne ammesso nel 1881 come allievo alla scuola militare; sottotenente di fanteria l'anno successivo. Nel 1885 fu in Eritrea con il III Battaglione d'Africa. Si distinse nel 1908 durante il terremoto di Messina ricevendo la cittadinanza onoraria e la medaglia d'oro di benemerenza. Al comando dell' 11° reggimento Bersaglieri in Napoli intervenne (1915) per aiutare le popolazioni della Marsica colpite dal terremoto. Promosso generale di brigata e nominato capo di Stato maggiore della I° armata nel marzo del 1916 al comando della brigata Jonio ottenne la croce dell'Ordine militare dei Savoia. Ricevette la medaglia d'argento come «fulgido esempio ai suoi dipendenti di virtù e valore militare». Nel marzo del 1917 assunse il comando della 33a divisione sul Carso guadagnando una seconda medaglia d'argento. Nel novembre dello stesso anno fu nominato «ispettore generale del movimento di sgombro». Durante la ritirata di Caporetto intraprese, come egli stesso scrisse, «una vera lotta di aggressioni morale e fisica contro le orde degli sbandati»: emanò bandi e minacciò di pena capitale i saccheggiatori, «represse con la morte anche piccoli atti di insubordinazione». Sembra che fece eseguire 34 condanne alla fucilazione, scrive Piero Melograni in «Storia politica della Grande Guerra». Nel 1927 promosso generale di Corpo d'armata nella Riserva. Al suo nome è legata la strada del Monte Baldo, che fece costruire durante al guerra e poi in tempi di pace rimettere in efficienza.
Morì solo e «privo di ogni soccorso, immerso nel suo sangue sulla scarpata del binario della ferrovia in prossimità di Prato». Tornava da Roma dove sembra avesse incontrato il Duce, interpellato con la speranza di ottenere le autorizzazioni necessarie per dotare di alcune opere elettriche l'area della Valpolicella. Come finì fuori dal treno non è dato sapere. C'è chi all'epoca ipotizzò un omicidio chi invece la definì una tragica fatalità. In pratica di notte ancora assonnato il generale alzatosi dal posto per andare ai servizi sbagliò porta e imboccò quella d'uscita del treno cadendo nel vuoto. Più facile pensare ad una tardiva vendetta. S.J.

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