Il medico Giulia Colletta

Dottoressa vaccinata a gennaio, ora è mamma: «Temevo più il Covid delle reazioni avverse»

La dottoressa Giulia Colletta con il piccolo Leonardo FOTO PECORA
La dottoressa Giulia Colletta con il piccolo Leonardo FOTO PECORA
La dottoressa Giulia Colletta con il piccolo Leonardo FOTO PECORA
La dottoressa Giulia Colletta con il piccolo Leonardo FOTO PECORA

«Ho desiderato tanto il vaccino in gravidanza, sono una grande sostenitrice dell’utilità delle vaccinazioni. Poterlo fare mi ha dato serenità, in un momento così delicato sapere di essere protetti è stato importante». A parlare è la dottoressa Giulia Colletta, medico di base di Verona (ha lo studio in zona San Zeno) che giovedì 1 aprile all’ospedale Pederzoli ha dato alla luce il suo secondogenito Leonardo.

 

In quanto medico è stata tra le prime persone in Italia ad essere vaccinata. L’obbligo della vaccinazione anti-Covid per le professioni sanitarie è novità di questi giorni. La sua è stata invece una scelta e ora vuole infondere fiducia non solo alle donne incinte, affinché quando verrà loro data la possibilità di vaccinarsi lo facciano senza timore, ma anche e soprattutto al resto della popolazione, talvolta confusa e preoccupata.

 

Colletta ha partorito nella struttura ospedaliera di Peschiera del Garda perché qui lavora la dottoressa Serena Cavaliere, responsabile delle sale parto, sua ginecologa ma anche amica dai tempi dell’università. Leonardo pesa poco più di tre chili ed è in perfetta salute, come la mamma. «Prima di decidere mi sono documentata molto anche grazie a Serena, che mi ha girato delle indicazioni della Società di ostetricia e ginecologia», racconta Colletta, «ho guardato anche cosa veniva fatto all’estero, dove già vaccinavano le donne in gravidanza, e l’ho fatto con la massima serenità. Temevo molto di più il Covid, per me e il bimbo, rispetto a un’ipotetica reazione al vaccino che comunque non c’è stata. Ho fatto entrambe le dosi senza neanche rendermene conto». Colletta ha lavorato fino a dicembre. La prima iniezione a gennaio, dopo essere entrata nel settimo mese.

 

«Siamo felici di partecipare a questo studio per vedere se e per quanto tempo avremo gli anticorpi», dice. Come altri bimbi nati da donne vaccinate, si cercherà infatti di capire se il sistema immunitario del piccolo Leonardo ha sviluppato gli anticorpi utili a combattere un’eventuale infezione da Sars-Cov2. In caso di risposta affermativa verrà monitorato anche nei prossimi mesi per verificare la durata della protezione. Sull’altro fronte, quello delle neomamme che il virus lo hanno avuto, l’ospedale Pederzoli sta partecipando a uno studio nazionale.

 

Il dottor Antonino Lo Re con il collega Alexandre Bidan
Il dottor Antonino Lo Re con il collega Alexandre Bidan

 

Dall’inizio della pandemia la struttura ha seguito 50 pazienti incinte positive, di cui 32 sono arrivate positive al parto (seguendo un percorso separato, anche grazie a una sala parto a pressione negativa dove l’aria può solo entrare, evitando l’uscita di microrganismi). «Pazienti prevalentemente paucisintomatiche (con sintomi lievi, ndr)», spiega il dottor Antonino Lo Re, responsabile dell’Unità operativa di Ostetricia e ginecologia, «chi ha passato il Covid in maniera più pesante non ha comunque avuto conseguenze dopo il parto».

 

Minima l’incidenza di neonati positivi: solo due, asintomatici, con il tampone che si è negativizzato nell’arco di pochi giorni. Entrambi sono stati monitorati con test sierologici per verificare la copertura immunitaria. È risultato che come il virus, anche gli anticorpi erano spariti in poco tempo, mentre nel caso dei neonati le cui mamme sono state vaccinate in gravidanza «la speranza è che la protezione duri più a lungo», auspica Lo Re. In generale, sottolinea il primario, «l’indirizzo è vaccinare le donne in gravidanza: a livello teorico siamo già convinti che anche il vaccino contro il Covid presenti più benefici che rischi, ora stiamo raccogliendo le evidenze scientifiche che dimostrino questa tesi». Tra i vaccini che si fanno in gravidanza ci sono quelli contro tetano, difterite e pertosse, oltre a quello per l’influenza che, ricordano i medici, «è fortemente raccomandato». •

Katia Ferraro

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