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17.01.2020 Tags: Malcesine

«Servono soldi per l’ospedale ma la Regione non ci sente»

Ospedale di Malcesine: interrogazione della consigliera regionale Anna Maria Bigon
Ospedale di Malcesine: interrogazione della consigliera regionale Anna Maria Bigon

«Servono investimenti strutturali per la sistemazione dell’ospedale di Malcesine a partire dal padiglione A, e investimenti per sostituire il personale andato in quiescenza o trasferitosi in modo da poter riaprire tutti e 80 i posti letto ospedalieri». A sostenerlo è la consigliera regionale del Partito Democratico, Anna Maria Bigon. La politica regionale scaligera ha presentato ieri una interrogazione alla giunta guidata da Luca Zaia proprio sull’unico nosocomio della riviera veronese gardesana. «All’ospedale di Malcesine», ha dichiarato la Bigon, «continuano ad esserci problemi di personale che si sommano alle carenze strutturali: la Regione ha intenzione di intervenire visto che la situazione è nota da tempo oppure no?». E ancora: «Gli investimenti in sanità sbandierati da Zaia vanno fatti sull’intero territorio, il Veneto non finisce a Treviso». «Stiamo parlando di un ospedale che è un centro di riferimento nazionale per lo studio e la cura degli esiti tardivi della poliomielite, oltre a essere un fondamentale presidio medico per i pazienti affetti da queste patologie, che arrivano anche da fuori regione. Perciò», ha ricordato la consigliera, «associazioni e amministrazioni locali di Malcesine, Brenzone e Torri hanno chiesto di potenziare i servizi, ma la Regione continua a essere sorda». «L’Aidm (la Associazione interregionali disabili motori, n.d.r.) ha già più volte denunciato la progressiva riduzione delle figure professionali: oggi ci sono appena due fisiatri in servizio in ospedale. A questo si aggiungano la soppressione di oltre 20 posti letto di riabilitazione ortopedica, la contrazione dei servizi ambulatoriali, la chiusura della Riabilitazione cardiologica da novembre 2018, la presenza di un cardiologo appena un giorno a settimana per le visite ambulatoriali e il trasferimento di un altro fisiatra. È questa offerta la eccellenza, di cui la Regione si vanta sulla stampa?», chiede provocatoriamente la Bigon. Infine, la consigliera nell’interrogazione ha sottolineato pure che «i problemi riguardano anche la struttura nel suo complesso: servono interventi per l’adeguamento e messa a norma del Padiglione A. Dei 3,3 milioni destinati all’ospedale per gli impianti antincendio, per i gas medicali e per l’antisismica (soldi stanziati nel 2015, n.d.r.) ne sono materialmente stati spesi appena 840mila. La Regione deve garantire invece tutte le risorse per il completamento dei lavori e assicurare la piena attività del nosocomio, sia per quanto riguarda ricoveri e assistenza giornaliera, sia per l’attività ambulatoriale. Così si salvaguarda un presidio fondamentale per un intero territorio», ha concluso. La Ulss 9, a fine 2019, ha peraltro chiesto oltre 1,4 milioni di euro alla Regione proprio per sistemare, dal punto di vista anti-incendio, il padiglione A e «i confronti con la Direzione della Ulss 9 sono sempre stati positivi e costruttivi», sottolineano dal municipio di Brenzone e di Torri. «La palla è in mano alla Regione», hanno chiuso dall’ospedale dell’alto Garda, «sperando che non sia sorda alle richieste del territorio». •

Gerardo Musuraca
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