San Zeno di Montagna

Rubata un’altra scultura al rifugio Fiori del Baldo: «Gesto ignobile»

L'opera dello scultore Quarella raffigurava il viso di un uomo. L’artista: «È la seconda volta che accade. Tra l’altro sono opere pesanti, non è facile portarle via». Ma i furti e gli atti vandalici in zona si moltiplicano
La scultura rubata al rifugio Fiori del Baldo
La scultura rubata al rifugio Fiori del Baldo
La scultura rubata al rifugio Fiori del Baldo
La scultura rubata al rifugio Fiori del Baldo

È capitato di nuovo. Una scultura lignea, sistemata nell'area esterna del rifugio Fiori del Baldo, in vetta al Monte Baldo, è sparita come accadde poco meno di tre anni fa. L'opera d'arte, realizzata dallo scultore Mario Quarella, raffigurava il viso di un uomo con la barba, un cappello in testa, che tra l'altro a qualcuno ricordava Adriano Oliboni, l'«Orso», scomparso nell'aprile di due anni fa e figura molto conosciuta nel territorio montebaldino.

La scultura era posizionata su un cippo di legno, da dove è sparita. Era stata realizzata da Quarella modellando con una motosega un tronco, posizionato sotto il palo dell'alzabandiera. Rimane ignoto l'autore del gesto. Non si sa se si tratti di un atto vandalico o di un furto, ma il risultato non cambia: la scultura che da tempo campeggiava nell'area esterna dei «Fiori» non c'è più.

Nei dintorni non si sono mai trovati segni o resti del manufatto. È più probabile che qualche malintenzionato abbia pensato di rubare l'opera. Un'operazione comunque non semplice, per le dimensioni e il peso non indifferenti (era alta almeno un'ottantina di centimetri e pesava cinque chilogrammi).

Su richiesta di Anna Maria Montanari, che gestisce i Fiori del Baldo ed era molto affezionata alla scultura trafugata, Quarella ha deciso di rifarne subito una nuova e di posizionarla nello stesso punto dove si trovava la «sorella» trafugata.

Il precedente

Non è la prima volta che accade un episodio del genere. Nel febbraio del 2020 un'altra scultura in legno, sempre creata da Quarella e che da diversi anni campeggiava fuori dai «Fiori», era sparita in modo analogo all'ultimo caso. Anche in quella circostanza non si è più trovato il ceppo che l'artista carianese aveva modellato.

La scultura, in quel caso, raffigurava tre fiori, a simboleggiare proprio la struttura ricettiva che lo ospitava. Alta circa un metro, ogni estate veniva esposta nel prato antistante il rifugio. Poi un giorno sparì, senza essere più ritrovata. Ora la stessa sorte rischia di fare la scultura con l'uomo barbuto che veniva ammirata da tanti turisti e appassionati di montagna che frequentano le pendici del Baldo.

«Sono senza parole. È un gesto ignobile, tanto più se commesso in un luogo del genere, immerso nella natura e nella pace di questi paesaggi e panorami», afferma Quarella. «Come nel caso avvenuto alcuni anni fa, l'autore ha dovuto organizzarsi piuttosto bene, dal momento che anche questa scultura è piuttosto ingombrante e pesante per riuscire a portarla via con facilità. Rimane il fatto», sottolinea, «che il gesto lascia l’amaro in bocca, ancora più adesso, dal momento che si tratta già della seconda volta che succede. Speriamo che questa sia l'ultima».

Atti vandalici e furti in zona

Nella zona, purtroppo, di atti vandalici e furti di questo tipo negli ultimi anni se ne sono susseguiti diversi. Nell'agosto 2018, per esempio, l'Osservatorio del Baldo, realizzato nel 2014 da Maurizio Marogna e situato a duemila metri di altitudine, non troppo distante dai «Fiori», era stato profanato: era stata infatti asportata la targa ricordo in memoria di Cristina Sandri, scomparsa anni fa e a cui, assieme al compianto Luca Avesani, è intitolata l'opera.

Lo stesso Osservatorio era stato preso di mira anche nel 2017, quando qualche incivile con la vernice colorata di una bomboletta spray aveva rovinato il muretto di sassi che circonda l'opera, poi faticosamente ripulito da Marogna. Nel giugno 2020, invece, più a nord, era scomparsa una croce di legno in memoria di Alberto Tomei, già presidente di Ags, Azienda Gardesana Servizi, e la piccola insegna con foto situati nei pressi di Cima Telegrafo, a poche centinaia di metri dal rifugio Gaetano Barana al Telegrafo.

Nel novembre 2018, poi, nei pressi di malga Valfredda Crocetta, situata a poco più di 1.300 metri di altitudine sul versante orientale del monte Baldo, era stata segata di netto in più punti una staccionata in legno.

Emanuele Zanini