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26.06.2019

Respinte le richieste di Serit Sospiro di sollievo del sindaco

L’area a Terramatta dove doveva essere costruito il nuovo impianto
L’area a Terramatta dove doveva essere costruito il nuovo impianto

Il Tar Veneto respinge tre ricorsi presentati nel 2018 dalla Serit contro il Comune di Rivoli e la Provincia, con un’unica sentenza pubblicata il 24 giugno, e l’amministrazione Luchesa tira un sospiro di sollievo. Niente da fare per le richieste di annullamento avanzate dall’azienda di Servizi per l’igiene del territorio che gestisce raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani in 58 comuni facendo capo a Cavaion, in una sede non di proprietà e inidonea per lo sviluppo dell’attività. Ma nonostante le mire espansionistiche e l’individuazione del luogo giusto in località Terramatta, pare oggi sempre più lontana la realizzazione qui di una nuova sede dove delocalizzare e potenziare impianti di recupero, cernita, stoccaggio e travaso di rifiuti urbani «standard», pericolosi e speciali. Il Comune di Rivoli è stato contrario fin dall’inizio all’insediamento, giudicando la zona inadatta a ospitare un simile impianto e intenzionato sia a salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini sia a puntare su uno sviluppo agricolo, turistico e culturale. Ma Serit ha dato subito battaglia, per salvaguardare a sua volta le politiche aziendali. E la battaglia, tanto sul territorio a suon di riunioni quanto giudiziaria a suon di ricorsi, va avanti da almeno cinque anni. Il sindaco di Rivoli, Armando Luchesa, è soddisfatto del pronunciamento: «Con questa sentenza facciamo un bel passo avanti per evitare una delocalizzazione che non ci ha mai convinti». I vertici di Serit, oggi guidata dal presidente Massimo Mariotti (subentrato a Roberto Bissoli) e dal direttore Maurizio Alfeo, stanno esaminando i documenti e al momento preferiscono non intervenire. DECISIONE DEL TAR. Nella sentenza il Tar Veneto non ha accolto le richieste di annullamento di Serit: né dell’ordinanza comunale numero 6 del 21 marzo 2018 che aveva disposto l’immediata sospensione del cantiere da parte della società; né della determinazione della Provincia del 4 maggio 2018 (n. 1.471) in cui si considera decaduta la determina del 28 settembre 2015 in cui si autorizzava l’inizio dei lavori; né della delibera 11 del consiglio comunale di Rivoli del 6 giugno 2018 in cui l’ente locale ha rivisto la destinazione dell’area per trasformarla da industriale ad agricola com’era stata fino al 2005. In merito a questi provvedimenti la società ricorrente - privata a partecipazione pubblica controllata per il 99,74 per cento da Amia, che fa capo ad Agsm controllata a sua volta in toto dal Comune di Verona - ha sottoposto al Tar«“articolate censure di violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere per illogicità, contraddittorietà e sviamento, concludendo per il loro annullamento» si legge nella sentenza. Ma ciò non ha convinto i giudici amministrativi di primo grado, che hanno accorpato le tre richieste ritenendole riconducibili a un’unica questione, ossia alla decorrenza dei termini collegati all’effettivo o meno inizio lavori nei termini di legge. Per loro non ci sono dubbi: sbancamenti di terreno, senza scavi di fondazione e opere murarie, così come avvenuto a Terramatta, non sono sufficienti a evitare la decadenza dei titoli autorizzativi. SCENARI. Pur definendo questo responso del Tar «una lieta notizia per il Comune», il sindaco è prudente. «Abbiamo l’impressione che si possa mettere una bella pietra sopra la decisione di Serit di trasferirsi a Rivoli e abbiamo un buon rapporto con il nuovo Cda, ma non conosciamo le strategie aziendali», sottolinea Luchesa. «Ci sembra che Rivoli non sia più al centro della sua politica di industrializzazione, visto che il 25 febbraio scorso Serit ha ritirato la richiesta di una nuova autorizzazione presentata nel giugno 2018, ma siamo cauti». Più ottimista il consigliere di Rivoli delegato all’ambiente, Mario Arduini: «La gestione del rifiuto sta cambiando e il sito di Rivoli potrà non essere più così strategico per Serit. Inoltre il contratto di affidamento del servizio stipulato con il Consorzio Verona Due del Quadrilatero scade a fine giugno e dovrà essere un nuovo ente, il Consiglio di bacino Verona Nord, a stipularne un altro. Tutti elementi che ci fanno ben sperare». •

Camilla Madinelli
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