«Quel lupo si è avvicinato troppo»

Il lupo avvistato e fotografato da Manuel Bonafini venerdì mattina
Il lupo avvistato e fotografato da Manuel Bonafini venerdì mattina

«Se si incontra un lupo per strada l'unica cosa da fare è chiamare la Forestale o comunque un ente competente in materia e informarli dell'avvistamento. Cercare di “addomesticarli”, avvicinandosi o addirittura lasciargli del cibo a disposizione è sbagliato e controproducente. Crea una dipendenza che non è naturale. Non dobbiamo “umanizzarlo” o compatirlo: il lupo è un animale selvatico, va lasciato in pace e rispettato per quello che è. Meglio allontanarsi». Giovanni Maria Pisani, medico veterinario specializzato in fauna selvatica, spiega come ci si dovrebbe comportare in caso ci si ritrovi a tu per tu con un lupo, come è capitato venerdì mattina a Manuel Bonafini mentre stava percorrendo in auto la strada che costeggia la Val del Sengel, tra Prada e San Zeno di Montagna. L'uomo ha fatto in tempo a scendere dall'auto e fotografare l'esemplare a pochi metri di distanza. Sul caso specifico dell'altro ieri, l'esperto, guardando la foto scattata all'animale selvatico da parte del 38enne di San Zeno, non ha molti dubbi: «Con ogni probabilità si tratta di un esemplare non in salute. Non guarda in faccia la persona che lo fotografa. I denti digrignati in quel modo, la coda tra le gambe e anche il fatto di essersi fatto avvicinare così tanto, fa pensare al fatto che non stesse bene. Potrebbe aver subito un incidente, magari a causa di un leggero urto laterale con un'automobile», ipotizza il veterinario. Dopo quest'ultimo episodio, preceduto da altre segnalazioni e diversi casi di predazione all'interno di aziende agricole nel territorio montebaldino, l'esperto raccomanda di adottare alcune importanti accortezze generali su come agire per convivere con il lupo anche da parte delle ditte zootecniche. «La sua presenza è ormai assodata. Non possiamo fare finta che non ci sia. Ma è possibile conviverci. Bestiame o altri animali delle aziende vanno sempre custoditi: anche i capi destinati allo smaltimento non vanno lasciati in aree isolate dove il carnivoro può accedere facilmente», sottolinea Pisani. «E non lasciare mai animali morti o morenti in zone senza alcuna protezione. Se infatti il lupo trova un luogo dove riesce a procurarsi del cibo con facilità è probabile che tenti di ritornarci». Per tutelare il bestiame e gli altri animali «è fondamentale collocare una recinzione elettrificata attorno all'area dove si trovano le bestie, in grado di precludere attacchi. Costano ma sono indispensabili. Le realtà agricole devono quindi in parte modificare la gestione dell'azienda e soprattutto non lasciare gli animali liberi e incustoditi o comunque facilmente attaccabili. Vale sia per quelli sani, che per quelli malati e anche morti». Serve quindi un cambio di approccio. «Anche perché», aggiunge Pisani, «un anatomopatologo forense è in grado con facilità di risalire alle cause della morte dell'animale dell'azienda e capire se è stato il lupo oppure se l'esemplare era già morto al momento dell'attacco». Sulla stessa lunghezza d'onda il giudizio di Luigi Molinari, zoologo del Parco Nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, all'interno del quale lavora anche come consulente del Wolf Apennine Center. «Fondamentale è non attirare mai i lupi con il cibo», ribadisce. «Gli animali selvatici devono rimanere tali. Il lupo in molte zone si sono abituati alla presenza di auto e persone e un atteggiamento di curiosità da parte loro è normale. Ma, ripeto, è importante non attirarli in alcun modo. Sulle misure da adottare da parte delle aziende zootecniche confermo che la prevenzione è la cosa migliore da fare: non facilitare la predazione ma renderla il più difficile possibile». •

Emanuele Zanini