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22.12.2019

Primi bandi per la Tav, due gare deserte

Treno ad alta velocità: solo una delle tre gare della tratta Brescia est-Verona è in fase di aggiudicazione
Treno ad alta velocità: solo una delle tre gare della tratta Brescia est-Verona è in fase di aggiudicazione

Due gare deserte e una in fase di aggiudicazione. È lo stato dell’arte dei primi bandi di gara ad evidenza pubblica europea indetti dal general contractor Cepav due per la costruzione della linea ferroviaria alta velocità/alta capacità nella tratta tra Brescia est e Verona. Dopo la prima gara andata deserta per la realizzazione della galleria naturale di Lonato, il 19 dicembre si è chiusa con uguale esito anche quella che riguarda l’esecuzione di opere a Peschiera del Garda tra la zona Frassino est e località Mano di ferro, vale a dire dalla galleria naturale di colle Baccotto fino al viadotto che dovrà essere costruito sul Mincio. Da Cepav due non arrivano conferme e informazioni sull’esito dei bandi, ma sul sito internet dove sono reperibili i documenti delle gare anche quella di Peschiera risulta «chiusa/deserta» come quella di Lonato. L’appalto di Peschiera ha un valore a base di gara di 57 milioni e 202mila euro (Iva esclusa) e oltre alla galleria naturale e al viadotto ferroviario comprende due trincee, due gallerie artificiali, un rilevato ferroviario e opere di completamento di tipo idraulico e viario. Il bando per cui si vocifera l’aggiudicazione (anche in questo caso non confermata da Cepav due) è relativo alle opere da realizzare a San Giorgio in Salici, frazione di Sona, tra le quali ci sono due trincee ferroviarie, due gallerie artificiali e una naturale, per un importo a base di gara di oltre 147 milioni di euro Iva esclusa (l’apertura delle offerte era fissata per il 26 novembre). Deserta, come ricordato, anche la gara per la galleria di Lonato, che finora ha l’importo più consistente di circa 205 milioni di euro. Nonostante la proroga concessa per la presentazione delle domande (con scadenza il 19 ottobre), nessuna impresa ha partecipato. Per questo la deputata veronese del M5s Francesca Businarolo, presidente della commissione Giustizia della Camera, ha presentato un’interrogazione ai ministri delle Infrastrutture e dell’Ambiente. «L’elevato valore dell’opera avrebbe dovuto consentire l’interessamento di una pluralità di aziende, non solamente nazionali ma anche internazionali», ha scritto la parlamentare, sottolineando come a suo parere sia «indispensabile conoscere se la mancanza di offerte sia dipesa da fattori legati alla predisposizione del progetto esecutivo o comunque da fattori imputabili al general contractor», indicando a titolo d’esempio «carenze progettuali che non hanno consentito alle ditte di partecipare» ma anche l’«eventuale scarsa remuneratività dei lavori da realizzare». Businarolo ha inoltre chiesto se al Governo o alla Commissione europea siano state presentate richieste per venir meno all’obbligo di affidare il 60 per cento dei lavori attraverso gara pubblica, se il general contractor e Rfi abbiano chiesto la modifica dell’accordo economico sottoscritto e se i ritardi nella realizzazione della galleria di Lonato possano comportare nuovi costi per lo Stato. Intanto da un paio di mesi sono iniziati i lavori di predisposizione e delimitazione dei cantieri, per cui il Coordinamento No Tav Brescia-Verona denuncia la mancanza di trasparenza e comunicazione verso i cittadini. Gli attivisti ricordano la prescrizione del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che ha previsto la creazione di un Osservatorio ambientale lungo la linea ferroviaria con una sede operativa sul territorio. Istituito a inizio anno, l’Osservatorio «deve stendere periodicamente un rapporto sulla situazione», ricorda il Coordinamento, sottolineando che dell’organismo fanno parte anche rappresentanti dei comuni di Lonato e Peschiera del Garda e chiedendo che venga aperta al più presto una sede locale di questo organismo. «Abbiamo mandato una lettera ai primi cittadini dei comuni coinvolti dal progetto chiedendo di attivarsi per tutelare i residenti e il territorio che rappresentano», continuano gli attivisti, «ma finora è arrivata solo la risposta del Comune di Peschiera del Garda che in modo laconico rimanda ogni titolarità e osiamo dire ogni responsabilità a Roma, al Ministero dell’ambiente». •

Katia Ferraro
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