L'opera

Posata la prima tubazione: è l’inizio del nuovo collettore del Garda

L’avvio dei lavori, in località Bosca a Lazise, del nuovo collettore  del lago di Garda FOTO PECORAPolitici e sindaci intervenuti all’inaugurazione del cantiere
L’avvio dei lavori, in località Bosca a Lazise, del nuovo collettore del lago di Garda FOTO PECORAPolitici e sindaci intervenuti all’inaugurazione del cantiere
L’avvio dei lavori, in località Bosca a Lazise, del nuovo collettore  del lago di Garda FOTO PECORAPolitici e sindaci intervenuti all’inaugurazione del cantiere
L’avvio dei lavori, in località Bosca a Lazise, del nuovo collettore del lago di Garda FOTO PECORAPolitici e sindaci intervenuti all’inaugurazione del cantiere

Unità tra i Comuni e coesione tra forze politiche per arrivare all'obiettivo condiviso della salvaguardia ambientale del lago di Garda.

Questo il messaggio lanciato ieri da sindaci e amministratori comunali, politici regionali e parlamentari che si sono riuniti al porto della Nautica Casarola, sul lungolago in località Bosca a Lazise, per inaugurare l'avvio del primo stralcio dei lavori di riqualificazione del collettore, il sistema di condotte per la raccolta e il trasporto dei reflui fognari al depuratore di Peschiera realizzato negli anni '70 e '80 tra le sponde veronese e bresciana. Infrastruttura idraulica che oggi presenta diverse criticità dovute all'usura.

Il primo stralcio interessa il tratto di costa compreso tra l'impianto di sollevamento di località Villa Bagatta a Lazise e località Ronchi in territorio di Castelnuovo, passando per il porto di Pacengo. Un segnale di unità reso visibile ieri da tante fasce tricolori («È un giorno importante per l'intero lago, grazie ai sindaci della sponda veronese che hanno messo da parte i campanilismi per guardare all'opera», ha detto a nome di tutti il sindaco di Lazise, Luca Sebastiano), dalla presenza dell'assessore all'Ambiente del Veneto Gianpaolo Bottacin, della presidente della Commissione ambiente e lavori pubblici della Camera Alessia Rotta (Pd) e dei colleghi Diego Zardini (Pd), Vania Valbusa (Lega), Anna Lisa Baroni (Forza Italia) e dell'europarlamentare Paolo Borchia. «Questo percorso iniziato dieci anni fa ha trovato il sostegno dei sindaci», ha sottolineato il presidente di Azienda gardesana servizi Angelo Cresco ricordando il suo predecessore Alberto Tomei che era solito presentarsi agli incontri istituzionali con alcuni pezzi deteriorati del collettore per mostrare l'urgenza di intervenire. Cresco ha auspicato che i finanziamenti disponibili vengano usati «presto e bene» (per ora la sponda veronese può contare su contributi per 44 milioni di euro, di cui 40 ministeriali su un totale preventivato per l'opera veronese di 116,5 milioni), ma ha anche ribadito l'appello affinché il collettore possa contare sui fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Un passo importante verso questo obiettivo l'ha fatto la Regione inserendo il progetto nelle schede delle opere candidate al Pnrr, ha ricordato l'assessore Bottacin. «I parlamentari ci hanno garantito il loro sostegno in questa battaglia», ha rimarcato Cresco, convinto che il Garda abbia tutte le carte in regola per entrare nel Pnrr essendo «uno dei bacini idro-potabili più importanti d'Europa». Il presidente di Ags ha poi affrontato il problema dell'aumento del costo delle materie prime che «diventa un pericolo vero per quest'opera». Un aumento definito «incontrollabile» che «rischia di mettere in crisi le nostre aziende, mentre noi rischiamo di trovarci aziende discutibili a vincere e poi bloccare i lavori: non possiamo fare appalti senza dare certezza alle imprese, che ci auguriamo siano serie, di poter vedere riconsiderati e riconosciuti gli aumenti delle materie prime» a partire dalle tabelle di riferimento regionali «che non sono purtroppo in grado di recepire questi aumenti».

«Il collettore è un'opera fondamentale per l'aspetto ambientale del Garda, da cui discendono quello turistico ed economico», ha osservato Rotta ricordando il ruolo avuto assieme ad altri parlamentari e all'attuale ministra Mariastella Gelmini nell'ottenimento, nel 2017, del contributo statale di 100 milioni (di cui 60 per la parte bresciana). «Spesso il nostro lago è stato dimenticato, anche a livello nazionale», ha riconosciuto Rotta, rimarcando proprio per questo l'importanza di «quel primo contributo avuto dall'allora governo Renzi, poi Gentiloni, che ha fatto sì che questo progetto atteso da anni non rimanesse sulla carta». Non poteva mancare lo sguardo all'altra sponda del lago, a cui anche Bruno Fanton, presidente di Ato Veronese (ente che governa il servizio idrico integrato dei Comuni della provincia di Verona) ha rivolto l'invito a ritrovare l'unità. «Confidiamo nella rapidità dell'ultimazione dell'opera, perché se non sarà completata non potrà essere funzionale ed efficiente», ha sottolineato.

Una buona notizia in tal senso l'ha annunciata il sindaco di Castelnuovo Giovanni Dal Cero in qualità di presidente dell'Associazione temporanea di scopo Garda Ambiente: «Il commissario straordinario nominato per la sponda bresciana, prefetto Attilio Visconti, sta procedendo con celerità: l'obiettivo è arrivare al progetto definitivo entro ottobre 2022 e alla conclusione di tutte le pratiche entro marzo 2023». La scelta di collocare i depuratori a Gavardo e Montichiari pare irrevocabile: saranno gli impianti che permetteranno di rendere indipendente il collettore bresciano da quello veronese, a eccezione di Desenzano e Sirmione che continueranno a confluire al depuratore di Peschiera.•.

Katia Ferraro