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20.03.2019

Ritorna anche lo spettro della camorra

Il rientro in Italia di Salvatore Longo a Ciampino, latitante da 7 anni e condannato a 8 anni e sei mesi
Il rientro in Italia di Salvatore Longo a Ciampino, latitante da 7 anni e condannato a 8 anni e sei mesi

Non c’è solo la presenza della mafia russa ad impensierire gli investigatori della Direzione investigativa antimafia. Continua ad esserci anche la camorra, vecchia conoscenza delle Forze dell’ordine in riva al lago. La presenza di esponenti della criminalità organizzata campana era stata segnalata già alla fine degli anni ’80 e, purtroppo, non si è mai dissolta come dimostrano le indagini di questi ultimi anni. Resta il fiore all’occhiello degli inquirenti anti mafia risalente allo scorso anno quando gli investigatori della Dia individuarono in Messico e arrestarono il quarantacinquenne Salvatore Longo. Che fece ritorno in Italia e fu trasferito in cella. Il napoletano, difeso dall’avvocato Luca Tirapelle, era accusato di aver applicato tassi usurai in concorso con altre due persone ad un imprenditore veronese, arrivando a chiedere alla sua vittima fino al 204% per cento annuo di interessi. Longo era accusato anche di estorsione per fatti verificatisi a Peschiera del Garda, Calvisano e Desenzano tra il 2005 e il marzo del 2009. La condanna risale all’otto marzo 2011 ma, una volta che la sentenza passò in giudicato, lui aveva già fatto perdere le sue tracce e si era trasferito prima negli Usa poi in Messico. E fu proprio nella città di Tijuana che gli agenti della Dia lo rintracciarono e lo arrestarono il 25 gennaio 2018. «Le accuse a suo carico», riporta la relazione semestrale della Dia, «sono stati commessi nelle province di Verona e Brescia a danno di numerosi commercianti del settore dell’abbigliamento per conto del cartello napoletano noto come alleanza di Secondigliano (quartiere di Napoli ndr)». La relazione della Dia relativa al primo semestre del 2018 evidenzia poi come nella nostra regione più in generale «continuano ad operare anche referenti di clan camorristici, prevalentemente attivi nel riciclaggio di capitali illeciti». E il lago di Garda è da sempre terra fertile di questi insediamenti malavitosi. «In tutta la regione», sostiene ancora la Dia, «il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti restano tra le principali manifestazioni della criminalità comune con il coinvolgimento di stranieri». Per adesso, però, non si vedono accordi tra i vari «cartelli», operanti nel mondo dello spaccio: «Al momento», continua la relazione, «non si rivelano collegamenti tra sodalizi di origine extracomunitaria». D’altro canto si parla della presenza della camorra sul lago di Garda già dal 2007. Anche in quell’anno, gli investigatori della Dia nella loro relazione rivelarono senza tanti giri di parole della presenza di un centro logistico e di assistenza per il clan Licciardi proprio in riva al lago di Garda. D’altro canto anche il libro «Gomorra» di Roberto Saviano parlava espressamente delle attività camorristiche legate al settore dell’abbigliamento in pelle anche in riva al lago oltre alla presenza di magazzini a Francoforte in Germania. Altro fatto da non dimenticare l’arresto di Vincenzo Pernice il cognato di Piero Licciardi appartenente ad una delle più potenti famiglie di camorra fino a quando un’operazione non la smantellò. L’operazione avvenne nel 2005 e da quell’operazione, gli agenti della Dia scoprirono gli agganci di Pernice con altri personaggi presenti sul lago di Garda. Il resto è storia di questi ultimi mesi con l’arresto in Messico di Salvatore Longo nell’ambito di un’indagine sull’usura . •

G.CH.
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