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07.12.2019

Polizia, intitolata l’aula scuola guida

La targa dedicata ad Antonio e Fabio Maritati FOTO PECORA
La targa dedicata ad Antonio e Fabio Maritati FOTO PECORA

Da ieri un altro pezzo della Scuola allievi agenti della Polizia di Stato di Peschiera del Garda porta il nome di chi, per la Polizia e i valori che rappresenta, ha sacrificato se stesso e non solo. L’aula scuola guida è stata intitolata ad Antonio e Fabio Maritati, nel quarantesimo anniversario della morte di quest’ultimo. Era il 21 dicembre 1979 quando Fabio, diciottenne, venne ucciso sotto casa mentre parcheggiava l’auto del padre, poliziotto dirigente della Squadra mobile di Verona. Fu uno scambio di persona: le pallottole erano destinate al padre, impegnato nella lotta alla criminalità organizzata e al traffico di stupefacenti. Grazie alla collaborazione di alcuni pentiti si arrivò agli esecutori del delitto, ma non ai mandanti: fu arrestato e indagato anche un poliziotto, Carmelo Borruto, assolto per insufficienza di prove (ma in seguito condannato per l’omicidio di due imprenditori). Prima di scoprire la targa, su cui è impressa la foto di Antonio e Fabio sorridenti, c’è stata una cerimonia nell’aula magna dedicata ad altri due martiri laici, i poliziotti Massimiliano e Davide Turazza, la cui memoria è portata avanti dalla madre Maria Teresa, che ieri ha partecipato alla commemorazione cantando nel coro di Casetta Maritati, realtà aggregativa che si trova vicino al luogo in cui fu ucciso Fabio. Tra i presenti il questore Ivana Petricca, l’ex procuratore Guido Papalia, il comandante della Polizia stradale Girolamo Lacquaniti, il senatore Vincenzo D’Arienzo, l’assessore del Comune di Verona Marco Padovani e rappresentanti dell’Anps. «Il nostro è un servizio così pieno che porta dentro tutta la famiglia e quanto accaduto a Fabio ne è la dimostrazione estrema», ha detto il direttore della Scuola Gianpaolo Trevisi rivolgendosi ai 118 agenti in prova del 206° corso che ieri hanno vissuto il loro ultimo giorno di formazione prima della partenza per i reparti cui sono stati destinati. A loro è andato l’augurio per il futuro nel «ricordo di chi non c’è più», perché «non esistono libri che insegnano la passione, il senso del dovere e di appartenenza». Passione esemplificata da Eleonora Maffezzoli, che ha seguito le orme del nonno Antonio (mancato nel 2001) e oggi è viceispettore alla Direzione centrale dell’immigrazione di Roma. «Le nostre vite sono state segnate da un fatto tragico, nemmeno l’epilogo giudiziario ha messo fine a un dolore che ci ha accompagnato sempre», ha ricordato la nipote lasciando spazio alla speranza incarnata dalla «storia di una famiglia che ha creduto in un bene più grande del proprio». Solo così il sogno di Fabio, «che voleva diventare poliziotto come suo papà», continua a vivere in lei. A legare la loro storia familiare alla Scuola di polizia è anche un pezzo della carriera di Antonio Maritati, che prima di entrare nella Polizia stradale e nella Squadra mobile scaligera, prestò servizio nella caserma di Peschiera, 15° Reparto mobile della Polizia di Stato. •

Katia Ferraro
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