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20.06.2019

Chirurghi in sala operatoria col robot per gli interventi di protesi al ginocchio

Intervento di protesi al ginocchio con il robot all’ospedale di Peschiera
Intervento di protesi al ginocchio con il robot all’ospedale di Peschiera

Anche all’ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda è arrivata la tecnica robotica «Mako» per realizzare interventi chirurgici per l’impianto di protesi al ginocchio e all’anca. Introdotta dallo scorso dicembre, al momento viene applicata solo per le protesi al ginocchio dall’equipe specializzata formata dai dottori Fabrizio Lugli, Anna Maria Barzoi e Marco Ceschi, che affiancano la nuova tecnica alla chirurgia tradizionale. Rispetto a quest’ultima, con il robot Mako l’impianto protesico viene applicato con maggiore accuratezza grazie alla precisione garantita dalla tecnologia. Questo è possibile perché in fase preoperatoria viene creato un modello dell’articolazione sulla base di una Tac tridimensionale che permette di progettare al computer il tipo di impianto e di elaborare successivamente le istruzioni chirurgiche da fornire durante l’intervento al braccio robotico, guidato durante l’operazione anche dalle rilevazioni effettuate con un sistema di telecamere a infrarossi. Questo tipo di mappatura sul ginocchio del paziente garantisce un intervento personalizzato che consente di rimuovere con precisione la minore quantità di osso, in modo da ristabilire il corretto asse della gamba, ma anche di preservare i tessuti periarticolari. In sala operatoria il braccio robotico viene gestito costantemente dal chirurgo, a cui però non è consentito sbagliare perché anche il minimo errore viene bloccato dalla resistenza del robot. «La possibilità di variazione è di decimi di millimetro», spiega il dottor Ceschi, «questa maggiore accuratezza si traduce in una maggior durata della protesi e in un minor tempo di ripresa delle normali attività». La tecnica Mako è mini-invasiva: riducendo l’incisione si riducono anche sanguinamento e dolore. La precisa fresatura dell’osso contente il corretto alloggiamento dell’impianto protesico e al paziente di sentirsi come prima dell’instaurarsi della patologia che lo ha costretto alla protesi. «Utilizzando questa tecnica», aggiunge il dottor Lugli, «si riescono a tenere sotto controllo, sia in fase di programmazione che di esecuzione dell’intervento, tutti gli aspetti relativi alla massima precisione nel posizionamento della protesi, ottenendo vantaggi non solo sulla qualità dell’impianto ma anche sui tempi di ospedalizzazione e recupero per il paziente». La tecnologia è nata negli Usa nel 2006 e da allora si è diffusa in tutto il mondo. «In Italia», fa sapere Ceschi, «ci sono circa 15 centri nei quali viene applicata, di cui tre nel Veneto (nel Veronese anche alla Clinica San Francesco, ndr)». In questi sette mesi all’ospedale Pederzoli sono stati eseguiti 14 interventi di chirurgia protesica al ginocchio con il robot Mako, una piccola parte rispetto agli oltre quattrocento eseguiti con tecnica tradizionale nel 2018. Per ora, infatti, solo alcuni pazienti sono selezionati per l’operazione con Mako, non essendo il macchinario ancora in dotazione stabile nel l’ospedale. •

Katia Ferraro
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