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26.01.2020

Assolto l’ex capitano Mario Marino «È la fine di un incubo durato 4 anni»

L’ex capitano Mario Marino
L’ex capitano Mario Marino

L’ex comandante dei carabinieri di Peschiera, Mario Marino è stato assolto dall’accusa di millantato credito con la formula del «fatto non sussiste» dalla corte d’appello di Bologna. Una vittoria giudiziale su tutto il fronte per l’ex ufficiale, congedatosi quattro anni fa dall’Arma. La procura di Modena aveva indagato l’ex capitano, trasferito nella città emiliana come comandante del Nucleo operativo, per corruzione nell’ambito dell’operazione chiamata «Intoccabili». Per l’ex capitano l’accusa era di corruzione per atti contrari a doveri d’ufficio e corruzione per atti d’ufficio, in concorso. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti modenesi, Marino in qualità del suo ruolo di capitano (prima del congedo), in concorso con Giuseppe Cucinotta, brigadiere del suo reparto operativo sarebbe stato corrotto da un imprenditore modenese. In pratica, sosteneva l’accusa, in cambio di alcuni favori da parte dell’imprenditore come la riparazione gratuita dell’auto del figlio, l’ex ufficiale in servizio nel Veronese gli avrebbe garantito il suo interessamento per una disputa fiscale dello stesso imprenditore davanti all’Agenzia delle entrate. In realtà, Marino aveva solo promesso il suo intervento senza poi mai digitare il numero di dirigenti e impiegati di quell’ufficio tributario così come poi hanno testimoniato gli stessi impiegati. Ciononostante, in primo grado, Marino fu condannato ad un anno ma non per corruzione come ipotizzato dalla procura emiliana ma per millantato credito. Un verdetto che, però, è stato subito appellato dai difensori, gli avvocati Nicola Avanzi di Verona e Massimiliano Iovino di Bologna. Il ricorso ai giudici di secondo grado ruotava sulla nullità della sentenza del gup modenese proprio perché aveva cambiato l’imputazione, impedendo ai legali d’impostare la nuova strategia della difesa in base alla nuova accusa. Nella sentenza del 21 gennaio, i giudici della corte d’appello di Bologna sembrano aver «bypassato» i motivi d’appello della difesa e hanno giudicato nel merito la condotta di Marino perfettamente in linea con la legge, assolvendolo con la formula del «fatto non sussiste». Si tratta della fine di un incubo per l’ex capitano durato poco più di quattro anni. «Mi ha fatto molto male», esordisce, «vedere coinvolta nella mia vicenda l’Arma dei carabinieri che ho servito per 32 anni». È stato un periodo particolarmente duro per Marino: «Avevo tantissimi amici», continua, «che una volta saputo dell’indagine, mi hanno girato le spalle. Alcuni addirittura cambiavano marciapiede non appena mi incrociavano per strada». Una mortificazione che l’ex comandante di Peschiera non ritiene di meritare: «In molti», puntualizza, «si sono dimenticati di tutto ciò che ho fatto durante i miei quattro anni in servizio a Peschiera insieme ai miei collaboratori». E cita i risultati uno per uno: «Abbiamo liberato la Regionale 11 dalla prostituzione, abbiamo arrestato più di mille persone, abbiamo chiuso 48 laboratori clandestini su 55 presenti a Castelnuovo del Garda, ho scritto un regolamento per reprimere schiamazzi e disturbi alla quiete nei Comuni lacustri poi ripreso dall’ex prefetto Perla Stancari per la provincia. Abbiamo allontanato anche centinaia di venditori ambulanti dalle spiagge e, infine, abbiamo risolto un duplice omicidio nel giro di quattro giorni, avvenuto a Carpi ma con epilogo nelle acque del lago (i coniugi Bellarosa uccisi nel 2010 dal figlio Daniele ndr)». L’indagine e la condanna in primo grado a Modena «hanno evaporato la mia vita professionale: ero stato assunto all’epoca dalla Fondazione della Cassa di risparmio e sono stato costretto a lasciarla proprio alla luce dell’indagine a mio carico». Ora, però, la rivincita giudiziale: «Continuo a ricevere whatsapp e messaggi di ex colleghi che mi esprimono la loro soddisfazione per la mia assoluzione a Modena». E per il futuro? « Ora voglio prendermi un periodo di riposo e di riflessione per decidere come ripartire». •

Giampaolo Chavan
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