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28.03.2020

Alla Pederzoli 64 pazienti con il virus

L’ospedale Pederzoli a Peschiera
L’ospedale Pederzoli a Peschiera

Katia Ferraro L’ospedale Pederzoli di Peschiera è in continua evoluzione per adattare e ottimizzare gli spazi destinati ad accogliere i pazienti affetti da Covid-19 e creare percorsi ad hoc di diagnosi e cura. Nell’ultimo piano di potenziamento trasmesso dalla casa di cura (struttura privata accreditata al sistema sanitario regionale) all’Ulss9 per far fronte all’emergenza sanitaria, sono 92 i posti letto destinati ai pazienti Covid: tutti i 12 della terapia intensiva, 34 nell’area semintensiva del reparto di pneumologia e 46 nell’area di medicina a indirizzo respiratorio, dove si trovano i casi meno gravi. A ieri i pazienti Covid ricoverati erano 64 (5 in più di giovedì), di cui 47 accertati e 17 in isolamento in attesa dell’esito del tampone ma con un quadro diagnostico compatibile con la patologia portata dal virus Sars-Cov-2. L’età media dei ricoverati è di 66 anni, con il più giovane di 41 e il più anziano di 93. Il 25% arriva dalla Lombardia, prevalentemente dal basso lago bresciano e dal Mantovano. Dei 64 ricoverati, 9 sono in terapia intensiva, 24 in area semintensiva respiratoria e gli altri nell’area di medicina. Un notevole dispiegamento di spazi ottenuto dimezzando gli altri reparti. «Abbiamo unito tutte le chirurgie in un unico reparto e destinato il resto ai pazienti Covid», spiega Gianluca Gianfilippi, direttore sanitario dell’ospedale. Per i pazienti colpiti da infarto o ictus che necessitano di terapia intensiva continuano a essere a disposizione l’Utic (Unità di terapia intensiva coronarica) e la neurologia d’urgenza all’interno dei rispettivi reparti. «Tutte le reti cliniche dell’infarto, dell’ictus, della traumatologia e della chirurgia della mano sono perfettamente funzionanti», precisa Gianfilippi, «hanno posti letto dedicati e ci è stato chiesto di dedicarci di una parte di territorio più ampia visto che l’ospedale di Villafranca è tutto dedicato all’emergenza Covid. Abbiamo poi chiuso l’attività programmata, tenendo solo quella in ambito oncologico». Azzerati come negli altri ospedali gli accertamenti diagnostici non prioritari, ma anche le visite private. ACCESSI DIVISI. Per evitare rischi di contagio sono stati creati percorsi separati per pazienti Covid o sospetti tali non solo per accedere al pronto soccorso, ma anche tra il pronto soccorso e una delle stanze per la Tac destinata esclusivamente a diagnosticare polmoniti da Covid. Non solo. «Occuparci di un territorio più ampio abbiamo potenziato l’Unità di ostetricia e ginecologia aggiungendo dieci posti letto e creando un percorso per le mamme Covid o sospette tali dove c’è tutto: degenza, travaglio, sala parto e nido dedicati», dice il direttore sanitario. RIABILITAZIONE. Per seguire al meglio i pazienti Covid in via di guarigione e liberare spazi preziosi per i casi più gravi è stata messa in campo un’accortezza in più, destinando il reparto di medicina riabilitativa a questo scopo. «Per fortuna una parte di pazienti migliora, abbiamo iniziato a estubarne qualcuno e altri li abbiamo dimessi», prosegue Gianfilippi. «Molti di quelli che escono dalla fase critica sono stremati, spesso terrorizzati, per questo abbiamo pensato di dedicare una sezione di riabilitazione dedicata al recupero motorio e anche psicologico. Partiremo dalla prossima settimana con 12 posti e contiamo di arrivare a 20. Nel frattempo abbiamo trasferito i pazienti della riabilitazione al Centro riabilitativo di Marzana». Per garantire il contatto con i familiari alle persone più anziane o che non hanno cellulari e devono rimanere in isolamento l’ospedale si è dotato di sei tablet, che saranno integrati con altri dieci donati da un benefattore. Quanto al personale sanitario, anche qui si sono registrati casi di positività, mentre negli ultimi giorni sono partiti i tamponi a tappeto per tutti, con i primi 500 eseguiti su un totale di circa 800 dipendenti. •

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