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01.12.2015

«Alcol e cancro, legame
che nessuno racconta»

Al tavolo di un bar. Il Veneto è in testa quanto a consumo di alcol
Al tavolo di un bar. Il Veneto è in testa quanto a consumo di alcol

Un bicchiere di vino rosso a pasto è davvero un toccasana per la salute? No, secondo il dottor Gianni Testino, epatologo, vicepresidente della Società italiana di alcologia, referente dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e direttore del Centro alcologico regionale della Liguria. Non solo «è una bufala», afferma, «ma l’informazione onesta dovrebbe dire che con questo dosaggio si favorisce l’insorgenza di quattordici tipi di tumore».

Cancro a livello della cavità orale e poi faringe, laringe, esofago, intestino, fegato e pancreas, ma le più colpite dall’etanolo (alcol etilico) sono le mammelle. «Già a bassissimi dosaggi», spiega Testino, «ovvero tre unità alcoliche alla settimana, siano tre bicchieri di vino, tre birre medie o tre aperitivi». Una scoperta scientifica? Macché. L’evidenza medica e la ricerca lo confermano da tempo, a mancare, forse per interessi incrociati, azzarda il medico ligure, sarebbe la divulgazione dei dati. Testino è stato ospite della giornata promossa dall’Acat Baldo-Garda (Associazione club alcologici territoriali) a Peschiera, con un intervento volto a spiegare come anche il «bere moderatamente» sia un nemico della salute. «L’etanolo è un potente cancerogeno», osserva Testino, «nelle settimane scorse c’è stato clamore mediatico sulla carne rossa, che in realtà rientra nel primo gruppo per cancerogenicità solo se sottoposta a particolari processi di lavorazione e cottura, mentre l’etanolo è nel gruppo uno come l’asbesto e il benzene».

L’effetto positivo del consumo di vino sarebbe legato alla presenza del resveratrolo, un fenolo contenuto nella buccia dell’acino d’uva a cui sono attribuite proprietà antiossidanti, antiinfiammatorie e benefiche per l’apparato cardiocircolatorio. «Se volessimo beneficiare del resveratrolo», fa notare Testino, «dovremmo bere duecento litri di vino al giorno». Un paradosso: per ottenere questi risultati basta tenere sotto controllo il proprio stile di vita con alimentazione, attività fisica e un ciclo veglia-sonno regolare. «Quando una sostanza è tossica non ha senso scientificamente e concettualmente proporla per la salute», insiste il medico. Non bisogna cadere nel tranello del bere bene moderatamente. Certo», ammette, «passare questo concetto in una società alcolica come la nostra non è semplice».

Testino passa ai dati: il consumo di 10 grammi di etanolo al giorno (un po’ meno di un bicchiere di vino, di una birra media o di un aperitivo), aumenta il rischio di cancro alla mammella del 7 per cento, con tre bicchieri le probabilità salgono al 50%. Le statistiche dicono anche che rispetto al 1970 il consumo pro capite all’anno di alcol è notevolmente ridotto, pur rimanendo alta la percentuale di consumatori moderati: in Veneto consuma alcol l’80% della popolazione maschile, il 60% di quella femminile. Tra questi il 27,4% degli uomini e il 10% delle donne rischia di sviluppare malattie psico-fisiche da alcol, anche se consumatori moderati.

Il dato più preoccupante riguarda i giovani: il 15% dei ragazzi veneti fra gli 11 e i 15 anni consuma bevande alcoliche, nell’ultimo mese lo ha fatto il 50% dei ragazzi e il 25% delle ragazze tra i 16 e i 18 anni. «In Italia l’alcol è il terzo fattore di morte e di disabilità, il primo al di sotto i 24 anni (tra incidenti stradali e malattie, ndr)», aggiunge Testino, ricordando l’effetto di qualche sporadica «sbornia» sul fisico di un giovane: infiammazione del cervello per 10 mesi, con conseguente riduzione di memoria e apprendimento e riduzione passeggera della fertilità e della funzionalità epatica. Danni che possono diventare permanenti all’aumentare degli «sballi». L’epatologo è netto: «Chi dà da bere a minorenni è un pusher».

Katia Ferraro
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