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25.05.2020 Tags: Lazise

Occhi puntati sulla torre di Movieland

Sul calendario è segnato venerdì 12 giugno come data della possibile riapertura di Caneva Aquapark, il parco acquatico di CanevaWorld Resort di Lazise. Se la data sarà confermata, se il primo fine settimana di apertura darà presenze confortanti e, soprattutto, se arriverà il via libera nazionale e regionale, a ruota potrebbe riaprire anche Movieland, il parco del gruppo dedicato al mondo del cinema, che prima dell’emergenza sanitaria si stava preparando a inaugurare la stagione presentando una nuova area a tema spaziale. La voglia di aprire rischia in parte di essere rovinate da un nuovo grattacapo per la società della famiglia Amicabile. Sull’area in costruzione, non ancora completata, sono in corso accertamenti da parte degli uffici del Comune di Lazise per verificare se quanto finora realizzato sia stato autorizzato. I CONTROLLI sono scattati quando tutta Italia era ferma ad eccezione dei lavoratori che dovevano garantire servizi essenziali. A catturare l’attenzione della polizia locale è stato il viavai di camion diretti al parco nel periodo in cui i cantieri dovevano essere sospesi. Da un primo sopralluogo sarebbero emerse delle irregolarità che ora sono in attesa di essere meglio definite dall’Ufficio edilizia privata e urbanistica del Comune. NEI PROGETTI la nuova area spaziale offrirà tre attrazioni, tra cui le due principali «Space Mission Orbit», che ricorda una rampa di lancio con la sparata in alto della navetta e la successiva caduta a terra, e la «Space Mission Mars», che simula un viaggio verso Marte con differenti livelli di forza di gravità. L’investimento è di circa 3 milioni di euro (nel 2019 il fatturato del gruppo ha sfiorato i 16 milioni), ma una parte della spesa di Space Mission Mars è probabile slitti al prossimo anno: da un lato per effetto della crisi economica, dall’altra perché è su questa attrazione che stanno vertendo le verifiche. L’imprenditore Fabio Amicabile, amministratore delegato di CanevaWorld Resort, racconta la sua versione dei fatti: «A causa dell’emergenza sanitaria il Comune è rimasto chiuso due mesi, impedendoci di formalizzare il pagamento degli oneri per ritirare il permesso di costruire. Durante il lockdown abbiamo ottenuto l’autorizzazione dalla prefettura di Verona per portare avanti i lavori di manutenzione del parco». TRA GLI INTERVENTI, illustra Amicabile, c’erano ad esempio la sostituzione di una tubatura del gas e la messa in sicurezza della monorotaia che la scorsa estate era ceduta in un punto facendo cadere da circa due metri d’altezza due carrozze del trenino, causando il ferimento di sette persone. Ma nelle scorse settimane si è lavorato anche per realizzare le nuove attrazioni: oltre all’assemblaggio (autorizzato) della «Space Mission Orbit», la torre metallica bianca che ha attirato la curiosità di molti, è iniziata la costruzione della struttura della vicina «Space Mission Mars», di cui al momento si vedono un reticolo metallico e delle parti in muratura bianca. «ABBIAMO DOVUTO attendere quattro mesi solo per avere il parere ambientale, a volte si è portati a iniziare prima i lavori. È l’ennesimo esempio di come l’Italia abbia bisogno di essere sburocratizzata», si sfoga l’imprenditore. Le esigenze dei privati, si sa, a volte non collimano con i tempi della burocrazia. Barbara Zanetti, assessore lacisiense all’urbanistica e all’edilizia privata, pone il problema sotto un altro punto di vista: «Queste strutture, siano parchi tematici o grandi strutture ricettive, dovrebbero fornirci un piano di valenza almeno quinquennale: presentare la richiesta sei mesi prima senza avere una progettazione complessiva dell’intero ambito di insediamento e del suo sviluppo futuro, diventa difficile per chi ambisce ad avere autorizzazioni in tempi celeri e anche per noi diventa una corsa contro il tempo». •

Katia Ferraro
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