L’OMICIDIO DI CALMASINO

Nell’autopsia rilevati sul corpo di Chiara «molti traumi interni»

Il medico legale ha ora 60 giorni per depositare le conclusioni. La ragazza potrebbe essere stata colpita con pugni all’addome
Fiori davanti alla palazzina dell'omicidio, Chiara Ugolini e i carabinieri sul luogo del delitto domenica sera
Fiori davanti alla palazzina dell'omicidio, Chiara Ugolini e i carabinieri sul luogo del delitto domenica sera
Fiori davanti alla palazzina dell'omicidio, Chiara Ugolini e i carabinieri sul luogo del delitto domenica sera
Fiori davanti alla palazzina dell'omicidio, Chiara Ugolini e i carabinieri sul luogo del delitto domenica sera

«Molti traumi interni». Per ora di certo c’è soltanto questo, dall’esito dell’autopsia sul corpo di Chiara Ugolini, ammazzata dal vicino di casa domenica pomeriggio a Calmasino. È stata un’autopsia lunghissima e dettagliata. Iniziata con l’acquisizione delle impronte digitali della vittima e finita con le provette ed i vetrini inviati al laboratorio analisi. Ha 60 giorni di tempo, la dottoressa, per depositare gli esiti. Ci sono anche altri dettagli, ma non vengono resi noti per non dare materiale utile alla difesa del suo assassino, che al giudice che lo ha interrogato, non ha risposto.

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Un’autopsia accurata. Non ha voluto trascurare alcun dettaglio la dottoressa Giovanna Del Balzo, persino le impronte digitali ha voluto repertare, esame che di solito si fa soltanto se non è certa l’identità di una vittima. Poi da sotto le unghie il medico legale ha prelevato campioni di materiale. Emanuele Impellizzeri, l’accusato dell’omicidio, è stato trovato con graffi su braccia e volto, quindi è probabile che sotto le unghie di Chiara ci siano tracce della pelle dell’uomo.
Ci sono ancora tanti dubbi da chiarire sulle cause del decesso di Chiara, ventisettenne dottoressa in Scienze politiche che lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento di Garda, ammazzata dal un vicino di casa, Impellizzeri, trentottenne, che aveva limitazioni di libertà dopo la scarcerazione. Aveva passato tre anni in carcere per rapina. E quello non era il suo unico precedente.

 

L’uomo che abita con moglie e figlioletta nella stessa palazzina dove Chiara viveva con il suo compagno, Daniel Bongiovanni, domenica pomeriggio è piombato a casa della ragazza che era da sola, saltando dalla finestra del giro scale sul balcone della coppia.

 


Il medico legale Del Balzo ha effettuato prima l’esame esterno del corpo. Un esame che era stato eseguito nell’immediatezza dell’omicidio da un medico legale estraneo all’Istituto di Medicina Legale della nostra università.
Il cadavere di Chiara aveva piccolissime ecchimosi sul volto, sui polsi, ma nulla di così evidente da poter essere indicato come causa o concausa del decesso.

 

Chiara è morta per quei traumi interni? O c’è dell’altro? Saranno gli esami tossicologici a fornire risposta a questa domanda.

 

Resta da capire come Impellizzeri abbia procurato quei «traumi interni». Resta da capire perchè dopo abbia messo del liquido velenoso in corpo a quella ragazza. Ed il liquido che l’uomo le ha fatto ingerire, imbevendo poi anche uno straccio della stessa sostanza e ficcandolo in bocca alla povera ragazza non era candeggina, come si era ipotizzato in un primo momento, ma uno sturante per lavandini a base di glicole etilenico, un liquido inodore, almeno per gli umani, dal sapore dolce e alcolico simile ad un liquore e per questo dal sapore gradevole, ma anche estremamente tossico per tutti gli animali e per l'uomo.

 


«Molti traumi interni», rieccheggia l’unico dato che il sostituto procuratore Eugenia Bertini ha voluto dare alla stampa. Provocati come? E soprattutto, il carnefice è stato così attento da riuscire a non lasciare segni sul corpo della ragazza che era in slip, reggiseno e top, quindi semivestita. Qualsiasi colpo, una scarpata, un pugno, avrebbero lasciato segni più evidenti su quel corpo anche se era scolpito dallo sport. Ma era pur sempre il corpo di una donna.

 

La casa della coppia, quando è entrato Bongiovanni era in ordine, non era a soqquadro. Deve essere stato tutto fulmineo.

 

L’imputato ha detto di aver visto la ragazza e di aver sentito un «impulso inspiegabile di raggiungerla». Ma per quale ragione non ha suonato il campanello di casa? Era il suo vicino da anni, non c’era stato mai uno screzio, avrebbe potuto inventare una scusa qualsiasi per farsi aprire la porta.


Perchè entrare da una finestra aperta sul giro scale e poi saltare da lì al balcone della coppia, correndo due rischi: quello di essere visto da qualcuno in transito o da altri condomini e quello di cadere di sotto.

 

Oppure, questa storia dell’«impulso» non è che l’ennesima “balla“ inventata da Impellizzeri. Forse l’uomo era saltato nell’appartamento per commettere un furto e non si aspettava di trovare la ragazza in casa. Se l’è trovata davanti, e a quel punto magari davvero l’ha spinta mandandola a terra e poi lei avrà tentato di urlare, forse le ha sferrato un pugno alla bocca dello stomaco, di quelli che ti lasciano senza fiato, e poi un altro ancora fino a quando lei senza sensi sarà rimasta a terra.

 

Poteva finire lì, correre il rischio che si riprendesse e lo denunciasse? La mentre criminale è andata oltre: l’uomo ha preso il liquido per sturare i lavandini e glielo ha buttato in gola e poi lo straccio imbevuto della stessa sostanza in bocca, per farla soffocare.

Alessadra Vaccari