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05.06.2019

Moria di pesci, si esclude l’inquinamento

Alcuni pesci morti sul lungolago
Alcuni pesci morti sul lungolago

Il Servizio tutela faunistico ambientale della Provincia di Verona prende in mano il timone sul caso dei pesci morti avvistati a decine lungo la costa del basso e medio lago veronese. Ieri Ivano Confortini, biologo a capo del settore, è andato in perlustrazione sul territorio gardesano accompagnato da un agente della polizia provinciale per prelevare campioni di pesci morti da inviare all’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Come altri anni in cui si è verificato il fenomeno, anche questa volta le ipotesi avvalorate sono quelle che Confortini ha anticipato lunedì a L’Arena, ovvero che le morti – che hanno interessato quasi esclusivamente pesci della famiglia dei ciprinidi e tra questi soprattutto scardole – siano imputabili allo stress post riproduttivo di questi esemplari. «In passato l’Istituto zooprofilattico di Brescia aveva già fatto analisi di questo tipo, confermando che i pesci erano morti per infezioni causate dai batteri pseudomonas e aeromonas, normalmente presenti nell’acqua ma che aumentano alla fine del periodo primaverile con l’aumento della temperatura e del carico organico nelle acque», spiega Confortini. L’altra ipotesi è che qualche pescatore abbia catturato le scardole nelle reti e le abbia rilasciate dato il loro scarso valore commerciale. «Visto che pesci morti sono stati trovati anche sulla costa lombarda, Brescia ha disposto nuove analisi e le confronteremo. Facciamo tutta la prassi perché non si dica che stiamo fermi», aggiunge Confortini, rispondendo a Lorenzo Albi di Legambiente Verona, che ha ammonito i «soggetti controllori» invitandoli a verificare le cause del fenomeno senza fermarsi davanti al fatto che si verifica tutti gli anni. «La scardola è il pesce più tollerante che ci sia: se la causa fosse l’inquinamento, non solo vedremmo molte più scardole morte, ma sarebbero morti anche i pesci di altre specie», aggiunge Confortini. Accanto alle analisi che verranno eseguite sugli esemplari prelevati, si attendono quelle biologiche sui campioni d’acqua prelevati domenica da una squadra di Arpav lungo il Mincio, dove pure sono stati trovati numerosi pesci morti fra i canneti. «Le analisi che facciamo di routine sulla qualità dell’acqua non hanno rilevato nulla, i risultati di quelle fatte per questo problema li avremo a giorni», fa sapere Giorgio Franzini, responsabile dell’Ufficio lago di Garda di Arpav. •

K.F.
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