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26.05.2019

Antenna abbattuta, il Comune deve pagare

Il traliccio installato e poi demolito a Tratto Spino
Il traliccio installato e poi demolito a Tratto Spino

Non sono ancora finite le liti giudiziarie legate alla tanto discussa antenna delle telecomunicazioni di Tratto Spino, abbattuta ormai due anni e mezzo fa. L’ultimo capitolo della lunga e intricata questione giudiziaria, ha visto il Comune di Malcesine condannato a pagare oltre 168mila euro di danni all'azienda G8H, che aveva realizzato il traliccio per garantire un segnale di ricezione forte e stabile in quota sul Baldo. La sentenza del tribunale di Verona contro l'ente comunale, risalente a gennaio, ha avuto un seguito ancora una volta negativo per il municipio, con il giudizio della Corte d'Appello di Venezia che ha rigettato l'istanza presentata dal Comune melsineo per opporsi alla decisione presa dal foro scaligero. La storia nasce nel 2013 quando il Comune, guidato allora dall'amministrazione di Michele Benamati poi caduta nel 2015, aveva rilasciato un permesso di costruire per la realizzazione di un'antenna su un terreno che solo in un secondo momento si è scoperto essere, per poche decine di metri, su terreno demaniale, e quindi della Regione e non del Comune. Appurato l'errore, Veneto Agricoltura, azienda regionale, aveva emesso un'ordinanza di demolizione del manufatto, avvenuta nel novembre del 2016, con l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Nicola Marchesini (scomparso lo scorso anno), che nel frattempo, tramite l'ufficio tecnico, aveva anche annullato il permesso di costruire e ordinato quindi l'abbattimento della struttura in metallo, alta una ventina di metri. Opera contro la quale si erano scagliate anche le associazioni ambientaliste. La vicenda giudiziaria ha preso una brutta piega per il Comune quando H3G aveva chiesto l'annullamento del contratto di sublocazione stipulato con G8H per poter collocare le proprie ricetrasmittenti e attivare il segnale sul Monte Baldo. A quel punto la stessa G8H aveva deciso di rivalersi nei confronti del Comune dell'alto Garda. Ma, a parte l'aspetto giudiziario, è proprio la ricezione dei telefoni cellulari sulle vette del Baldo, che ancora oggi è scarsa, per non dire assente, uno dei problemi ancora attuali di quell'area, frequentata da turisti e appassionati della montagna, che, in caso di emergenza, hanno difficoltà a mettersi in contatto telefonico per poter chiamare i soccorsi. Nel frattempo il Comune, difeso dall'avvocato Daniele Maccarone, sta cercando un'intesa con la G8H, amministrata da Alessandro Colognato e difesa dall'avvocato Davide Mignone, per intraprendere un accordo transattivo che rinvii l'esecuzione del giudicato. Dal municipio melsineo si dicono disposti a trovare un altro terreno per installare l'antenna e fornire così il servizio del segnale. L'impresa, tuttavia, sottolinea che finora non sono state avanzate proposte concrete. Resta il fatto che per il Comune i tempi stringono: se non si troverà un accordo, dovrà risarcire 168.590 euro a G8H. Di questa cifra 102.828 euro sono per i danni nei confronti della società, ai quali si aggiungono 40.870 euro per l'attivazione del segnale, chiesta da H3G a G8H. Il resto riguarda invece le spese legali sostenute in questi anni. L'amministrazione comunale, dal canto suo, precisa, infine, che se sarà costretta a pagare senza trovare una soluzione conciliativa, si rifarà, per vie legali, su chi ha effettuato concretamente l'errore tecnico da cui è iniziata la vicenda. Nel frattempo, sul Monte Baldo la copertura delle rete telefonica continua a rimanere problematica, per non dire critica. •

Emanuele Zanini
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