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13.08.2019

Stoccaggio di rifiuti, i residenti protestano

Lavori in corso per realizzare il centro di stoccaggio rifiuti di Gardaland in località Mattarana a Pacengo
Lavori in corso per realizzare il centro di stoccaggio rifiuti di Gardaland in località Mattarana a Pacengo

Non solo nuove attrazioni e strutture ricettive: nei piani espansivi di Gardaland c’è anche un centro di stoccaggio dei propri rifiuti «pericolosi e non pericolosi», come riporta la descrizione dell’intervento in corso in località Mattarana a Pacengo di Lazise, a circa 200 metri in linea d’aria dal parco, ma a meno di quaranta dall’abitazione più vicina. L’impianto è stato autorizzato dalla Provincia di Verona il 3 agosto 2018, dopo tre anni dall’avvio della procedura autorizzativa. Il provvedimento, rilasciato anche sulla scorta di pareri chiesti alla Regione Veneto, ha comportato anche la variazione urbanistica dell’area agricola di circa 2.500 metri quadrati.

 

Nello studio preliminare ambientale commissionato da Gardaland si legge che nell’impianto «a seconda della necessità e della tipologia di rifiuto si svolgeranno operazioni di stoccaggio e/o di miscelazione dei rifiuti prodotti da Gardaland per l’invio successivo al recupero o allo smaltimento in centro di destino autorizzato». I rifiuti saranno sia quelli prodotti dai visitatori e nei punti ristoro, sia quelli derivanti «dalla manutenzione ordinaria e straordinaria di attrazioni esistenti o dalla loro dismissione, dalla realizzazione di nuove attrazioni o scenografie, dall’area falegnameria e dalle officine meccanica ed elettrica poste in area operativa attigua».

 

Ed è da questo ampio settore di attività che derivano i rifiuti classificati come pericolosi: nella lista contenuta nello studio si citano ad esempio bombolette spray, motori elettrici, rifiuti metallici contaminati da sostanze pericolose, batterie, solventi, oli per motori ingranaggi e lubrificazione. Il centro in costruzione è più grande e strutturato rispetto all’isola ecologica di proprietà di cui tuttora usufruisce Gardaland in località Ronchi (Castelnuovo), dove sorgerà il villaggio turistico di prossima realizzazione e che deve essere sgomberata per questa finalità. I lavori in località Mattarana sono iniziati in primavera.

 

«Non sapevamo niente, ci siamo trovati con le ruspe sotto casa», spiega Ernestina Grisotto, la cui casa si trova a 36 metri dall’impianto, distanza inferiore rispetto a quella fissata nel Piano regionale di gestione dei rifiuti (da 100 a 500 metri). È stata la Regione, in un parere rilasciato durante l’iter autorizzativo, a escludere l’impianto di Gardaland dalle fattispecie elencate nel Piano, ritenendo che «non debba rispettare alcuna distanza minima in termini di vincolo assoluto». Nello stesso parere la Regione ha rispedito la palla al mittente (la Provincia) invitandola ad adottare «ulteriori e più restrittive prescrizioni e limitazioni nell’interesse di una maggiore e più incisiva tutela ambientale».

 

Invito che, evidentemente, non è stato accolto. I residenti della zona hanno scritto una lettera agli amministratori di Lazise chiedendo spiegazioni sull’intervento e sul motivo per cui non sono stati informati. Sottolineano il disagio subito da anni per la continua espansione del parco con attrazioni «via via più imponenti e disturbanti, senza misure a tutela della salute, della quiete della popolazione e dell’ambiente». Preoccupazione che cresce con il timore di cattivi odori e rumori aggiuntivi causati dall’andirivieni dei camion. Nell’ultimo Consiglio comunale l’assessore all’Urbanistica Barbara Zanetti ha risposto a una domanda posta sul tema dalla consigliera di minoranza Donatella Giubelli: «Non siamo contenti di come Gardaland sta gestendo l’aspetto urbanistico sul nostro territorio», ha dichiarato Zanetti, mentre il sindaco Luca Sebastiano ha detto che verrà incaricato un tecnico per una valutazione indipendente dell’opera.

 

Risale tuttavia al luglio 2017 l’autorizzazione paesaggistica trasmessa dal Comune alla Provincia per l’esecuzione dei lavori. Verifiche sull’intervento sono state annunciate da Legambiente Verona. «Controlleremo il rispetto delle prescrizioni imposte», dichiara Lorenzo Albi, che pone soprattutto il problema dei controlli a impianto funzionante: «La Provincia non gode di buona salute, chi andrà a controllare?», chiede. «Deve essere un soggetto pubblico che abbia un incarico specifico e puntuale. Lo diciamo per esperienza, perché sappiamo che i controlli sono inesistenti». •

Katia Ferraro
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