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16.11.2019

San Nicolò, scoperto altare del ’700

Il sindaco Luca Sebastiano con Giorgia Toni e Roberta Zanetti di fronte all’altare del ’700 FOTO PECORALa restauratrice Giorgia ToniL’assessore Roberta Zanetti
Il sindaco Luca Sebastiano con Giorgia Toni e Roberta Zanetti di fronte all’altare del ’700 FOTO PECORALa restauratrice Giorgia ToniL’assessore Roberta Zanetti

I lavori di restauro della chiesetta di San Nicolò di Lazise portano alla luce un’altra chicca storica, un antico altare rinvenuto sotto il pavimento della zona absidale. «Risale al Settecento, ma non è escluso che la pietra di cui è fatto, marmo rosso di Verona, sia più antica e sia stata utilizzata successivamente per questo scopo», spiega l’assessore Barbara Zanetti. A contribuire alla datazione è la fattura delle lesene trovate vicino, che costituivano la trabeazione per dividerlo dalla zona absidale. L’ipotesi è che l’altare sia stato interrato durante le trasformazioni ’uso della chiesetta, che tra fine Ottocento e la metà del Novecento divenne magazzino, alloggio di soldati, teatro e cinema (la decorazione dell’abside, a tema profano e risalente a fine Ottocento, testimonia questi ultimi usi). L’altare è stato rinvenuto in seguito alla decisione di rimuovere la pavimentazione più recente della zona absidale (realizzata durante il restauro dei primi anni Cinquanta utilizzando marmo Botticino) con l’obiettivo di renderla uniforme alla pavimentazione in pietra della Lessinia presente nel resto della chiesa. «Come fatto nell’aula, volevamo verificare se sotto ci fossero tombe, che invece non sono state trovate», aggiunge Zanetti. Quanto all’altare, l’idea è recuperarlo e sostituirlo a quello presente finora, posizionato dopo il restauro del 1953 quando la chiesa tornò ad essere adibita al culto. «I funzionari della Soprintendenza Maristella Vecchiato e Andrea Schettino sono di questo parere», conferma l’assessore, «cercheremo una soluzione adatta per il basamento su cui dovrà poggiare l’altare, non escludiamo di incaricare qualche artista veronese». LA CHIESETTA. Piccolo gioiello romanico del XII secolo, storicamente la chiesetta è di proprietà del Comune di Lazise, salvo un periodo in cui per errore fu registrata tra i beni della parrocchia. Il restauro è iniziato nel maggio 2017 con un primo stralcio strutturale concluso l’anno successivo che ha riguardato il consolidamento delle murature esterne e del campanile, il risanamento e isolamento della copertura oltre agli interventi di protezione per impedire le infiltrazioni di umidità. Si tratta di uno dei pericoli maggiori che hanno contribuito a danneggiare la chiesetta e il suo apparato decorativo. Ora si sta procedendo con il secondo e terzo stralcio nella chiesetta in cui è compreso il recupero dei preziosi affreschi, ma anche della pala e del crocifisso custoditi temporaneamente in parrocchia, a cura delle restauratrici Giorgia Torri e Daniela Campagnola. CONTRATTEMPI. Imprevisti di varia natura hanno fatto posticipare l’ultimazione dei lavori, ora prevista entro l’inizio del prossimo anno. Oltre alla sistemazione dell’altare settecentesco e alla pavimentazione dell’abside, spiega il responsabile dell’Ufficio lavori pubblici del Comune Giuseppe Zanini, rimangono da realizzare gli impianti elettrici e di riscaldamento, per cui è già stata fatta la predisposizione. Particolare la cura nel riportare alla luce i preziosi affreschi, alcuni risalenti al Trecento (come la scena della crocifissione, attribuita alla scuola giottesca) e altri al secolo successivo. LE DIFFICOLTÀ. La difficoltà maggiore, spiega una delle restauratrici, è stata nel fissaggio dell’intonaco e nel consolidamento degli affreschi per salvarli dall’umidità da cui sono stati colpiti mentre ora si sta procedendo con il ritocco e l’integrazione, dove possibile, di alcune parti. L’importo complessivo dei lavori è di circa un milione di euro, sostenuto dal Comune con un contributo della Fondazione Cariverona. Spesa ingente ma necessaria, sottolinea il sindaco Luca Sebastiano, perché «attorno la chiesetta si è sviluppata la comunità di Lazise e per noi è un motivo di soddisfazione poterla restituire al suo antico splendore». •

Katia Ferraro
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