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26.01.2020

La sfida: più qualità alla vita degli anziani

Raffaele Grottola spiega il progetto sperimentale d’assistenza a Comuni e pubblico a Lazise
Raffaele Grottola spiega il progetto sperimentale d’assistenza a Comuni e pubblico a Lazise

È partito ieri con la presentazione in Dogana Veneta a Lazise il progetto «Domiciliarità 2.0: innovazioni nella gestione, cura e valorizzazione della persona anziana a domicilio», proposto dall’Azienda Ulss 9 Scaligera coinvolgendo 50 Comuni veronesi (in questa prima fase rientrano i 37 del Distretto 4 ovest veronese e 13 del Distretto 3 pianura veronese). L’obiettivo è sostenere e promuovere la permanenza degli anziani nelle proprie abitazioni, anche nei casi di fragilità e non autosufficienza, aiutando le famiglie in questo delicato compito attraverso il miglioramento e l’ampliamento della rete di servizi attuati dai Comuni attraverso gli assistenti sociali. Il progetto parte grazie al contributo di 420mila euro della Fondazione Cariverona nell’ambito del bando Welfare e Famiglia 2019, a cui si aggiungono ulteriori 180mila euro cofinanziati da Ulss9 e Comuni interessati. La platea dei potenziali beneficiari è ampia, visto che nel territorio considerato vivono oltre 38 mila persone con più di 75 anni. L’innovazione dell’assistenza a domicilio consiste da un lato nel potenziare i servizi a favore degli anziani che ciascun Comune ha già avviato, dall’altro nel svilupparne di nuovi. Tra le misure individuate ci sono l’incremento delle prestazioni sanitarie a domicilio (ad esempio con fisioterapista e podologo), l’attivazione o l’ampliamento dei pasti a domicilio, la possibilità di avere un servizio di pulizia e piccole manutenzioni della casa, supporti psicologici ai familiari che si prendono cura degli anziani e creazione di gruppi di socializzazione, l’allargamento dell’affido anziani avviato in via sperimentale in alcuni Comuni e l’introduzione della figura del custode sociale, ovvero persone della comunità che dopo una formazione si fanno carico di monitorare le situazioni di fragilità supportando il lavoro degli assistenti sociali. Per far partire le misure previste nel progetto sono stati coinvolti sei anche Centri servizi residenziali del territorio (Centro servizi Pederzoli, Villa Serena di Bardolino e gli Ipab di Sommacampagna, Villafranca, Malcesine e Caprino) e tre cooperative sociali. Da qui a giugno gli assistenti sociali metteranno a punto un Piano comunale della domiciliarità per ciascun Comune coinvolto nel progetto: verranno analizzati i servizi funzionanti, quelli da migliorare e quelli mancanti che si vorrebbe attivare, con l’obiettivo di farli partire entro il prossimo ottobre. Il periodo sperimentale durerà fino a dicembre 2021, dopodiché servirà garantire nuovi finanziamenti ai servizi: oltre all’aumento dei fondi comunali è prevista un’attività di raccolta fondi coinvolgendo aziende e in generale benefattori del territorio. Il lancio del progetto è stato accolto con entusiasmo dai Comuni coinvolti, rappresentati da Flavio Pasini (presidente della conferenza dei sindaci dell’Ulss 9 e del Distretto 3) e da Gianluigi Mazzi (presidente del comitato dei sindaci del Distretto 4), che hanno sottolineato come questo sia il primo esempio di dialogo tra distretti. «I Comuni interessati finanziano già l’assistenza domiciliare con 2,5 milioni di euro l’anno, a cui si aggiungono altri 2 milioni per l’infermieristica domiciliare dell’Ulss», ha sottolineato il direttore dei Servizi socio sanitari dell’Ulss 9, Raffaele Grottola, «è utile però sperimentare nuove prestazioni con cui promuovere anche la capacità dell’anziano di sviluppare relazioni». Plauso anche da parte del direttore generale dell’Ulss 9 Pietro Girardi, per il quale il progetto Domiciliarità 2.0 «rappresenta una preziosa risorsa per mettersi a fianco della fragilità e non autosufficienza della popolazione anziana con un’azione di sistema che coinvolge le risorse del pubblico, del privato e della comunità». •

Katia Ferraro
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