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03.12.2019

«L’appalto non era truccato», assolti in due

La vicenda si è risolta  con l’assoluzione dell’impiegata del Comune
La vicenda si è risolta con l’assoluzione dell’impiegata del Comune

Il 18 gennaio 2018 in primo grado erano stati condannati a due anni e otto mesi di carcere. Pochi giorni fa, a quasi due anni dal giudizio in tribunale a Verona, sono stati assolti perchè il fatto non costituisce reato in appello. La dipendente del Comune di Lazise, Maria Serena Zanetti, 47 anni, difesa da Augusto De Beni e il commerciante di ferramenta Alfredo Perinelli, 73 anni, difeso da Antonio Invidia, sono così usciti indenni dalla loro vicenda processuale a più di cinque anni dai fatti. Nel maggio del 2014, infatti, i due erano finiti sotto inchiesta con le accusa di turbata libertà degli incanti (appalti) e falso ideologico in atto pubblico. In sostanza, Perinelli e Zanetti erano accusati di aver truccato in concorso una gara per la fornitura di materiale da ferramenta. Come? Avrebbero distrutto la ricevuta del fax di un’altra ditta concorrente che, riporta il capo d’imputazione, «aveva presentato l’offerta più bassa e sarebbe risultata vincitrice». Il capo d’imputazione, però, non ha retto di fronte ai giudici di secondo grado e le ragioni si conosceranno solo quando sarà depositata la motivazione della sentenza tra un paio di mesi. Non è escluso, però, che nei giudici d’appello abbia fatto breccia la tesi sostenuta dai legali. La difesa dei due imputati ruotava su due punti essenzialmente. La prima riguardava il funzionamento del fax sul quale era arrivato il modulo di partecipazione poi cestinato per la gara, bandita dal Comune di Lazise. Nella sua memoria difensiva, l’avvocato Invidia aveva sottolineato come durante il processo di primo grado, due testimoni, dipendenti del Comune, avevano segnalato al tribunale il malfunzionamento del fax proprio nel periodo in cui era arrivato la domanda della società poi esclusa. La tesi dei due legali, quindi, era che durante il dibattimento in riva all’Adige, non era stato provato che quella missiva della ditta concorrente di Perinelli fosse effettivamente arrivato in Comune entro il termine stabilito dal bando. Altro punto controverso della vicenda riguardava poi il concorso nell’esecuzione dei reati dei due soggetti finiti nel mirino della procura. Perinelli, infatti, viene descritto dall’accusa come «istigatore» dell’esclusione della ditta concorrente all’incanto, bandito dal Comune. La Zanetti non avrebbe fatto altro che seguire un invito del commerciante di Peschiera. Anche in questo caso, però, i difensori, però, hanno eccepito la mancanza di una prova che certifichi l’esistenza di un rapporto di complicità tra i due nella commissione del reato. «Non risulta in nessun modo provato dall’accusa, l’accordo collusivo con il quale i due imputati avrebbero posto in essere il reato di turbata libertà degli incanti», si conclude la memoria difensiva di Perinelli che ha poi portato all’assoluzione. •

G.CH.
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