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24.09.2019

La strada-pietraia blocca anche i soccorsi

Un tratto della «strada» che porta al rifugio Chierego
Un tratto della «strada» che porta al rifugio Chierego

Sempre più impervia e pericolosa, al limite della praticabilità. Versa in condizioni a dir poco precarie la strada sterrata, accessibile a un ristretto gruppo di persone autorizzate, che dalla località Due Pozze porta fino in vetta al monte Baldo, al rifugio Chierego e poi avanti fino al passo del Camino, e che attraversa i territori di San Zeno di Montagna e di Brenzone. Un tracciato così dissestato che rischia di non essere più percorribile, nemmeno dai soccorsi. A lanciare l'allarme è uno che quella «via» la percorre quasi tutti i giorni: è Matteo Calzà, gestore del Chierego, di proprietà dell'Unione Montana del Baldo Garda, che lo scorso luglio aveva inviato una email di posta elettronica certificata all'Unione Montana e ai Comuni del territorio per segnalare la situazione. «La strada è in condizioni sempre più critiche», sottolinea Calzà. «Le piogge torrenziali cadute durante i fortissimi temporali degli ultimi due anni hanno creato profondi e larghi solchi che seguono le tracce segnate dalle ruote dei veicoli. Finora non è mai stata fatta manutenzione», afferma Calzà. «Il risultato è drammatico: con il fuoristrada e il pick up riusciamo a malapena a salire fino in cima. Quando dobbiamo caricarli con le provviste e soprattutto con i 50-60 quintali di legna necessari per il periodo invernale arrivare fin su è un'impresa. Ho dovuto addirittura modificare l'assetto delle vetture rialzandole per consentire di percorrere la via, diventata ormai una pietraia». Gli scorsi anni il gestore del Chierego riusciva a salire anche con un carrello per i carichi più voluminosi. «Ma ormai è impossibile», dice. «Sono preoccupato per i prossimi mesi. Non so fino a quando riuscirò ad andare avanti. Specialmente se non potrò trasportare tutta la legna necessaria per l'inverno». Nella comunicazione inviata agli enti preposti il gestore sottolinea come le condizioni della strada «limitano notevolmente la gestione dell'attività commerciale e fa temere per il proseguo della stessa». Calzà chiede un intervento concreto e urgente «con impegni, responsabilità, e tempistiche precise». Ma, osserva, «finora non ho avuto la benché minima risposta da parte né dell'Unione Montana, né dai Comuni che ho interpellato». A confermare le difficili condizioni della strada è anche Roberto Morandi, capo della stazione di Verona del Soccorso Alpino. «Per noi quella via è fondamentale, specie se non è disponibile l'elicottero. Con veicoli stradali è l'unica arteria d'accesso in quota sul versante meridionale del Baldo. Ogni anno è sempre più rischioso percorrerla, in particolare nell'ultimo tratto», precisa Morandi. «È stretta, con sassi e massi di notevoli dimensioni presenti sul selciato, difficili da superare e che rischiano di far andare fuori strada i 4x4 sui ripidissimi pendii circostanti. Le segnalazioni inviate finora non hanno portato alcun riscontro», conferma Morandi. Che aggiunge: «Quando verrà riaperta la funivia di Prada e ci sarà una più ampia presenza di turisti ed escursionisti, quella strada sarà ancora più importante, perché potrebbero aumentare gli incidenti in quota o comunque la necessità di intervenire più spesso». Anche per Alessandro Tenca, gestore del rifugio Telegrafo, è urgente una profonda manutenzione «a favore degli esercenti che lavorano in quota ma anche dei soccorsi. Si fosse sistemata anni fa, inoltre, avremmo sentito meno la mancanza della funivia». Abbiamo provato a contattare anche il presidente dell’Unione Montana e sindaco di San Zeno Maurizio Castellani, ma senza successo. Nel frattempo, problemi viabilistici a parte, domenica 29 al Chierego un concerto con un quintetto d'archi chiuderà la stagione estiva. Nei giorni successivi la cucina del rifugio, fa sapere Calzà, rimarrà fuori servizio per almeno due settimane per un intervento di manutenzione. Il locale rimarrà aperto ma solo con servizio bar e non quello di cucina, che riprenderà probabilmente nella seconda metà di ottobre. •

Emanuele Zanini
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