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19.03.2019

La mafia russa fa shopping nel basso lago

«Organizacija», «fratellanza Solncevskajae» e «mafija», ovvero i tre volti della criminalità organizzata russa. La prima si occupa prevalentemente di spaccio di droga, estorsioni, sfruttamento della prostituzione offrendo anche assistenza di tipo «militare» per agguati e difesa dei boss. La «mafija» è una cupola di livello superiore con potenti referenti del mondo della finanza che si occupa, attraverso i «colletti bianchi» dei clan, di ripulire e reinvestire i proventi dei business criminali dell’«Organizacija». La fratellanza funge da anello di congiunzione tra i due clan. È considerata la famiglia dai metodi più violenti. Tra le varie attività in cui è coinvolta, figurano il traffico di esseri umani, la prostituzione e le frodi di carte di credito. LE INCHIESTE. Nel bresciano le inchieste hanno provato fino ad oggi soltanto il radicamento della «mafija», infiltrata soprattutto nel settore finanziario e immobiliare. Non adotta sistemi violenti, ma ricorre alla corruzione avendo a disposizione patrimoni sconfinati. Il basso profilo mantenuto dalla mafia russa che investe ha portato per anni a sottovalutare il fenomeno, come si legge nel rapporto Cross sulla presenza della criminalità organizzata in Lombardia. L’operazione Karakatitza del 2014 ha tuttavia fatto emergere gli interessi dei clan russi e moldavi nel Bresciano. L’organizzazione di stampo mafioso, composta da 35 persone, specializzate in rapine, estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti ed esseri umani, aveva ramificazioni anche nella nostra provincia. Il filone di indagini sui flussi finanziari del racket portarono dritti alla mafija e ai suoi investimenti apparentemente legali nel Bresciano: aziende agricole di pregio, terreni edificabili e attività commerciali. Ma è sul lago di Garda che la mafia russa ha instaurato il suo feudo finanziario, mimetizzandosi con i magnati che in modo legale hanno scelto di puntare sul turismo. Il picco degli investimenti sporchi nella filiera del divertimento e degli alberghi si è registrato negli anni 2007-2008. Ma l’allarme non è rientrato. Secondo il report della Direzione nazionale antimafia, l’area del lago di Garda starebbe diventando una vera e propria «colonia russa», oggetto di speculazioni immobiliari da parte di forme criminali di diversa provenienza. La densità di investimenti mafiosi si concentra soprattutto nella zona del basso Benaco, in particolare nei centri di maggiore attrazione turistica come Salò, Desenzano, Sirmione e Bardolino. La portata degli interessi di tali gruppi e le loro capacità di tessere relazioni con altre organizzazioni criminali sono ormai assodate. Sotto la lente degli investigatori sono finite compravendita di immobili di grande valore e prestigio nella zona del lago di Garda, e l’interessamento per l'acquisizione di un’importante raffineria di prodotti petroliferi a Mantova. IN ENTRAMBE LE VICENDE gli inquirenti hanno scoperto che un gruppo di calabresi sospettati di legami con la ’ndrangheta svolgeva il ruolo di «procacciatori d’affari» per gli acquirenti russi. I sospetti insomma hanno trovato conferme nell’attività degli inquirenti aprendo nuovi scenari che hanno spinto a mantenere alta l’attenzione della Dda verso il mercato immobiliare e finanziario che gravita attorno al ricco lago di Garda. •

Cinzia Reboni
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