BUSSOLENGO

I medici regalano un volto nuovo al ragazzo con la mandibola deformata

Michele Franzinelli, primario della Chirurgia maxillofacciale di Mestre, descrive il delicato intervento
Michele Franzinelli, primario della Chirurgia maxillofacciale di Mestre, descrive il delicato intervento
Michele Franzinelli, primario della Chirurgia maxillofacciale di Mestre, descrive il delicato intervento
Michele Franzinelli, primario della Chirurgia maxillofacciale di Mestre, descrive il delicato intervento

Non mangiava, non parlava, respirava male. Aveva il viso deforme e si sentiva la morte addosso: un tumore gli aveva mangiato la faccia e lo stava uccidendo. Non poteva più aspettare e, convinto dalla famiglia che per farlo partire ha venduto la casa, ha lasciato la Nigeria in cerca della salvezza in Europa. L’ha trovata a Mestre grazie all’interessamento di padre Luigi Ramazzotti del Santuario della Madonna del Perpetuo Soccorso di Bussolengo. «Conoscevo il chirurgo che poteva operarlo all’ospedale dell’Angelo», spiega il religioso, «grazie ai soldi raccolti da persone a me vicine siamo riusciti a sostenere le spese per la sua permanenza qui, per le cure, per la riabilitazione. L’abbiamo salvato, solo questo conta».

 

 

La storia di Toku (nome di fantasia) è quella di un ragazzo di 23 anni con il viso deturpato. Non mangia, il cibo va giù a fatica. Non parla, le parole escono storte. I vicini lo deridono: non esce più di casa, nel suo quartiere le malformazioni al volto sono segno del maligno. E così decide di lasciare l’Africa in cerca di qualcuno che possa aiutarlo. È il 2017, Toku parte dalla Nigeria con la sua malformazione neoplastica al volto che cresce di anno in anno e limita la sua capacità respiratoria, fonetica e di deglutizione. Lascia a Benin City, centro industriale della gomma e dell’olio di palma, la mamma e quattro fratelli. E’ lui, fin da bambino, a sostenere tutti lavorando come operaio. «Ad un certo punto durante l’adolescenza mi compare sulla guancia questo bozzo che continua ad allargarsi», spiega, «diventa enorme e mi occupa quasi tutta la faccia, la gente mi guarda con spavento e fastidio, vengo isolato: non riesco più a guardarmi allo specchio». I medici del posto gli diagnosticano un carcinoma ameloblastico. Gli dicono: «Se anche riuscissimo a trovare qualcuno che ti operi qui, ti toglierebbe la mandibola: poi come mangi, come sopravvivi?». Uno degli ultimi specialisti nigeriani che lo visita si lascia scappare: «In Europa sì che saprebbero cosa fare». E così Toku, raccolti a gran fatica i soldi necessari, parte per il suo viaggio della speranza.

 

Padre Luigi Ramazzotti del Santuario della Madonna del Perpetuo Soccorso di Bussolengo
Padre Luigi Ramazzotti del Santuario della Madonna del Perpetuo Soccorso di Bussolengo

 

I corridoi umanitari lo aiutano. Bussa alle porte di alcuni tra i più importanti ospedali europei. Gli spiegano che niente, la lesione è troppo estesa, non è possibile operare. Arriva in Spagna. Qui sì, si può provare: si può asportare la mandibola e la si può ricostruire. «Quando finalmente per la prima volta in vita me lo dicono, sono felicissimo», sospira Toku, «poi però aggiungono che dovrei pagare 60mila euro. Non li ho, non saprei dove prenderli, torna il buio nella mia testa. E mi rimetto in viaggio». Nell’estate del 2021 arriva in Italia. Magrissimo. Padre Ramazzotti e alcuni suoi amici laici lo aiutano. «Ho saputo della situazione di questo ragazzo da una coppia di suoi connazionali miei conoscenti, sono venuti qui al Santuario, abbiamo parlato a lungo e abbiamo deciso di sottoporre il caso al dottor Michele Franzinelli, primario della Chirurgia maxillofacciale di Mestre, un medico e prima ancora un uomo meraviglioso, che ha accettato di farsi carico di tutto».

 

Infatti. «Lo accolgo nel mio studio», spiega il professore, «e noto subito che la lesione invade tutto il cavo orale, non solo impedendo l’alimentazione ma ostruendo le vie aeree, con il rischio concreto nel giro di pochi mesi di soffocarlo. Io e altri colleghi non crediamo alla diagnosi di tumore maligno fatta in Africa, fosse così Toku non sarebbe sopravvissuto tutti questi anni. Infatti abbiamo ragione: gli facciamo una nuova biopsia che indica la natura benigna della lesione che, pur non dando luogo a metastasi, è stata in grado di crescere fino a sovvertire l’architettura ossea della mandibola, determinando deformazione del profilo e progressivamente dislocando anche i denti. Se non vediamo mai malformazioni benigne di questa portata nei Paesi occidentali, è perché al loro insorgere le operiamo subito».

 

Franzinelli prepara il piano operatorio: tre specialità, tre primari e tre diverse equipe chirurgiche; una simulazione virtuale in 3d; una totale asportazione della mandibola e una costosa sua ricostruzione ingegneristica su misura che prevede l’utilizzo del perone del giovane paziente e di una particolare placca in titanio. «Un intervento raro di demolizione e di ricostruzione mandibolare», spiega il chirurgo, «che è durato più di otto ore, mai provato prima nel nostro ospedale, ma che era urgente fare per salvare la vita a Toku». A quella di Franzinelli si uniscono le squadre del primario di Chirurgia plastica Eugenio Fraccalanza e del primario di Otorinolaringoiatria Doriano Politi.

 

«Per prima cosa simuliamo al computer la rimozione della mandibola malata e la sua ricostruzione con l’utilizzo del perone della gamba sinistra, sagomato in tre parti per riprodurre il profilo mandibolare», spiega lo specialista, «facciamo poi sviluppare la placca in titanio per fissare i monconi del perone: è una operazione delicatissima, perché quando rimuovi e poi ricostruisci una mandibola deve funzionare tutto al millimetro». A Toku è stata fatta la tracheotomia per permettergli di respirare, è stato messo il sondino naso gastrico e il gesso alla gamba dov'è stato prelevato l’osso. Dopo la sala operatoria, è stato in rianimazione.

 

Toku s’è ripreso in pochi giorni. Dopo alcune settimane ha lasciato l’ospedale. Ha cominciato a respirare bene, a parlare meglio e soprattutto a mangiare. «Siete brave persone. Gli unici, dopo tante porte chiuse in faccia, che mi hanno aiutato», riesce a dire in inglese ai tre primari che l’hanno salvato, «sono felice. Per la mia nuova faccia. E per la mia nuova vita. Mi avete fatto nascere per la seconda volta». Toku ora è ospite della coppia di nigeriani che, grazie a padre Ramazzotti di Bussolengo, hanno reso possibile la sua salvezza.

 

«Quando mi hanno raccontato che questo ragazzo era condannato a morire», sospira il religioso redentorista, «mi sono subito attivato con l’Ulss 3 di Venezia dove avevo dei contatti avendo io lavorato per tanti anni, prima di venire a Bussolengo, a Venezia nella Chiesa di Santa Maria della Fava. Grazie alla disponibilità della direzione dell’azienda sanitaria è stato possibile organizzare la prima visita a Mestre e poi le successive, fino alla presa in carico totale di Toku con l’intervento e tutto quello che ne è conseguito. Ora sta bene, il peggio è passato, la strada per la sua totale guarigione non è ancora finita ma lui è pieno di gratitudine e di speranza, sa che ha un futuro davanti, che può fare dei progetti e costruirsi una vita piena di luce». E poi «sa che di gente buona al mondo ce n’è», conclude padre Luigi, «non s’è scoraggiato e con tutte le sue forze ha combattuto per tenersi stretta questa vita. Il suo sorriso è il grazie più bello». 

Camilla Ferro