Il sindaco vuole l’ex base Nato
«La chiediamo a costo zero»

Una delle stanze «nascoste» nell’ex base militare creata nelle viscere del monte Moscal
Una delle stanze «nascoste» nell’ex base militare creata nelle viscere del monte Moscal
Una delle stanze «nascoste» nell’ex base militare creata nelle viscere del monte Moscal
Una delle stanze «nascoste» nell’ex base militare creata nelle viscere del monte Moscal

Il sindaco di Affi Roberto Bonometti vuole iniziare a trattare con il Demanio per l’acquisizione dell’ex base militare Nato West Star, nome in codice «Stella dell'Occidente», scavata nelle viscere del monte Moscal.

E si è posto una scadenza: entro febbraio.

Le aspettative del sindaco di acquisire l’ex base militare sono aumentate visto che a novembre il Demanio ha comunicato la cessione al Comune di Affi, a titolo gratuito, dei terreni dove un tempo transitava la vecchia ferrovia e un lotto nei pressi della base militare del Moscal.

«Ho dato incarico al segretario comunale di fissare a breve un incontro con i funzionari del all’Agenzia del Demanio civile di Mestre che è l’attuale proprietario di questo eccezionale sito militare», spiega Bonometti. «Nel 2012, quando la proprietà era passata dalla Nato al Ministero della Difesa ci chiesero cinque milioni per cedere West Star al Comune».

Nel 2012 però è terminato il finanziamento triennale di 300mila euro, stanziati dalla Regione Veneto per stipulare una convenzione con il ministero della Difesa e predisporre un progetto di valorizzazione turistica e culturale di questa struttura passata l’anno successivo al Demanio.

«Adesso è nostra intenzione acquisire questo immobile a costo zero per il Comune. Abbiamo anche delle idee per l’utilizzo della struttura. Anche di natura scientifica», riprende Bonometti. «Siamo in contatto con alcune università, anche straniere».

«Il nostro intento», continua, «è quello di ospitare in quella sede un centro di ricerca sulle fonti di energia alternative. Sarebbe straordinario che proprio ad Affi si trovassero soluzioni concrete per salvaguardare il nostro pianeta e garantire un futuro migliore all’umanità».

«L’obiettivo», prosegue Bonometti, «è di predisporre uno studio di fattibilità. Sinora non abbiamo avuto contatti diretti con l’attuale governo per l’utilizzo a scopo pubblico di questa struttura, di fatto inutilizzata, ma siamo fiduciosi. Tra i vari utilizzi che sono stati prospettati, vista l’ampia superficie del bunker che si sviluppa all’interno del monte Moscal, c’è anche quella della stagionatura di vini, insaccati e formaggi d’eccellenza».

È stata prospettato, in una porzione del bunker, anche l’allestimento di un museo dedicato al periodo storico della «Guerra fredda». Quello di Affi è il più grande bunker militare antiatomico d'Italia, ed ha un gemello in Belgio. Per 41 anni, è stato utilizzato come posto comando protetto, dotato di centro trasmissioni strategico. L'ultima esercitazione militare che ha ospitato si è svolta nel 2003.

La struttura costruita dall'Alleanza atlantica (Nato), è stata consegnata il 6 luglio del 1966 al comando Ftase (Forze terrestri alleate Sud Europa). Scavata nella roccia sotto i 427 metri del Monte Moscal, per decenni è stata sede di esercitazioni congiunte di tutte le forze Nato (North Atlantic Treaty Organization) terrestri, aeree e navali e non ha mai ospitato armi nucleari. In un reticolo di chilometri e chilometri di cunicoli, in caso d’emergenza, avrebbe dovuto garantire la sopravvivenza di 400 persone per 15 giorni. L'impianto doveva servire da sede in caso di attacco nucleare, chimico o batteriologico, per lo stato maggiore del comando operativo congiunto nello scacchiere nord-orientale italiano, che aveva sede a Verona. Complessivamente l’area dell’ex base militare conta, 45mila metri quadrati di terreno boschivo e 15mila di superficie coperta.

Luca Belligoli

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