PASTRENGO

«Gh'è el Ceo che passa», un eroe dei cieli

La storia di Giovanni Battista Ceoletta, il «solista» dei Diavoli Rossi anticipatori delle Frecce Tricolori Le sue evoluzioni hanno affascinato i grandi del '900
Il monumento a Piovezzano dedicato a Ceoletta FOTO PECORA
Il monumento a Piovezzano dedicato a Ceoletta FOTO PECORA

Aviatore, eroe, sognatore.
La storia di Giovanni Battista Ceoletta è rimasta sospesa tra le nuvole, dov'era abituato ad andare lui. Precursore del volo acrobatico. Guerriero dei cieli. Splendido e impavido artista del ricamo tra le stelle.
Là dove non esistevano limiti, arrivava lui, Ceoletta.
Nato ad Avesa il 30 gennaio 1916, figlio di una cittadina di Pastrengo si è messo presto a volare. Eroe della Seconda Guerra Mondiale, è un punto di riferimento dell'aviazione italiana, un mito per i ragazzi che lo adoravano e facevano a gara per avere il suo autografo. Fosse vivo oggi, Ceoletta sarebbe una star, una rockstar. Fascino magnetico, carisma potente. Verona lo ha amato e apprezzato. Forse mai troppo.
Pastrengo, paese nel quale ha trascorso la sua giovinezza lavorando in una officina, qualche anno fa, gli ha dedicato un monumento, visibile a Piovezzano.
La storia del «Ceo» - ma lo chiamavano anche Tita - parte dal racconto dei figli, Renzo e Antonella. «Papà», racconta Renzo, «prese a Boscomantico il brevetto di pilota civile. Era solo l'inizio. Lavorava alla Breda di Milano dove montava motori per gli aerei impegnati nell'attività bellica».
Alla scuola piloti di Frosinone si presentò nel '39, e il suo volo iniziò a bordo di un Breda 25, un biplano che conteneva a stento tutta la carica artistica di Ceoletta. Passò al Cr 20, conseguì il brevetto di pilota militare e i gradi di sergente. Iniziò a stupire con le sue manovre acrobatiche. Una sorta di patrimonio genetico che lo rese famoso. Subito e per l'eternità.
Tiravano venti di guerra e il «Ceo» venne scelto dal IV Stormo e trasferito a Gorizia. Iniziò la guerra nei cieli, dove il pilota veronese dovette affrontare un nemico numeroso ed agguerrito a bordo dei sempre più moderni Macchi 200, 202, 205.
«Venne abbattuto in mare nel '42», racconta ancora Renzo, «e rimase in ammollo per sei ore prima di essere ripescato. Volò in Africa. Teatro delle sue esibizioni furono la Tripolitania, l'Egitto, il Mediterraneo, i cieli della Sicilia. All'arrivo degli americani dovette proteggere la ritirata delle truppe alleate. L'ultima azione di guerra contro quello che allora era il nemico invasore fu a Napoli, di fronte ad americani e inglesi».
Colpito, mitragliato, sfiorato dalla morte. Sempre in cielo. Diventa leggenda vivente del IV Stormo.
Dopo il settembre del '43 inizia una nuova guerra, stavolta contro i tedeschi. Alla fine del conflitto è tra i piloti più decorati: due croci di guerra, medaglie d'argento al valor militare, una medaglia d'oro al valore aeronautico, un'altra medaglia d'oro lunga navigazione, due di bronzo, promozione ad ufficiale per merito di guerra.
Viene nominato Cavaliere della Repubblica dal presidente Gronchi e Ufficiale della Repubblica dal presidente Saragat. Lo splendido solista dei cieli diventerà da qui in avanti punto di riferimento nella ricostruzione dell'Aeronautica militare.
All'inizio degli Anni '50 allestisce la prima pattuglia acrobatica nazionale con il IV Stormo, con la quale volò nella prima esibizione acrobatica italiana all'estero del dopoguerra, 1952 a Bruxelles, davanti ai reali del Belgio, con il velivolo Vampire D 100.
Diventa consulente, istruttore e capo carismatico della famosa pattuglia acrobatica dei Diavoli Rossi, precursori di quelle che saranno in futuro le Frecce Tricolori. Ceoletta è maestro e ispiratore di tanti allievi che passano sotto la sua regia. In terra? No, tra i cieli. Tita è sempre alla ricerca del virtuosismo. La guerra lascia così spazio allo spettacolo. E il teatro tra le stelle di Ceoletta diventa itinerante.
«Viaggia in tutto il mondo», spiega Renzo, «e lascia a bocca aperta le più grandi autorità del tempo. Lo Scià di Persia, il presidente degli Stati Uniti Eisenhower, quello francese De Gaulle. Naturalmente è apprezzatissimo anche in Italia.
Crea il solista. La sua figura più celebre a bordo dell'aereo è la bomba (e a raccontarla si perde l'effetto).
Mezzo milione di americani, nel '59 restano di sasso durante una sua esibizione a New York. Le sue acrobazie a bassa quota tolgono letteralmente il fiato agli spettatori. Gli viene pure concessa la medaglia d'oro al valore aeronautico. Diventa generale. «Negli States», ricordano Renzo e Antonella, «viene ribattezzato Lonesome Luigi, cioè Luigi il solitario. Era il padre spirituale dei suoi ragazzi. Il giorno prima di una esibizione passava in rassegna le camere della squadra e per evitare fughe notturne, li - diciamo - invitava al riposo, chiudendoli dentro a chiave».
Lassù in cielo ruba la scena anche quando non è «lonesome»: gioca di squadra ma al momento giusto emerge e riesce per un attimo a far sparire tutto quello che sta attorno.
Ad Avesa e a Pastrengo, a quasi cento anni dalla nascita, lo ricordano così: «Ci veniva a salutare. Sentivi il rombo dell'aereo quando passava radente sul paese. E allora sapevi che era lui. Gh'è el Ceo che passa.
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Simone Antolini