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27.07.2019

Uccise la moglie e si suicidò, la famiglia paga

Elena Martello, 27 anni, uccisa dal marito nella loro casa di corso Italia a Garda la mattina di martedì 28 giugno 2011
Elena Martello, 27 anni, uccisa dal marito nella loro casa di corso Italia a Garda la mattina di martedì 28 giugno 2011

Quanto vale la perdita di una figlia? Può essere quantificato in termini economici il dolore di un lutto? Nel 2011 Elena Martelli aveva 27 anni. Una mattina di luglio la madre, Riccardina Boffolo, preoccupata perché la figlia, che si stava separando dal marito, non le rispondeva al telefono, si precipitò a casa della coppia. In quell’appartamento di Garda, entrò assieme al consuocero Adelino Galazzini, padre di Simone, il marito di Elena. Simone era a terra, con un colpo di pistola alla nuca. Sul divano, con una canotta e un paio di slip c’era Elena. Tre colpi di calibro 9 le avevano devastato il viso. Probabilmente l’uomo l’aveva uccisa nel sonno. Da tempo lei dormiva su quel divano, da quando ormai dopo alcuni tentativi di ricostruzione di un rapporto sfilacciato, aveva capito che non c’erano margini per una ricostruzione. Non doveva tornare a casa, quella sera, Elena. Mamma Riccardina e papà Francesco, all’epoca maresciallo della Finanza le avevano detto di restare da loro. Erano separati in casa i due. E Simone quella sera non avrebbe dovuto rientrare. E invece attuò il suo piano criminale. Oltre al dolore, episodi simili lasciano strascichi che chi non ha vissuto fatica persino a ipotizzare. Vite che si sfaldano, fatica di vivere. Il padre Francesco si congedò dalla guardia di Finanza, non ce la faceva a continuare a lavorare e scelse anche di stare vicino alla moglie. Nonostante la coppia abbia anche un altro figlio, Alberto, il dolore per la perdita di Elena, e in quel modo, tolse loro ogni energia. Dietro consiglio di amici di famiglia, i Martelli chiesero un risarcimento danni alla famiglia dell’assassino di Elena. «Per quattro anni trovammo soltanto muri», dice l’avvocato Franco Zumerle, «i familiari di Simone non ne volevano sapere, per questo siamo stati costretti ad intentare una causa. Ed è stato devastante per i familiari che hanno dovuto sottoporsi a perizie psichiatriche, perché era necessario, giuridicamente, stabilire quanto danno psicologico i familiari avessero subito. Ed è emerso che con il passare del tempo la situazione anziché migliorare, era peggiorata perché l’assenza era incolmabile. Inoltre, durante la perizia, i familiari hanno dovuto ripercorrere un passo dopo l’altro ogni momento, riviverlo. Proviamo a pensare che cosa possa aver vissuto mamma Riccardina trovandosi davanti il volto della figlia sfigurato da tre pallottole, con il sangue che colava». Aggiunge l’avvocato Zumerle: «Giuridicamente sono soddisfatto del lavoro, umanamente è una pratica che non avrei mai voluto avere, è impossibile gioire», spiega appoggiando la mano sul faldone che porta il nome dei Martello. In Italia non esiste il danno punitivo, come per esempio c’è in America e paradossalmente vale più una malattia della morte. Seguire una pratica così è stato molto difficile anche per me. L’indennizzo ai familiari è stato suddiviso tra madre, padre e fratello con svariate centinaia di migliaia di euro. Quando ho telefonato a mamma Riccardina per annunciarle la nostra vittoria ha pianto al telefono e mi ha detto, abbiamo fatto giustizia per Elena», «io non lo so se è stata fatta giustizia, abbiamo vinto questa causa, è stata umanamente anche noi dello studio una grande fatica psicologica». Elena era adolescente quando aveva conosciuto Simone, gli aveva creduto subito, le dava sicurezza quell’uomo più grande di 16 anni, «con lui sono al sicuro, mi protegge, non mi prende in giro», diceva a chi le faceva notare la differenza di età. A 21 anni l’aveva sposato, era uscita dalla casa dei genitori per iniziare la grande avventura con il suo amore, per costruirsi la sua di famiglia. Ma lui pazzo di gelosia, quando ha capito che Elena voleva lasciarlo l’ha ammazzata. •

Alessandra Vaccari
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