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07.08.2019

L’ingegnere che ama il lago va in Cina per progettare nuove navi da crociera

Giacomo Vantini
Giacomo Vantini

La «via della seta» lui l'ha imboccata da tempo sulle autostrade dell'acqua. Innamorato del lago e della barca a vela, ha poi deciso di trasformare questa passione in lavoro trasferendosi vicino al mare. Prima nel 2006 a Trieste, dove si è laureato in ingegneria navale, e ora, dalla fine del 2018, a Shanghai, il «non plus ultra» della Cina, come lui definisce questa metropoli. Giacomo Vantini, 31 anni, di Garda, non è però un cervello in fuga poiché come ingegnere navale lavora sempre per Fincantieri Spa, dedicandosi al settore di nicchia delle navi da crociera, un business col vento in poppa. Il suo cervello è semplicemente in trasferta: a Shanghai contribuirà, aprendosi a nuovi orizzonti, a portare un valore aggiunto all’immagine che il Dragone ha dell’Italia. «L’argomento Cina è nato perché c’era un accordo, una joint venture, tra Fincantieri spa e il colosso di Stato cinese Cssc, China State shipbuilding corporation», spiega. «Come in Italia, sono capo progetto di una nuova nave da crociera». La proposta di Fincantieri è arrivata nella primavera del 2017 e lui l’ha accettata subito. «Non prima di essermi confrontato con la mia famiglia e la mia ragazza che mi ha detto “Sono treni che passano una sola volta nella vita, vanno assolutamente presi”. Io ci ho visto una grande opportunità di crescita personale e lavorativa, un modo per testimoniare la forza del “made in Italy” nel mondo, portando la grande capacità ingegneristica e i livelli di tecnologia che l’Italia possiede e deve difendere». Il business è a lungo termine. «Al momento prevede due navi da costruire più quattro in opzione. Navi da crociera cui la Cina è fortemente interessata, dove pochi, ancora, vanno in vacanza ma dove l’outlook è di una crescita futura forte e dove già la richiesta di questo prodotto è aumentata». Vantini lavora a pieno ritmo in un contesto di squadra, il project management team, trascorrendo oltreoceano lunghi periodi. «Torno a casa ogni quattro mesi. La mia fidanzata è venuta in febbraio per il Capodanno cinese, quando la città sembra spegnersi perché tutti si radunano in famiglia o non escono. Shanghai è la città più all’avanguardia della Cina, con 24 milioni di abitanti, con il secondo grattacielo più alto al mondo, la Shanghai Tower e il treno a levitazione magnetica che viaggia a 430 chilometri l’ora». Giacomo si trova bene con i cinesi, anche se gli servirà tempo per apprenderne la lingua. «I cinesi sono un popolo molto rispettoso, tranquillo, introverso. È difficile capire cosa pensino, ma, passo dopo passo comprendono l’importanza del fatto che noi siamo là e del nostro lavoro. Sono però curiosi e molto intelligenti pertanto le nostre competenze vanno custodite e preservate», prosegue. «Noi veniamo da una attività cantieristica secolare», ricorda. «I costruttori dell’Oriente, invece, si sono specializzati in una costruzione più standard come le navi mercantili, navi in serie, tutte uguali, che nulla hanno a che vedere con quelle da crociera che hanno un mercato diverso, che vanno rinnovate in continuazione grazie alla artigianalità che da sempre contraddistingue l’industria italiana». Il suo team coordina le attività di ingegneria finalizzate alla costruzione della nave da crociera secondo i requisiti tecnici concordati con la società armatrice. «In ufficio siamo in 72, 55 cinesi e 17 italiani alloggiati in un appartamento in centro», racconta. Quanto conta di restare in Cina? «Il contratto prevede tre anni di permanenza», risponde Vantini. «L’Italia resta però dentro di me. Penso che le radici di una persona non si possano mai tagliare definitivamente. Nel 2006 ero a Trieste, sono abituato a essere via di casa ma le mie radici sono saldamente legate al mio Paese di origine. Però», evidenzia, «credo che non si debba essere ottusi perdendo le occasioni che la vita offre. Così si cresce per migliorare. Del resto senza queste mie radici non avrei avuto questa passione e non sarei andato in Cina». •

B.B.
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