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Grido d’allarme per il Garda: «L’acqua ormai è al minimo»

Neanche la neve caduta in montagna migliorerà la situazione. Gavazzoni di Peschiera illustra lo scenario all’assemblea della Comunità: «Se ad aprile il livello non salirà almeno a più 90 o 100 sarà peggio dell’anno scorso»
Livello del lago basso a Peschiera per la siccità che l’estate scorsa ha raggiunto il massimo picco
Livello del lago basso a Peschiera per la siccità che l’estate scorsa ha raggiunto il massimo picco
Livello del lago basso a Peschiera per la siccità che l’estate scorsa ha raggiunto il massimo picco
Livello del lago basso a Peschiera per la siccità che l’estate scorsa ha raggiunto il massimo picco

Nelle mani di Giove Pluvio. Il problema dei livelli del Lago di Garda, troppo basso per la stagione invernale da sempre periodo fecondo per immagazzinare l’oro blu, non fa dormire sonni tranquilli le istituzioni che sovrintendono il Benaco.

Nell’ultima assemblea generale della Comunità del Garda, svolta a Desenzano sotto la presidenza dell’ex ministro Maristella Gelmini, il problema dell’utilizzo dell’acqua è emerso in tutta la sua gravità. A sviluppare la tematica è stato Filippo Gavazzoni, assessore del Comune di Peschiera e vice presidente dell’ente interregionale con sede a Salò.

La Comunità del Garda: «Potrebbe essere peggio dello scorso anno»

«Se entro metà aprile, prima della stagione irrigua, il lago non riuscirà ad attestarsi almeno a +90/+ 100 sopra lo zero idrometrico di Peschiera potremmo essere costretti a fare i conti con ulteriori difficoltà rispetto a quelle riscontrate nell’ultimo anno solare».

Un obiettivo che tutti sperano di raggiungere, confidando appunto nelle abbondanti piogge e nevicate in montagna, ma che, al momento, appare quasi una chimera.

Livelli preoccupanti

Lunedì il livello del Lago registrava +48 centimetri con un’uscita d’acqua dalla diga di Salionze di 14 metri cubi al secondo. Un trend molto distante dal 2021, quando nello stesso periodo il Garda risultava +104 con uno scarico di 15 metri cubi al secondo. Se poi andiamo più indietro negli anni, c’è il +124 del 2020. A inchiodare tutti davanti ai crudi dati ci ha pensato ancora una volta Gavazzoni. «Il 2022 ha stabilito purtroppo due nuovi primati: l’anno più caldo e il più siccitoso mai registrato dal 1800. L’anno scorso è piovuto il 30 per cento in meno delle quote normali.

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Temperature medie tra le più alte mai registrate

Inoltre, le alte temperature medie e siccità (deficit idrico) hanno scalzato sia il 2018 e il 2014, che si attestavano precedentemente al primo e secondo posto. In soli otto anni si sono avvicendate le tre temperature medie più alte mai registrate. Sempre il 2022 ha segnato un aumento della temperatura media di +1,15 gradi a livello nazionale e +1,37° nel nord Italia quando prima non superava la soglia di un grado.

Tutto questo comporta l’aumento della temperatura dell’acqua del Lago di Garda: continua a crescere, sui massimi fondali, dove invece di restare costante sui +7,5°, registra annualmente un costante aumento di +0,034°».

Il cambio di passo nella gestione idrica

Numeri da ubriacarsi, ma necessari per capire la gravita dello stato dell’arte. Cosa fare? Al di là di sperare nell’innevamento in quota occorre un cambio di passo nella gestione idrica dell’acqua del Lago di Garda. «Va messo al primo posto l’uso idropotabile, cioè umano, dell’acqua del più grande lago d’Italia. Questo ancora prima dell’uso agricolo, come invece stabilisce la Legge Galli che a sua volta ne decreta la priorità rispetto agli usi turistici», interviene il segretario generale della Comunità del Garda Pierlucio Ceresa.

«Dobbiamo renderci conto che sono sempre di più i Comuni delle riviera gardesana che si avvalgono dell’acqua del Benaco per i loro acquedotti. Ma non solo. È di questi giorni la notizia che Brescia, città di 200 mila abitanti, ricorrerà ad una captazione di circa tremila litri d’acqua al secondo dal Garda tramite un’apposita condotta», ammonisce Ceresa.

L'appello

«Oltre alla revisione della Legge Galli è evidente che gli scenari attuali ci obbligano a scelte e strategie volte al risparmio idrico, sia in tempo di crisi che d’abbondanza e alla tutela massima della componente qualitativa, che tende a degradare con l’aumentare delle temperature», riprende Gavazzoni, pronto a sottolineare: «È giunto il momento di investire seriamente nel Lago di Garda, in opere di rinaturazione delle sponde, di recupero del canneto (vitale per la fitodepurazione naturale), in un censimento serrato di eventuali scarichi non ancora censiti (a volte sono il risultato di malfunzionamenti accidentali degli allacciamenti fognari) e nella risoluzione di quei depuratori che ancora scaricano a Lago come corpo recettore, (scarico di acqua depurata ovviamente) che dovranno essere collettati nel nuovo sistema in costruzione e non più in un lago che per sua natura è un bacino a ricambio idrico molto lento e quindi assolutamente inadeguato a ricevere acque post depurazione».

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Stefano Joppi