Rivoli

Odori nauseabondi, Fabio Testi: «Pronto a incatenarmi davanti all'azienda»

Testi pronto a incatenarsi per protesta
Testi pronto a incatenarsi per protesta

«Siamo esasperati. Gli odori continuano, fortissimi. Nulla è cambiato. Sono pronto a incatenarmi davanti all'azienda per protestare ancora una volta di fronte a questa situazione che da troppo tempo è insostenibile». L'attore Fabio Testi, vice presidente del Comitato Pro Life, abita a poche centinaia di metri in linea d'aria dagli impianti di Italpollina, la multinazionale di Rivoli – da inizio anno denominata Hello Nature, (Ciao, Natura) – specializzata nella lavorazione delle deiezioni avicole per ricavarne fertilizzanti organici. L'azienda da anni è accusata di generare insopportabili miasmi che arrivano oltre a Rivoli anche ad Affi, Costermano, Caprino e pure a Garda, ammorbando parte dell'entroterra gardesano.

 

«La puzza nauseabonda circola quasi tutte le sere. Non si tratta di concime naturale. È un fetore chimico insopportabile che ti si incolla alla gola. È un veleno. Diventa difficile respirare», racconta Testi. «L'azienda continua a temporeggiare con infinite giustificazioni. Sono trascorsi anni da quando la ditta si è presa tempo con la scusa di migliorare l'impianto di lavorazione per risolvere il problema dell'inquinamento dell'aria», precisa il presidente di Pro Life Luigi Boldo.

 

«Italpollina ha sparso a pioggia liquami senza alcun controllo per oltre 45 anni. È inaffidabile nella sua operatività tanto come nella sua gestione. A dimostrarlo sono i fatti, non le parole. Abbiamo ripetutamente chiesto che vengano effettuati carotaggi sui terreni, ma finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta dagli enti preposti», aggiunge Boldo. «Intervenga la magistratura, si sospenda l'autorizzazione all'azienda, finché non è in grado di operare senza inquinare», chiedono ancora da Pro Life. «Noi non vogliamo far chiudere Italpollina, vogliamo solo respirare», precisano.

 

«Siamo esausti. Non ci fossero le limitazioni imposte dall'emergenza sanitaria saremmo davanti all'azienda a manifestare. Non si può più andare avanti così». Dal punto di vista legale, inoltre, il Comitato – che nell'ottobre 2019 aveva depositato un esposto in Procura per reato ambientale «di cui però non sappiamo ancora nulla» – ha citato l'azienda a comparire il prossimo 4 maggio davanti ad un mediatore per trovare un accordo che preveda una volta per tutte lo stop agli odori. «Prima di affrontare una causa, vogliamo cercare di trovare una mediazione con l'azienda», precisa l'avvocato Augusto De Beni.

 

«Abbiamo anche una proposta, ma se l'impresa non accetterà questa possibilità, saremo pronti ad andare davanti a un tribunale». Per il Comitato, inoltre, fondamentale sarebbe «che la politica scendesse in campo unita. Servirebbe una netta presa di posizione da parte di tutti gli amministratori locali della zona interessata. In ballo c'è anche l'immagine di un territorio, penalizzato dagli odori non solo dal punto di vista salutistico e ambientale ma anche da quello economico e turistico», sottolineano da Pro Life.

 

Nel frattempo Ags, Azienda gardesana servizi, ha realizzato un sistema di telecontrollo per monitorare i reflui della multinazionale che arrivano fino al depuratore di Affi. Ma che per il Comitato non è sufficiente. «Ci sembra il minimo, ma non basta. Il problema principale, seppure non l'unico, è l'aria: gli odori continuano», insistono ancora dal gruppo guidato da Boldo e Testi.

 

Da parte sua Italpollina, attraverso la presidente Rosanna Campagnari, fa sapere che «sulla problematica degli odori l'azienda è intervenuta da tempo e l’ha risolta. Per quanto ci riguarda, ci risulta che non vi siano più miasmi, quanto meno provenienti dalla nostra azienda. In merito al procedimento di mediazione», aggiunge, «verrà gestito attraverso i nostri legali che, nei termini previsti, svolgeranno ogni valutazione.

 

In ogni caso», conclude la manager dell'impresa, «auspichiamo che i procedimenti vengano governati nelle sedi istituzionali a ciò deputate al fine anche di non esasperare, peraltro senza fondate ragioni, una situazione che ha già causato attacchi in alcune occasioni anche personali ed aggressivi e sui quali ci riserviamo ogni azione». •

Emanuele Zanini