A Torri del Benaco

Dopo la furia della tempesta, si fa la conta dei danni: «Poteva essere una tragedia»

Una delle barche  di grandi dimensioni spinta dal vento su un gommone
Una delle barche di grandi dimensioni spinta dal vento su un gommone
Maltempo, danni a Torri (Pecora)

A Torri del Benaco proseguono senza sosta i lavori per rimarginare le profonde ferite al territorio causate dalla devastante tempesta di vento e acqua che si è abbattuta martedì pomeriggio. I fiumi di terra e fango che hanno attraversato il paese e le zone limitrofe si sono ritirati ma hanno lasciato dietro di sé segni indelebili del loro passaggio, così come il vento fortissimo che ha soffiato per quasi un’ora.

 

Dopo gli immediati interventi di protezione civile, polizia locale e vigili del fuoco per tamponare le situazioni più critiche, ieri è stata la volta di altri decine di lavori in numerose località sparse sul territorio comunale. Uno dei punti più colpiti è stata via Bellini, nella prima collina sopra Torri, dove è franata parte della strada, con muretti a secco di contenimento crollati. Ci vorranno ancora diversi giorni di lavori per ripristinare la situazione.

 

Franata parte di via Bellini
Franata parte di via Bellini

 

Sul fronte degli immobili, anche l’hotel Alpino di Albisano, come capitato al Lido, è stato costretto a chiudere momentaneamente e a trasferire gli ospiti per allagamento. Dovrebbero riuscire ad aprire entro qualche giorno. Critica la gestione delle vallette che dalle zone collinari arrivano a valle: la maggior parte sono ancora ostruite da centinaia di metri cubi di materiale. Gli operai comunali, con il supporto di protezione civile e vigili, stanno facendo il possibile per liberare nel minor tempo possibile i corsi d’acqua.

 

Altri punti particolarmente colpiti dal maltempo sono stati in località Prandine e Frader. In via Verdi e in diversi punti di località Loncrino si sono depositati fango e detriti. Lungo la strada provinciale che collega Albisano con Torri, a poche centinaia di metri dal centro storico del capoluogo, la pressione dell’acqua e l’intasamento provocato da un ammasso di sassi e ghiaia ha creato una voragine di almeno un metro di diametro. Ieri gli operai incaricati dalla Provincia hanno sistemato l’asfalto sbriciolato e ripulito il limitrofo condotto di scarico.

 

Sono proseguiti il taglio e la sistemazione delle decine di piante cadute o pericolanti, a partire da un grande cipresso, alto una quindicina di metri, in località Coi, oltre a molte altre, situate in proprietà private, che cadendo hanno provocato il danneggiamento di linea telefonica ed elettrica. In località Formighetta martedì, subito dopo il nubifragio, una famiglia era rimasta isolata a causa delle melma che aveva invaso e bloccato la strada privata d’accesso. Solo il provvidenziale intervento di alcuni operai che si trovavano in un cantiere limitrofo ha consentito loro di potersi muovere liberamente da casa.

 

Al problema degli alberi si aggiunge quello delle barche, almeno una decina, spiaggiate lungo la costa. La ditta locale Macran è al lavoro per recuperare almeno otto imbarcazioni, di cui sei di proprietà di turisti, rimaste coinvolte nella tempesta di martedì. Un gozzo in balia delle onde è andato a sbattere contro un pontile distruggendolo. Nel frattempo prosegue la conta dei danni allo Yachting Club, devastato dalla furia di pioggia, vento e acqua del lago. Una prima stima parla di almeno 120mila euro di danni generali.

 

«La forza della tromba d’aria che ha colpito Torri è stata devastante», commenta il presidente del club nautico, Roberto Calvetti. «Siamo riusciti a salvare una barca di grandi dimensioni che si trovava a terra e che si era capottata. Per fortuna le barche per la scuola di vela dovrebbero essere salve». «Le lezioni quindi proseguiranno regolarmente», annuncia Calvetti, che ripensa però ancora al drammatico pomeriggio di martedì. «Tutto sommato è andata bene che la tempesta sia arrivata nel primo pomeriggio». «Se fosse arrivata d’improvviso verso le 16, ci sarebbero potute essere in acqua le imbarcazioni della scuola vela. E allora poteva diventare una tragedia», conclude.

 

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Emanuele Zanini

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