IL CONVEGNO DI PEDIATRIA

Covid e piccoli, dati in crescita: «Prepariamoci per l’autunno»

Pediatria. Un bambino ricoverato con il covid in una foto di repertorio
Pediatria. Un bambino ricoverato con il covid in una foto di repertorio
Pediatria. Un bambino ricoverato con il covid in una foto di repertorio
Pediatria. Un bambino ricoverato con il covid in una foto di repertorio

«I vaccini sono sicuri, non sono nocivi e non dobbiamo avere paura. Vanno usati soprattutto per difendere i bambini più deboli». È quanto emerso con fermezza nel corso del sedicesimo congresso di Pediatria On Line e sesto congresso nazionale della Società italiana di pediatria condivisa (Sipec) svolto nell’ultimo fine settimana all’Hotel Parchi del Garda a Lazise. Nel corso della tavola rotonda «Covid in Italia due anni dopo» moderata dalla giornalista dell’Arena Camilla Ferro, sono emersi diversi spunti e sono stati spazzati via detti comuni.

Luogo comune. Il Covid è una malattia degli anziani: niente di più sbagliato. Hanno sottolineato all’unisono Mauro Cinquetti, presidente Sipec e direttore dipartimento materno infantile dell’Ulss 9 Scaligera di Verona, Raffaele Badolato, presidente della società italiana di pediatria e direttore delle clinica pediatrica dell’ospedale civile di Brescia, e Massimo Bellettato, direttore dipartimento materno infantile dell’Ulss 8 Berica di Vicenza.

Il covid ha colpito a morte 40 bambini in Italia e non erano tutti con patologie preesistenti. Ha portato all’ospedalizzazione di centinaia di migliaia di bambini registrando oltre un milione di fanciulli colpiti da covid. «Molti pediatri, i più, sono stati attivi nel raccomandare la vaccinazione nell’età in cui era possibile. Abbiamo però osservato che nell’età tra i 12 e i 16 anni dove c’era il vincolo sociale del greenpass la vaccinazione è andata bene, e non tanto per le nostre raccomandazioni ma per una furbizia del Governo», hanno sottolineato i tre relatori. Affermando che «con i più piccoli, non essendoci vincoli, la copertura vaccinale non ha superato il 40% e quindi è stata totalmente inefficace nel proteggere quelli che potrebbero essere ricoverati».

Primo anno. Nel primo anno di pandemia i bambini sono stati risparmiati. «Nessun ammalato, nessuna bronchiolite nel 2020 a differenza degli ultimi mesi dello scorso anno con un numero di bambini in terapia intensiva e per fortuna senza casi di morte. Abbiamo avuto una marea di bambini che hanno avuto necessità di essere intubati, ventilati e assistiti ma non abbiamo posti a sufficienza tanto che ci siamo aiutatati tra Veneto e Lombardia a seconda della disponibilità del momento. È emersa una grossa lacuna a cui dobbiamo far fronte», ha ammesso candidamente Massimo Bellettato.

«Ci è andata bene una prima volta ma non so come sarebbe finita se la malattia sui bambini fosse stata impattante com’è stata con gli adulti. Nella prima fase delle pandemia non eravamo pronti e strutturati ad affrontare le patologie intensive sui neonati. Abbiamo dovuto rivedere la nostra organizzazione. Vale a dire avere stanze dedicate alle mamme positive, personale dedicato solo ai neonati di mamma positiva. Non fare entrare i papà. All’inizio l’organizzazione del lavoro è stato davvero devastante», ha ripetuto Bellettato. «Ci sono stati picchi di ospedalizzazione in dicembre con il due per cento di bambini finiti in terapia intensiva. Abbiamo assistito a una totale inadeguatezza organizzativa del sistema sanitario. E questo va detto», ha aggiunto Raffaele Bedolato.

Organizzazione. «Negli ultimi vent’anni il sistema sanitario è stato tagliato. Il fatto di tagliare i posti letto è un problema quando c’è un’ emergenza infettivologica. Non avevamo indicazione di dove ricoverare i bambini. La nostra organizzazione non è dimensionata di fronte al problema infettivologico. Sappiamo che il 30% dei bambini con infezione vengono ricoverati e almeno due terzi di loro non hanno malattie preesistenti: circa il 2% alla fine hanno avuto bisogno di supporto ventilatorio in terapia intensiva. Ad ottobre e novembre, quando tornerà l’epidemia, dobbiamo essere pronti e organizzati. L’influenza sta tornando e state pur certi che in autunno avremo qualcosa di simile a quello che abbiamo visto per la bronchiolite», ha ripreso Badolato.

Quali cure ci sono ha chiesto Camilla Ferro, abile a stimolare gli interventi dei tre relatori. «Purtroppo molte delle terapie sono solo per ragazzi sopra i 12 o i 18 anni. Questo significa che c’è molto da lavorare. I farmaci monoclonali non sono a disposizione per l’età pediatrica e le procedure di approvazione sono più lente e per questo è necessario insistere con la vaccinazione», ha concluso Raffaele Badolato. «Per capire com’è cambiata l’epidemiologia in questo biennio ci vengono in aiuto i numeri», è intervenuto Mauro Cinquetti. «La realtà ospedaliera di San Bonifacio ha visto nascere lo scorso anno 1.300 neonati. Il numero è più o meno costante nell’ultimo triennio. Ebbene, nel 2020 sono state 20 le donne covid positive, nel 2021 30 e in questo primo quadrimestre ben 50. Questo per dire che l’unica protezione che possiamo offrire ai neonati è quella della vaccinazione in gravidanza della mamma. Dobbiamo impegnarci come pediatri a fare campagna informativa in questa direzione», ha concluso il presidente Sipec.

Stefano Joppi