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11.09.2019

Collettore, scende in campo Legambiente

Operazione di manutenzione al collettore del Garda
Operazione di manutenzione al collettore del Garda

Legambiente torna a chiedere ad Azienda gardesana servizi la Valutazione di impatto ambientale (Via) sull’opera del nuovo collettore fognario del Garda. Richiesta che si fa pressante ora che sulla sponda veneta del lago il progetto definitivo ha previsto che le nuove condotte siano posate per la maggior parte lungo le rive anziché sotto o a fianco della strada Gardesana come previsto in fase preliminare, ricalcando sostanzialmente il tracciato del collettore esistente, fatta salva l’eliminazione dei tratti sublacuali. «Collaboriamo con Ags in diversi progetti, ma per quanto riguarda il collettore stanno emergendo soluzioni che non rispettano quanto condiviso con noi durante la fase preliminare, che ci vedeva concordi nello spostare il più possibile il nuovo impianto dall’ambito lacuale», ha esordito Lorenzo Albi di Legambiente Verona. Un parere espresso durante la conferenza stampa convocata ieri nella sede cittadina dell’associazione, a cui hanno partecipato il presidente del circolo gardesano «Il Tasso» Raffaello Boni e gli ingegneri Mario Dell’Acqua e Gianni Crema, consulenti di Legambiente. La preoccupazione, è stato spiegato, è che con gli scavi e i lavori lungo le coste tramonti definitivamente la possibilità di una loro rinaturalizzazione, essendo ambiti sempre più antropizzati. Da qui la richiesta della Valutazione di impatto ambientale, sebbene la normativa italiana non la preveda come obbligatoria per i sistemi di collettamento fognario come invece accade per gli impianti di depurazione. «È stato fatto uno studio di impatto ambientale solamente sul progetto definitivo», ha fatto sapere Albi, auspicando una valutazione complessiva e a monte che compari la fattibilità tecnica, economica e socio-ambientale di diverse soluzioni progettuali. «Tenendo conto», ha sottolineato, «anche dell’impatto cumulativo con altri progetti». Previsti sull’area gardesana, a partire dal sistema della mobilità. «Tutti sapevano che intervenire sulla Gardesana era complicato, ma forse era l’occasione per rivalutare anche tutto il sistema della mobilità e per riqualificare l’ecosistema del Garda con il ripristino dei canneti», ha aggiunto Albi. «Dobbiamo fare un’opera che riesca a durare duecento anni, ma c'è il rischio che questo impianto rispecchi quanto fatto tra gli anni Ottanta e Novanta». «La Valutazione di impatto ambientale», ha insistito, «è ancora possibile perché le opere non sono partite, sarebbe realizzabile in dieci-dodici mesi, un ritardo insignificante rispetto al valore di questa analisi». «La Via», ha aggiunto l’ingegner Crema, «serve al progetto stesso, che per essere strutturato tecnicamente nel migliore dei modi necessita di questo passaggio, che la legge lo dica o meno. Non farla significa tralasciare le fondamenta». Al momento Ags e Ato Veronese (ente territoriale che controlla Ags) non intendono dare seguito all’appello di Legambiente. «Trovo singolare che ci si rivolga ai giornali senza interpellarci direttamente», ha ribattuto il direttore di Ato Veronese Luciano Franchini contattato al telefono da L’Arena, ribadendo che «la norma non prevede la Via» e che «Ags organizzerà momenti pubblici in cui il progetto verrà spiegato e tutti potranno accedere alle informazioni e presentare osservazioni». «Non ritengo opportuno», ha sottolineato, «applicare questa procedura, se ci saranno argomenti di tipo ambientale da verificare lo faremo». Secca la replica di Albi: «Vero che la Valutazione di impatto ambientale non è obbligatoria per i collettori fognari, ma si tratta di una carenza legislativa italiana che non esiste nel resto del mondo. Solo sulla sponda veronese saranno necessari 110 milioni di euro (costo lievitato di 25 milioni rispetto alla versione preliminare, ndr) coperti con i soldi dei contribuenti italiani e gardesani. Altrove la Valutazione di impatto ambientale è redatta per progetti di importi molto inferiori». •

Katia Ferraro
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