Cinque Stelle sul simbolo della lista «Si Cambia» Si accende la polemica

Mattia Fantinati
Mattia Fantinati

Le cinque stelle che hanno concorso a comporre il simbolo della costituenda lista elettorale «Si cambia», la seconda a uscire allo scoperto a Castelnuovo, hanno fatto storcere il naso a più di qualche esponente del Movimento 5 Stelle. Il problema non è solo grafico, nonostante le stelle siano uguali a quelle del simbolo del M5S, ma soprattutto di sostanza. La lista è nata da un accordo tra i tre attuali capigruppo di opposizione in Consiglio comunale: Giovanni Dal Cero, candidato sindaco leghista che oltre alla Lega rappresenta il gruppo Castelnuovo in Comune con cui si candidò cinque anni fa; Rossella Vanna Ardielli, capogruppo del movimento civico La Strada; Marcello Giacomelli, che nel 2014 corse alle amministrative a capo di una lista targata M5S. A livello locale si parla molto dell’accordo, disconosciuto però dai vertici del M5S. «La posizione ufficiale è che nessuno del M5S può fare alleanze, se il M5S si presenta alle elezioni deve farlo da solo», ricorda il deputato veronese Mattia Fantinati, sottosegretario alla Pubblica amministrazione. «Non eravamo a conoscenza del caso Castelnuovo», prosegue, «anche se le cinque stelle del logo sono quelle del Movimento, il nostro simbolo è uno solo e le altre cose non sono ufficiali. Quella di Castelnuovo», conclude Fantinati, «non può considerarsi un’alleanza vera e propria». E annuncia che la questione sarà affrontata con il collegio dei probiviri, l’organismo del M5S che vigila sul rispetto dei doveri degli iscritti. Nonostante la bufera che sta scatenando la sua scelta, Marcello Giacomelli si mostra sereno. «È un accordo nato anche da un candidato del M5S che entra in una lista civica senza utilizzare il simbolo ufficiale del Movimento», spiega. «Non ripudiando la mia storia, mi ritengo ancora all’interno del Movimento e mi candido portando con me i cinque princìpi rappresentati dalle cinque stelle: acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo. Non ho ricevuto alcun disconoscimento ufficiale, ma neanche appoggio», ammette, felice però «del sostegno morale di buona parte della base».

K.F.

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