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29.05.2020

Cinghiali, devastato il 50% dei pascoli

La  quercia di Sorasengi, simbolo dell’omonima associazione culturale, è stata danneggiata dai cinghiali Il danno provocato dai cinghiali: un campo devastato dagli animali alla ricerca di bulbi e insetti
La quercia di Sorasengi, simbolo dell’omonima associazione culturale, è stata danneggiata dai cinghiali Il danno provocato dai cinghiali: un campo devastato dagli animali alla ricerca di bulbi e insetti

Cinghiali scatenati. E ora arrivano le cucciolate. Non cessa la distruzione del «Giardino d’Europa». Perché, se «la gravissima contingenza» dell’emergenza Covid-19, ha «forse per un po’ fatto dimenticare l’altrettanto gravissimo problema dei cinghiali che da alcuni anni affligge il Monte Baldo», proprio il lockdown, rarefacendo le uscite dell’uomo, ha fatto riprendere agli animali possesso degli spazi naturali. E questi suidi non hanno fatto complimenti. Anzi. Si sono sfogati scorrazzando in lungo e in largo, arando terreni ad ogni quota. L’ultimo "attacco", fa sapere Giacomo Brunelli, presidente dell’associazione culturale Sorasengi, di Caprino, lo hanno sferrato «alla secolare quercia di Sorasengi» divenuta l’emblema del gruppo. Inoltre, come ha notato Maurizio Delibori, presidente del Ctg Aca Monte Baldo, hanno infierito sui già devastati pascoli. «Alla vigilia dell’alpeggio, che inizia tra fine maggio e primi di giugno, la fascia montana tra 1000 e 1300 metri di quota appare devastata», dice. «Il cotico erboso è stato sollevato alla ricerca di bulbi, tuberi ed insetti che costituiscono il cibo di questi onnivori. Sono tantissimi per cui oltre il 50% di queste terre è rovinato. Cosa mangeranno le mucche che stanno per arrivare?». Ora nel mirino è finita pure la quercia: «Hanno fatto 5/6 buche ai suoi piedi tra una radice e l’altra», indica Brunelli. «dimostrano così di poter provocare danni gravissimi e irreversibili alla natura ma anche al mondo contadino e all’ambiente che gli agricoltori hanno costruito con secoli di lavoro e sacrifici». Proprio il grande albero è un po’ simbolo dell’ associazione Sorasengi, promotrice del Comitato spontaneo per la difesa del Baldo, sorto il 12 dicembre 2018 per denunciare il disastro ambientale provocato dall’ abnorme diffusione del cinghiale che, il 26 maggio, ha inviato un Sos al presidente dell’Unione montana del Baldo Garda, Maurizio Castellani, che è anche sindaco di San Zeno di Montagna e ai colleghi di Brentino Belluno, Brenzone, Caprino, Costermano sul Garda, Ferrara di Monte Baldo, Rivoli. Rilanciano l’appello fatto il 5 marzo, alla vigilia della quarantena da Covid-19, alla riunione indetta al Platano che aveva visto partecipare i Comprensori Alpini di Caprino e Malcesine, associazioni culturali e ambientaliste come il Gem (Gruppo escursionistico montebaldino) di Caprino del Cai, Legambiente, Coldiretti Caprino. «Chiediamo con forza sia istituita, all’Unione, una commissione permanente di osservazione, studio e proposta sulle questioni ambientali del Baldo per mettere le istituzioni in grado di affrontare con cognizioni tecnico e scientifiche i problemi che, di volta in volta, si presentano e per portare avanti proposte di sviluppo sostenibile che valorizzino le eccellenze del territorio. Ora va risolto questo problema». Il Comitato è mosso dal «grande amore che i nostri associati e noi abbiamo per il Baldo, il suo territorio in cui siamo nati e viviamo, un ambiente unico e prezioso studiato da oltre 5 secoli per le sue peculiarità e ricchezze. In un’area pari allo 0,3% del territorio nazionale si concentra il 32 % delle specie floristiche. Negli ultimi decenni il Baldo ha subito notevoli mutamenti, non sempre coerenti con uno sviluppo sostenibile. Ora quest’incontrollata prolificazione di cinghiali sta dando un colpo risolutivo alla sua distruzione, con relative problematiche economiche, culturali, di tutela del patrimonio floristico e della biodiversità. Perciò si chiede la commissione. «Il problema cinghiali», incalza, «ci ha visto tutti impreparati sotto i profili scientifico, tecnico e giuridico, quindi incapaci di una proposta organica, costretti a limitarci a segnalare il problema e ad affidare eventuali proposte di soluzione ad altri. Siamo disponibili a contribuire alla formazione di tale tavolo di lavoro a cui partecipino», sintetizza, «tecnici botanici, floro-faunisti, geologi, geografi, rappresentanti di forze che conoscono il Baldo, associazioni ambientaliste, culturali, di agricoltori, allevatori, castanicoltori». E conclude: «Stanno nascendo le nuove cucciolate. Il cinghiale si fermerà solo quando il territorio non avrà più cibo da offrire». •

Barbara Bertasi
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