Cinghiali, 15 mila euro di danni «Difficile ottenere indennizzi»

Guidalberto di Canossa nel suo oliveto «arato» dai cinghiali
Guidalberto di Canossa nel suo oliveto «arato» dai cinghiali
Guidalberto di Canossa nel suo oliveto «arato» dai cinghiali
Guidalberto di Canossa nel suo oliveto «arato» dai cinghiali

«In Veneto per i danni da cinghiale abbiamo circa duecento segnalazioni ogni anno per un importo superiore a 400 mila euro. Questa cifra rappresenta un terzo del totale dei danni da fauna periziati». A parlare è l’assessore regionale alla caccia del Veneto, Cristiano Corazzari, che interviene dopo le plurime segnalazioni di problemi avuti da aziende e privati per la presenza, ormai definita «fuori controllo», dei cinghiali sul Monte Baldo, nell’alto Garda e in Lessinia. «Il tema dei cinghiali in Veneto e, nel caso specifico, sul Monte Baldo e in Lessinia», ha aggiunto l’assessore, «è conosciuto e oggetto di gestione da parte della Regione attraverso il piano di controllo ed eradicazione. I danni sono già oggetto di risarcimento da parte della Regione attraverso apposito fondo. Dal 10 settembre 2020 le competenze per il risarcimento sono state trasferite all’Avepa attraverso una specifica convenzione con la Regione, mentre prima erano di competenza delle Province». Quali sono i danni più frequentemente segnalati per cui si chiede il risarcimento? «Oltre un terzo riguardano il calpestio e lo scavo dei terreni con necessità di interventi onerosi di ripristino e sistemazioni di impianti e attrezzature. Per risolvere il problema dei cinghiali la Regione sta facendo tutto ciò che è in suo potere, ma servono interventi nazionali mirati. Come Regione abbiamo approvato nel 2017, con parere positivo dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ndr), un piano di controllo per l’eradicazione applicabile a tutto il territorio veneto. Il piano di controllo è in scadenza il 31 gennaio 2022, ma abbiamo già pronta la proroga che dovrà tenere conto dei provvedimenti nazionali del Ministero della Salute, anche in ordine all'evoluzione della situazione della peste suina», ha aggiunto Corazzari. Per quanto riguarda però la possibilità dei risarcimenti agli agricoltori, a privati e alle imprese agricole, la situazione è tutt’altro che semplice. Sul tema è ritornato Guidalberto di Canossa che, nei giorni scorsi, aveva denunciato a L’Arena gli ingenti danni subiti nel suo oliveto. Il settantaduenne scaligero gestisce, tra le altre cose, un’azienda agricola con terreni «nel territorio di Torri per circa 130 ettari e in quello di Garda per ulteriori 40 ettari circa. La proprietà», aveva raccontato di Canossa, «va dalla riva del lago, nel tratto tra Garda e San Vigilio, fino quasi a località Le Sorte ad Albisano. Il terreno è boscoso e, su circa 12 ettari, c’è un oliveto specializzato con 4000 olivi. Fino al 1993, anno in cui fu istituito il parco regionale del Monte Luppia-Rocca di Garda, l’area era gestita come riserva di caccia e si provvedeva al controllo delle popolazioni di animali selvatici presenti. Poi più nulla è stato fatto. Finora ho avuto danni per circa 15 mila euro», ha spiegato di Canossa, «e, rivolgendomi a un avvocato, ho capito che proporre davanti al giudice una causa di risarcimento nei confronti dello Stato quale proprietario della fauna selvatica pare sconsigliabile per la durata, i costi e l'alea del giudizio». «La normativa attuale», continua, «sembra fatta apposta: è contro ogni soluzione di buon senso del problema. È possibile chiedere l'indennizzo previsto dalla normativa statale e regionale in materia di caccia per i danni da fauna selvatica e, in particolare, per quelli subiti in territori dove la pianificazione venatoria esclude la possibilità di cacciare gli animali ed è maggiore il rischio che questi provochino dei danni all'agricoltura, ma la possibilità di indennizzo resta quella di accesso ai fondi previsti per tutti i danni da fauna selvatica, o al fondo destinato alle aree protette. Tali fondi risultano esauriti. Inoltre la risarcibilità, oltre a non garantire il cento per cento del danno, sembra dipendere anche dal fatto che siano stati adottati idonei interventi di prevenzione, cosa impossibile da realizzare in aree vaste in modo efficace poiché non esistono sistemi di protezione idonei a impedire il passaggio dei cinghiali. Resta poi da considerare», conclude, «che la sistemazione del danno, in mancanza di una reale eliminazione della causa, costituirebbe un costo e uno sforzo inutile perché il problema si ripeterebbe». Insomma: anche di Canossa pare destinato a dover mettere mano al portafoglio se vuol risistemare i suoi terreni devastati dai cinghiali. E, come lui, anche decine di privati che hanno subito danni nell’alto lago.•.

Gerardo Musuraca