Il caso

Ha chiuso il rifugio Forte Naole sul Monte Baldo: appello per farlo riaprire

Il rifugio Forte Naole qualche estate fa, i gestori aspettano di poter riaprire
Il rifugio Forte Naole qualche estate fa, i gestori aspettano di poter riaprire
Il rifugio Forte Naole qualche estate fa, i gestori aspettano di poter riaprire
Il rifugio Forte Naole qualche estate fa, i gestori aspettano di poter riaprire

Sos per il Rifugio alpino Forte Naole, a 1700 metri di quota sul Baldo, chiuso con lo sbocciare della primavera.

«A due anni dall’apertura, al Rifugio Forte Naole, sul Baldo, è stata vietata la prosecuzione dell’attività. Vorrei sapere se l’amministrazione abbia tentato di trovare una soluzione alle problematiche emerse. Sarebbe fondamentale per far ripartire la struttura che, classificata rifugio alpino dalla Provincia, svolge un importante ruolo di accoglienza e può essere punto di riferimento per politiche di educazione ambientale».

Così il capogruppo di Amiamo Caprino, Cristiano Pastorello, spiega le motivazioni che lo hanno portato a presentare, il 19 aprile, l’interrogazione con oggetto «azioni a sostegno di attività turistiche a presidio del territorio» discussa nel Consiglio del 30 aprile, concentrandosi sul Rifugio Forte Naole, «spazio privato ricavato nell’ex caserma dell’omonimo forte costruito per il conflitto mondiale del 1915-1918, per anni usato come malga e poi anche come colonia estiva, che oggi, come gli altri rifugi baldensi - Baito Pralongo, Fiori del Baldo, Chierego, Barana al Telegrafo - offre ospitalità a diversi escursionisti che percorrono il Baldo».

Ricordando l’importanza che attribuisce a questi complessi per la sua formazione di forestale, «sono alpinista, accademico Cai, tecnico dell’elisoccorso del Cnsas di Verona, e soprattutto per l’esperienza che ho vissuto gestendo rifugi», ha detto Pastorello, «chiedo al sindaco Paola Arduini e all’assessore al turismo Davide Mazzola di conoscere i problemi che hanno condotto gli uffici a emanare il divieto di prosecuzione dell’attività commerciale; quali siano state le azioni dell’amministrazione volte a permettere il prosieguo dell’attività del rifugio e se intenda trovare una soluzione alla questione della destinazione d’uso dei locali, dato che mai più saranno utilizzati come caserma».

 

Ha risposto il sindaco Arduini: «Queste domande sono volte a ottenere chiarimenti sulla procedura di richiesta di un privato per l’autorizzazione allo svolgimento di attività turistico-ricettiva. Trattandosi di una pratica di carattere gestionale, non costituisce oggetto di discussione in Consiglio. Questa questione si risolverà certamente».

Pastorello si è detto costernato della risposta. «Non volevo certo porre all’attenzione del Consiglio la vicenda di un privato», ha aggiunto, «non lo avrei fatto per un bar in centro, ma per un rifugio sì, perché ha effetti positivi sull’intero sistema turistico del Baldo». Poi ha chiuso: «Se ci sono problemi tecnici ritengo che l’amministrazione debba impegnarsi per indicare al proprietario o gestore le vie per risolverli così da garantire la prosecuzione di un’attività cruciale per il sistema montagna».

Lorenzo Mignolli, che con la compagna gestisce il rifugio dal 2 giugno 2019, commenta: «Spero che questi problemi possano essere risolti al più presto insieme al Comune. Siamo chiusi dal primo aprile, potremmo svolgere un servizio importante di presidio del territorio e di accoglienza turistica. È un momento molto difficile, io e la mia famiglia viviamo di questo».

Il proprietario Giovanni Zivelonghi aggiunge: «Siamo proprietari dal 1900, mi auguro che il rifugio possa riaprire al pubblico quanto prima, che valorizzi il Monte Baldo».•.

Barbara Bertasi

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