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28.06.2019

Ha restaurato l’auto di papa Paolo VI

La Fiat 2800 Torpedo Special restaurata e appartenente a Marai
La Fiat 2800 Torpedo Special restaurata e appartenente a Marai

Ha restaurato fino all’ultimo bullone la Fiat 2800 Torpedo Special del 1948 sulla quale viaggiarono capi di stato, pontefici, statisti, sovrani e imperatori in visita ufficiale al nostro Paese. Sabato scorso questa vettura carica di storia ha ricevuto dall’Automotoclub Storico Italiano il massimo riconoscimento, la Targa oro, che ne legittima la storicità. Il proprietario è Marco Marai di Castelnuovo del Garda, 55 anni, assicuratore e ambito socio del Benaco Auto classiche di Bardolino. La sua lussuosa automobile, sulla quale viaggiarono Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi, Antonio Segni, Giuseppe Saragat, il Patriarca di Venezia Giuseppe Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, e l'arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini che sarebbe divenuto poi Papa Paolo VI, oltre agli allora giovani Aldo Moro e Giulio Andreotti, che negli anni Cinquanta erano fra i più promettenti della Dc, è stata ricevuta con tutti gli onori dai commissari dell’ Asi, convocati dall’Historic Cars Club di Verona per gli esami di storicità, prova temuta dai collezionisti come la maturità dagli studenti. C’è gente che aspetta mesi (spesso anni interi) per trovare la tappezzeria, il fanalino, il collettore, il parafango. Poi la lunga trafila dei controlli, degli assemblaggi, delle verniciature. Un percorso di guerra capace di mettere a dura prova anche il più paziente degli appassionati. Le bucce di banana sono a ogni metro. Basta una vite sbagliata, un filo elettrico non conforme, una tonalità di colore scappata di mano al carrozziere e zac, si finisce nella lista nera. Rimandati. O peggio bocciati. Perché il restauro, costato parecchi quattrini, non è avvenuto a regola d’arte. O perché mancava un dato, un campione di colore, la foto che documentava la correttezza del restauro. I giudici arrivano da ogni parte d’Italia. Si chiamano commissari e sorridono pazienti, ma fino a un certo punto. Se un’inezia non li convince tirano fuori serpentine lunghissime, con una potente lampada sulla sommità, e le infilano nei pertugi del motore per scovare ogni minuzia tecnica. «Soffrirà? Farà male?», sembrano chiedersi i proprietari che intanto sudano freddo, masticano chewingum e si torturano le pellicine delle dita come farebbero i figli alle prese con la prova di matematica E si augurano in cuor loro che l’esame finisca bene. Perché i commissari Asi sono autentici cervelloni su marche specifiche. C’è quello che sa vita morte e miracoli sulle auto inglesi. Quello che mangia pane e Ferrari a colazione pranzo e cena. C’è lo specialista in auto anteguerra, l’esperto nelle dopoguerra, il guru delle spider italiane, il dotto sulle francesi, il navigato sulle inglesi. Autentiche enciclopedie viventi. Ma quando, fra più di ottanta fra auto e moto candidata all’esame di omologazione per il «Certificato di identità», si è presentata lei, la Fiat Torpedo blu scuro, nessuno ha avuto niente da ridire. Tutti muti. Promossa a giugno, con tanti complimenti. Marai, per farsi sostenere, si era fatto accompagnare dal figlio adolescente Andrea che, sprofondato sui sedili posteriori, forniva informazioni ai curiosi che guardavano, toccavano, chiedevano. Alla fine, quando la promozione è stata firmata, nero su bianco, il proprietario ha tirato un sospiro di sollievo. Fino al primo rifornimento di benzina, quando dovrà por mano al portafogli per riempire il serbatoio. Perché un’auto così, immatricolata nel 1948, sei cilindri in linea, quasi tre litri di cilindrata, una lunghezza che sfiora i sei metri e una stazza di due tonnellate e mezzo a pieno carico , percorre poco più di cinque chilometri con un litro di benzina. Ma non è certamente questa la prima preoccupazione per un collezionista innamorato della storia. Chi vorrà vederla dal vivo, troverà questa limousine al concorso d’eleganza di Legnago del 6 e 7 luglio. •

Danilo Castellarin
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