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25.03.2019

Tradito da quella strada maledetta

La moto sulla quale viaggiava Emanuele FOTO PECORA
La moto sulla quale viaggiava Emanuele FOTO PECORA

L’altra notte non ha dormito: il pensiero continuava a correre a quella faccia pulita, al diciannovenne il cui volto, le cui mani, una volta sfilati i guanti, potevano essere quelli di suo figlio di 24 anni. È un ciclista, l’unico testimone dell’incidente che ha stroncato la vita di Emanuele Bonfante a Caprino, in località La Presa, sulla provinciale 29 prima di località Platano. Giornata ideale, sabato, per fare un giro sulle due ruote, bicicletta o Kawasaki Ninja 600 verde smeraldo che sia. Il testimone, che ha telefonato al nostro giornale (ma non ha voluto per motivi di riservatezza dire il proprio nome), ha sentito un fragore alle spalle, si è voltato e ha visto la scena: Emanuele, la moto, l’amico che lo seguiva sopraggiungere. Erano partiti in tre, dal Mantovano, ognuno sulla sua moto. Bonfante era il secondo, quello che lo precedeva era andato oltre. In quel momento sulla strada non c’era nessun altro. Il ciclista è corso a soccorrere Emanuele, ha visto piangere il suo amico, ha chiamato il 118, ha assistito ai tentativi di rianimare il ragazzo. Ma non c’è stato nulla da fare. Nel frattempo si era fermata un’auto ed era tornato indietro l’altro amico: voleva capire come mai Emanuele e il terzo motociclista si erano fermati, non arrivavano. È rimasto impietrito, incapace di parlare. È stato un appassionato di moto, il ciclista testimone, così come lo era suo figlio. Poi la paura che potesse capitare qualcosa, il figlio che un giorno torna a casa e ti dice: “Papà, ho deciso di vendere la moto”». Emanuele Bonfante, 19 anni compiuti il 13 marzo, non aveva ancora preso paura, andava in moto sin da ragazzo, condivideva la passione con i familiari, era anche attrezzato in caso di cadute, così come i suoi amici: casco, tute di qualità. Non si sa che cosa sia successo, come mai abbia perso il controllo della sua Kawasaki, forse una traiettoria sbagliata, una distrazione. Quel che è certo è che sull’asfalto non c’erano tracce di frenata: Emanuele è andato dritto a sbattere contro il guardrail. La velocità, secondo il ciclista testimone, non era elevata. Non come quella di chi in passato aveva girato dei video inquadrando il tachimetro che segnava i 210 chilometri all’ora, due dei quali sulla Caprino-Spiazzi. TrakkoMatto, così si «firmava» un motociclista, ne aveva mostrati due: uno datato 18 settembre 2014 e l’altro 6 ottobre 2014. Si intitolavano «Su e giù da Spiazzi» e il secondo è con l’audio originale, come richiesto dai fan. Che erano quasi 2.000 e avevano lasciano questi commenti: «Gran bella salita e guida pulitissima. Complimenti» o «Ma quella è la velocità incarnata in una moto» e ancora «Non riesco a smettere di guardarlo». Emanuele non li aveva mai visti. E a volte non occorre raggiungere i 210 orari per morire. Basta molto meno. •

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