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17.04.2019

Summit sui cinghiali: «Soluzione urgente»

Un cinghiale, la presenza di questi animali è in crescita
Un cinghiale, la presenza di questi animali è in crescita

L’emergenza cinghiali assume pieghe paradossali. Da pochi giorni, il piano di controllo della fauna così detta «nociva», tra cui sono inseriti i cinghiali, è stato sospeso dalla Polizia provinciale che al riguardo ha inviato una comunicazione ai comprensori alpini e agli ambiti territoriali. Gli uffici provinciali infatti si stanno informando, dal punto di vista legale, per risolvere possibili questioni legate all’assicurazione, dalla quale dovrebbero essere invece coperti i cacciatori. I quali, nel frattempo, non possono più sparare ala fauna «nociva», almeno fino a nuove disposizioni. Ma il provvedimento della Provincia, ironia della sorte, avviene proprio quando il Comune di Caprino è pronto a firmare – questione di giorni se non di ore – una convenzione con il comprensorio alpino locale, presieduto da Tiziano Zanetti, a cui affidare, in comodato d’uso gratuito, per vent’anni, un immobile da destinare a centro di raccolta delle carcasse degli ungulati, situato in via XXIV Maggio e acquisito gratuitamente dal Demanio lo scorso anno. Tuttavia, la struttura – la seconda del genere sul territorio del Garda Baldo, dopo quella aperta a febbraio a Brenzone – al momento non potrà essere utilizzata dai cacciatori, che perciò masticano amaro. Infatti, ora che anche nell’area meridionale del Baldo è pronta una celle frigorifera dove portare gli animali abbattuti, problemi burocratici e assicurativi ne impediscono l’utilizzo. «La questione», spiega Zanetti, «ruota attorno alle legge sulla caccia, la 157 del 1992. L’articolo 19 precisa che i piani di abbattimento possono essere effettuati da guardie venatorie provinciali, guardie forestali o comunali autorizzate, o dai proprietari dei fondi, ma non dai cacciatori. Quindi», aggiunge Zanetti, «se abbattiamo i cinghiali siamo fuori legge. Serve una modifica alla normativa che inserisca anche noi cacciatori. Perché ad oggi non ci possiamo prendere la responsabilità di intervenire violando le norme». Il tema cinghiali rimane caldissimo sul Baldo, devastato dalla presenza ormai fuori controllo dell’ungulato che sta distruggendo ampie aree di terreni coltivati e prati su un vasto territorio della montagna e delle colline circostanti. Per discutere e cercare di trovare una soluzione al problema, oggi, alle 18, nella sede dell’Unione Montana Baldo Garda a Caprino, si terrà un vertice, organizzato dalla Provincia, a cui parteciperà tra gli altri anche l’assessore regionale alla Caccia Giuseppe Pan, oltre al presidente della Provincia Manuel Scalzotto, il comandante della Polizia provinciale Anna Maggio e Ivano Confortini, responsabile del Servizio tutela faunistico-ambientale della Provincia. All’incontro sono stati invitati anche i sindaci di tutti i Comuni del comprensorio del Garda-Baldo, oltre ai rappresentanti degli Ambiti territoriali di caccia e dei Comprensori alpini. Nel frattempo, il Comitato spontaneo per la difesa del Monte Baldo sta predisponendo una lettera di diffida nei confronti della Regione e della Provincia per la gestione dell’emergenza cinghiali. È stato deciso, infatti, in occasione di un’assemblea pubblica organizzata la scorsa settimana a Caprino, nella quale il Comitato ha puntato il dito in particolare contro la Provincia, colpevole, a suo modo di vedere, di aver fatto poco o niente finora per arginare la proliferazione degli ungolati sul Baldo, di stimolare l’ente a prendere subito in mano la situazione e ad agire «con urgenza». È stata citata in particolare una delibera di Giunta provinciale del 2011 che prevedeva l’eradicazione della specie e un documento, di poco successivo, dove l’ente provinciale riteneva «assolutamente necessario evitare che il cinghiale possa affermarsi sul Baldo». Il risultato, invece, è stato sottolineato da Giacomo Brunelli, dell’associazione culturale Sorasengi e da Raffaello Boni, responsabile Legambiente Baldo Garda, entrambi membri del Comitato in difesa del Baldo, è che la specie sta distruggendo la fragile biodiversità presente nell’«Hortus Europae», tra cui molte specie di orchidee rare, che con le razzie dei cinghiali rischiano di scomparire per sempre. Brunelli ha sottolineato inoltre come le sempre più frequenti e devastanti «arature» del terreno da parte degli animali rischi di creare, con il tempo, veri e propri ghiaioni al posto dei prati e, nei pendii più scoscesi, di favorire rischi idrogeologici (tra cui frane e smottamenti, specie con le piogge), «che purtroppo si tendono a sottovalutare». Boni, oltre a mostrare alcune immagini che testimoniano le devastazioni provocate dal passaggio dei cinghiali, ha ricordato che per il piano di eradicazione serve mandare sul territorio anche faunisti e tecnici per studiare le abitudini di questi animali, rapportarsi con i coltivatori e gli abitanti delle zone devastate per dare indicazioni utili per interventi efficaci. •

Emanuele Zanini
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