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08.09.2019

«Prendetevi un pezzo di Giardino dei sogni»

Benito Merzi vicino al cartellone che indica i percorsi realizzati nel Giardino dei sogni
Benito Merzi vicino al cartellone che indica i percorsi realizzati nel Giardino dei sogni

«Venite a prendervi un pezzo del nostro Giardino dei sogni, non c’è più tempo ormai, fra non molto dovremo andare via». È l’appello di Benito Merzi, l’uomo che ha trasformato l’area verde inaccessibile ai piedi di Villa Nichesola Camis nel Comune di Caprino in una vera oasi. Ora, dopo anni di lavoro, sacrifici e grandi emozioni, i proprietari dell’area, i frati domenicani dell’Italia Settentrionale, hanno deciso di vendere tutto: la villa con il giardino dove la gente ha portato amore, speranze e anche dolore. In quel luogo le persone ancora oggi possono accedervi gratuitamente per svagarsi, conoscere i fiori, le piante e tutto ciò che Benito ha portato. Negli anni sono anche stati dedicati degli alberi alle persone scomparse. Qui tante realtà hanno lasciato un segno, quelli di Essereclown Verona, l’oncologia di Borgo Roma, della maestra Aureliana Bergamini, scomparsa nel 2017; insieme alle associazioni Amici di Marco, Amici di Gioele, Amici di Pasquale, Fidas Valeggio, Donne impresa Coldiretti, Cuore di Maglia, Dimy68, Vito Coro Parrocchiale Castelnuovo, Coro parrocchiale Cavaion, CTG Vissinel. Poi ci sono state le donazioni di privati, scuole e gruppi che hanno contribuito a far crescere il Giardino dei sogni e hanno regalato altri ricordi, nomi ed emozioni. La storia di questo giardino nasce da un momento di grande dolore di Benito, da un lutto e dalla sua necessità di crescere interiormente. «Questo posto è nato per Silvia, era una sfida con me stesso per dimostrare che i soldi non sono tutto nella vita e, paradossalmente, saranno proprio questi a portarlo via» ha detto Benito. Quel giardino che oggi tanti amano è stato il luogo in cui Benito ha messo tutto il suo amore, ha cercato di dare pace alla sua sofferenza per la moglie Silvia, mancata giovanissima, il 17 luglio del 2008, dopo aver lottato contro la sclerodermia, una patologia autoimmune conosciuta come la «malattia delle giovani». Quel luogo Benito lo ritrovò nel 2008, una notte, mentre stava passeggiando. Fu un ritrovamento perché qui Benito veniva da bambino. «Con mio nonno e andavamo fino alla villa dove, sul cancello, c’era un campanello particolare», racconta. «Quando lo suonavo usciva un serpente e mio nonno ogni volta esclamava “ocio al bisso galeto” e mi faceva uno scherzo». Ricordi, amore e dolore sono diventati il Giardino dei sogni. Un luogo che Benito ha reso accessibile e ospitale dopo anni in cui è rimasto un pezzo di terra dove più di qualche persona scaricava anche rifiuti. Quando, qualche settimana fa, gli è arrivata la notizia che il contratto non sarebbe stato rinnovato perché la proprietà aveva deciso di vendere, è stato un colpo al cuore. Il sacrificio di Benito, Paola, Filippo, Alessia, Michele e Vittoria verrà spazzato via il 10 novembre del 2021. «Quello che mi ha fatto male è stata la grande indifferenza in tutta questa situazione», ha raccontato Benito. «Mi sono sempre ripetuto che qualsiasi cosa fosse successa nella vita, ci sarebbe stato il Giardino dei sogni. A me questo posto ha fatto bene perché avevo bisogno di stare solo e capire cosa mi fosse successo. La mia nuova moglie Paola lo ha sempre sostenuto, mi ha sempre supportato. Di notte progettavo i percorsi e quando vedeva che non tornavo a casa, veniva a portarmi un panino. Poi le persone hanno iniziato a venire, abbiamo messo a disposizione questo luogo gratuitamente per le associazioni». E continuerà a ospitare persone fino all’ultimo giorno, perché Benito crede ancora in quel Giardino, anche se il sogno del percorso sensoriali per ciechi che avrebbe dovuto realizzare nel 2021 rimarrà un sogno. «Quando iniziò tutto, quando raccontai al frate il mio progetto, pareva folle, ma l’ho realizzato», ha concluso Benito. «Qui ho portato il mio dolore, guidato dalla speranza. Come ho fatto con Silvia, anche qui farò tutto il possibile». L’ECONOMO. Da Milano l’economo dei frati domenicani, padre Roberto Taddei, ha così spiegato il motivo di questa alienazione: «Il complesso è in disuso da circa trent’anni. Quella era una casa vacanze, poi negli ultimi 25 anni non abbiamo avuto più seminari minori. È stata poi usata dalla nostra parrocchia di Bolzano di Cristo Re per parecchi anni, almeno nel periodo estivo. Di fatto ormai il numero dei ragazzi si è ridotto, i costi sono diventati eccessivi anche per loro e la casa è ferma da più di un anno». L’INTERMEDIARIO. A gestire l’intermediazione tra i frati e gli aspiranti acquirenti è l’agenzia immobiliare Tecnocasa di Milano, che collabora con quella di Caprino. È una trattativa riservata e, sebbene si parli di una cifra di 2 milioni e mezzo, il funzionario che se ne occupa, Dario Lovato, ha sottolineato: «È un valore di stima, l’immobile è in vendita con trattative riservate, per cui non esiste un prezzo di acquisto oggi. Esiste una stima e per questo ci si mette a tavolino e si ragiona. Su immobili di questo tipo prima del prezzo è importante capire il progetto che c’è dietro. Al di là dei vincoli storici e urbanistici, perché poi il Comune determina già con un piano di governo del territorio le possibilità di sviluppo di questa attività, certo non si costruirà una piscina sul fiume e bisognerà rispettare le distanze. A noi piace ragionare con operatori locali, perché chi opera sul territorio è in grado di valorizzare la storia di un immobile». Si sono avvicinate alla villa una decina di persone, ma quelle che secondo l’intermediario potrebbero essere realmente interessate e avrebbero la possibilità economica per la trattativa, sono tre, di cui due locali. •

Adele Oriana Orlando
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