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24.03.2019

Perde il controllo in curva Muore contro il guardrail

I rilievi dei carabinieri di Caprino sul luogo dov’è avvenuto l’incidente mortale FOTO PECORAEmanuele Bonfante: aveva compiuto 19 anni pochi giorni fa
I rilievi dei carabinieri di Caprino sul luogo dov’è avvenuto l’incidente mortale FOTO PECORAEmanuele Bonfante: aveva compiuto 19 anni pochi giorni fa

Lo zio tiene le mani dietro la testa, poi le preme sul tetto della sua auto e ci appoggia la fronte, poi torna a camminare. Non riesce a stare fermo, a darsi pace per più di tre secondi. A dieci metri da lui, sull’erba, c’è il sangue fresco di suo nipote, Emanuele Bonfante, 19 anni. «Chiedi a lei», dice con lo sguardo disperato quando ci avviciniamo, «io non ce la faccio a parlare». «Lei» è sua moglie Luana. Sono arrivati insieme per sostenere il papà di Emanuele. La mamma, ieri sera, non sapeva ancora cos’era successo al figlio perché era in viaggio. «Dall’altra parte del mondo», spiega la zia prima di rimettersi al telefono. Per ora quindi irraggiungibile. L’incidente è avvenuto a Caprino, in località La Presa, sulla sp 29 A, prima di località Platano. Emanuele era andato a fare un giro in moto con due suoi amici. Era nato a Mantova, ma viveva a Goito, e aveva approfittato della bella giornata per divertirsi con gli amici in una delle zone del veronese più amate dai motociclisti. E anche in una di quella dove, purtroppo, sono più frequenti gli incidenti. Andare in moto per lui era come andare in bicicletta. Lo faceva da quando era bambino. Aveva iniziato facendo le gare sul le mini moto. Nella sua famiglia tutti vanno in moto e anche lui aveva questa passione. Nel suo profilo Instagram quasi tutte le foto lo ritraggono felice sulle due ruote. L’incidente è avvenuto alle 16.35. Emanuele era su una Kawasaki Ninja 600 verde smeraldo e, per cause ancora da accertare, ha perso il controllo su una curva, finendo contro il guardrail. I suoi amici hanno chiamato subito i soccorsi. È arrivato l’elicottero di Verona Emergenza e il personale medico ha cercato di rianimare il ragazzo, ma ogni tentativo è stato vano. Troppo forte il colpo alla testa. Non è rimasto altro da fare che portare Emanuele alle celle mortuarie del centro polifunzionale di Caprino, dove lo ha accompagnato il papà. Gli zii, invece, sono rimasti sul luogo dell’incidente mentre i carabinieri della stazione locale facevano i rilievi. La strada è stata chiusa per un paio d’ore. Sull’asfalto nessun segno dell’incidente, solo l’erba, sotto il guardrail testimoniava la tragedia: garze, una maschera trasparente usata dai soccorritori e sangue, tanto sangue. Emanuele aveva appena compiuto gli anni. Era nato il 13 marzo e quest’anno doveva fare la maturità. «Frequentava l’istituto agrario, era bravo a scuola», racconta la zia. «È un ragazzo pieno di via, bello come il sole, con una grande passione per la moto», continua, parlandone come fosse ancora vivo. «Oggi era felice di fare questa uscita con i suoi amici». Tace. «È stata l’ultima», dice tornado alla realtà. «Noi siamo una famiglia di motociclisti», continua. «Lo siamo tutti: io, mio marito, mia figlia e anche la mamma e il papà di Emanuele. Spesso uscivamo insieme. Lui comunque non era spericolato, non voleva oltrepassare il limite. Non so cosa sia successo, non lo abbiamo chiesto. In questo momento non ne abbiamo la forza». •

Chiara Tajoli
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