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28.09.2019

Monumento ai caduti a Pesina Via all’intervento di restauro

Il monumento ai caduti di Pesina davanti alla chiesa di  San Gallo
Il monumento ai caduti di Pesina davanti alla chiesa di San Gallo

Dopo aver aperto le «Vie dell’acqua», sistemando fontane e lavatoi, dopo essersi presa cura di croci, capitelli ed edicole disseminate sul territorio, la pro loco di Caprino, presieduta da Renato Betta, è ora impegnata a Pesina, dove, non appena arriverà il benestare della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio (Sabap) di Verona, incaricherà una restauratrice di fare un «Intervento di restauro conservativo» al Monumento ai Caduti di tutte le guerre, l’opera a forma di obelisco che domina un angolo verde a due passi dalla chiesa di San Gallo. «Tempo fa abbiamo chiesto a Renato Betta», premette Celestina Mascanzoni che, col marito Adriano Scala, Angelo Prando e Ivana de Beni (tutti pesenati), ha sensibilizzato la pro loco, «se l’associazione che presiede, tanto attiva nei restauri, potesse interessarsi anche a questo. Il Monumento ai caduti di Pesina è in cattive condizioni e, prima che si rovini irreparabilmente, andrebbe messo in ordine». Il consiglio della Proloco ha così incaricato la restauratrice di Valeggio sul Mincio, Eleonora Cigognetti, di fare un sopralluogo e lei, supervisionata la struttura, ha redatto un progetto tecnico preliminare con preventivo. «Siamo sicuri che molti sarebbero pronti ad aiutarci», prosegue Mascanzoni, «come dimostra il fatto che parte del ricavato della 6. camminata Pesina in Festa, in programma domani, sarà devoluto a questa operazione. Ne vale la pena», sostiene. «L’opera, realizzata tra il 1921 e il 1922 quando fu inaugurata il 19 novembre, è una testimonianza della nostra Memoria. Sul basamento, in marmo rosso Verona e Nembro rosato, sono incisi i nomi dei Caduti della due Guerre mondiali (questi ultimi furono posti in un secondo tempo) e di due Caduti nella Guerra Libica del 1912. Su una lastra di marmo bianco di Carrara, c’è un bellissimo bassorilievo raffigurante una madre e una vedova che hanno perso i loro uomini al fronte. Purtroppo tutto appare sbiadito sui marmi ingrigiti dal tempo e dalle intemperie che però, se tornassero all’ originario splendore, farebbero rivivere anche la piazza». Come si evince dallo studio di Cigognetti «la superficie marmorea è ricoperta da una patina biologica nerastra composta da batteri, funghi e muschi localizzati sull’esterno e nei primi millimetri superficiali. Le lastre del basamento presentano dissesti strutturali e, negli interstizi dei gradini, numerose piante, crescendo, hanno favorito il distacco di frammenti di marmo. Un cedimento del terreno ha provocato un dissesto di gradini e si notano numerose micro fessure». Ne è seguito il progetto tecnico preliminare presentato alla Sabap di Verona per avere nulla osta e permessi per procedere. Spiega Cigognetti che lo ha redatto col collega Giovanni Nicoli: «Prevede il consolidamento delle lastre del basamento che, dopo essere spostate e pulite per rimuovere detriti e radici, sarebbero consolidate inserendo zanche (graffe, ndr) d’ acciaio. Su tutta la superficie verrebbe quindi applicato un biocida che, dopo una settimana, permetterebbe di pulire la superficie. Le fessure verrebbero quindi stuccate per impedire infiltrazioni d’acqua e stabilizzare i blocchi di marmo. Si prevede lo stampo della cornicetta di bronzo che coronava l’obelisco per farne una copia e riprodurla ove manca. Data la costante azione dell’ambiente esterno, si chiuderebbe applicando un protettivo. «Attendiamo il parere della Soprintendenza. Se sarà positivo assegneremo il lavoro», informa Betta. •

B.B.
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