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08.03.2020 Tags: Brenzone sul Garda

Piano degli interventi ritirato, è bufera

Il municipio di Brenzone
Il municipio di Brenzone

Gerardo Musuraca L'amministrazione ritira in consiglio comunale il Piano degli interventi e a Brenzone scoppia una bufera politica. «Il ritiro del Piano del 12 febbraio è illegittimo. Non lo votiamo e ci rivolgeremo in tutte le sedi opportune per dimostrarlo». A dirlo è stata la minoranza di «Tradizione e innovazione per Brenzone», guidata dal capogruppo, Tommaso Bertoncelli. Una querelle che promette strascichi legali visto che la minoranza, a margine della seduta, ha annunciato che si rivolgerà «in prima istanza al prefetto e poi, in caso di assenza di risposte concrete, al Tar Veneto poiché anche la modalità di convocazione del consiglio è illegittima. Il Regolamento, all'articolo 25 comma 2», ha continuato, «prevede che il Consiglio comunale sia convocato in seduta ordinaria per linee programmatiche, bilanci annuali e pluriennali, relazioni previsionali e programmatiche, rendiconti della gestione, pianificazione urbanistica. Qui si parla di urbanistica ma il consiglio è stato convocato in seduta straordinaria, con grave vulnus per i consiglieri», ha sostenuto la minoranza. L'amministrazione guidata dal sindaco, Davide Benedetti, il 12 febbraio aveva dato l'ok al «ritiro della delibera numero 1 dell’1 febbraio 2019 sull’adozione della variante al Piano degli interventi». «La questione», aveva cannoneggiato la minoranza prima della seduta, «riguarda scelte urbanistiche che coinvolgono 60 famiglie di Brenzone, che vedono sfumare o, sicuramente, ritardare di anni, la possibilità di realizzare le manifestazioni di interesse già presentate». Nella delibera con cui la maggioranza ha disposto il ritiro del Piano interventi, si sostiene che «in sede istruttoria per la Valutazione ambientale strategica, il 18 giugno 2019 sono stati evidenziati significativi elementi di carenza di approfondimenti e di istruttoria con conseguente non compatibilità ambientale. In particolare, il parere ha messo in rilievo la mancanza di contenuti nel Piano». Su quattro punti distinti. «Le suddette carenze e criticità», hanno sostenuto dalla maggioranza, «avrebbero comportato l'adozione di rilevanti accertamenti e adempimenti con aggravio del procedimento e conseguente aggravio dei costi della procedura, risultata inadeguata». Di qui la volontà di «procedere a un nuovo assetto urbanistico del territorio per garantire un uso adeguato e responsabile del territorio». Tutto «falso e illegittimo» per la minoranza che, per bocca di Bertoncelli, ha sostenuto che «il ritiro della delibera con cui era stato adottato il Piano degli interventi è fondato su basi prive di fondamento. Dimostra», ha detto, «quanto la maggioranza si nasconda dietro a errate esposizioni, fuggendo il confronto sia con la minoranza che con la cittadinanza». Bertoncelli ha sottolineato: «La Regione ha chiesto alcuni chiarimenti, ma non ha dato alcun parere negativo alla delibera sul Piano. Attribuendo invece la definizione di “parere” e non di “richiesta di integrazioni”, la maggioranza cerca di travisare quanto scritto dalla Regione. Tendenziosamente si cerca cioè di far passare l'idea che sia stato dato un parere negativo, cosa falsa. Anche il responsabile dell’edilizia privata, ingegner Caliari, incontrando alcuni cittadini che avevano chiesto audizione, ha riferito che il ritiro del Piano è dovuto a una scelta politica». Ma non è tutto. Secondo Bertoncelli le integrazioni richieste da Venezia si sarebbero potute fare «senza alcun costo per le casse comunali poiché il lavoro rientra nell'incarico affidato al professionista. Invece, la scelta di ritirare il Piano e di ripartire da zero comporterà un aggravio per il Comune, con danno erariale», dice. La maggioranza però ha tirato dritto approvando il ritiro della delibera di adozione del Piano. •

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