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17.09.2019

«Bisogna investire di più per combattere i cinghiali»

Cinghiali alla ricerca di cibo
Cinghiali alla ricerca di cibo

Cinghiali all'ordine del giorno visto che anche che nella mattinata di pochi giorni fa cinque esemplari sono stati abbattuti in un’azienda faunistico venatoria della Valpolicella. Lo ha riferito Anna Maggio, comandante del Corpo di polizia provinciale, durante l'incontro col Comitato spontaneo per la difesa del Monte Baldo convocato in Provincia dal consigliere alla Caccia Stefano Marcolini. Il Comitato lo aveva infatti sollecitato «per collaborare, nei limiti delle nostre possibilità, alla predisposizione di provvedimenti che vadano nella direzione da noi richiesta: in sostanza la eradicazione del cinghiale», aveva precisato. Marcolini ha esordito domandando: «La Provincia ha ottenuto molto quest'anno per combattere tale specie non autoctona che sta devastando il monte Baldo. Cosa proporreste oltre a quanto abbiamo fatto?». Quindi lui e Maggio hanno sintetizzato: «Nel 2018 abbiamo avuto parere favorevole all'istituzione dei centri di raccolta che, nel Veronese, sono passati da uno a tre, dei quali uno a Brenzone e l'altro a Caprino, appena inaugurato. In aprile, all'incontro all'Unione montana, da me richiesto», ha sottolineato Marcolini, «l'assessore regionale alla Caccia ha dato l'okay all’apertura, in via sperimentale sul Baldo della caccia al cinghiale per la stagione venatoria». «Su progetto della Provincia», hanno poi aggiunto, «l'Ispra ha approvato la caccia di selezione al cinghiale con appostamento fisso per dodici mesi l'anno. Esistono infine i Piani di controllo (prelievi da appostamento fisso, ndr) che sono gli unici strumenti attuabili oltre i 900 metri di quota». I membri del Comitato hanno però incalzato: «Conoscevamo tali provvedimenti, ma li riteniamo, purtroppo, insufficienti. Chiediamo alla Provincia, e agli altri enti preposti, di investire maggiormente per combattere questa gravissima piaga: la diffusione di una specie che ogni anno aumenta del cento per cento», ha detto Giacomo Brunelli, presidente del Comitato. Raffaello Boni, di Legambiente, ha precisato: «Vanno investite risorse umane, economiche e scientifiche, coinvolgendo anche l'Università, che valutino la soluzione migliore per liberarsi di questa specie alloctona. I provvedimenti presi ci paiono tardivi. Si sarebbero dovuti adottare almeno 5 o 10 anni fa quando, dal territorio, arrivavano le prime allarmate segnalazioni». Marcolini e Maggio, per avere un quadro migliore della situazione, si sono riproposti di convocare un nuovo incontro al termine della stagione venatoria, per valutare i risultati ottenuti a seguito delle nuove normative. «Proposta accettata ben volentieri dal Comitato», ha detto Brunelli, impegnandosi a «raccogliere dati e informazioni utili affinché l’eradicazione del cinghiale non resti una utopia». •

B.B.
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