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01.08.2019

Il lago ripopolato con 170.000 trote

Le trote pronte per essere liberate nelle acque del lago di Garda
Le trote pronte per essere liberate nelle acque del lago di Garda

Sono 170 mila le trote liberate nelle acque del Benaco, negli ultimi cinque mesi, dall’associazione pesca sportiva di Bardolino. «Ne seguiranno di certo altre», sentenzia Andrea Bentivoglio presidente del locale gruppo di pescatori. L’ultima «semina» una decina di giorni fa, in tarda serata, quando i volontari della Pesca Sportiva hanno immesso in vari punti e nella riserva di Bardolino, va da Punta Mirabello a Punta Cornicello, 50mila trote; la taglia che varia dai cinque agli otto centimetri. Tutte trote nate, come le precedenti, nell’incubatoio di Bardolino situato al confine con Garda e in gestione alla stessa associazione di «Pesca sportiva». Quattro le imbarcazioni utilizzate, per un totale di dieci giri, con punto di partenza l’incubatoio. «Vista la piccola dimensione delle trote immesse il loro rilascio avviene non molto lontano dalla riva, ad una profondità non superiore ai 10-15 metri», spiega Bentivoglio. Il motivo? «Le trote per natura sono abituate ad andare in profondità. Uscendo da un incubatoio, quindi da una vasca, hanno da piccole una capacità di autonomia d’immersione limitata. Se venissero liberate in acque più profonde sarebbero destinate a morte certa. Il pericolo per questi pesciolini arriva ovviamente anche dall’alto dagli «attacchi» dei cormorani», conclude Bentivoglio. L’ultima immissione, come le altre, si è svolta sotto gli occhi del veterinario Giancarlo Mezzani e di Damiano Aderenti, guardia della Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee (Fipsas). L’impianto ittiogenico di Bardolino è l’unico presente sulla sponda veronese del Garda. Uno è presente a Desenzano e l’altro a Dro in Trentino. L’incubatoio fu acquistato nel 2000 dalla Provincia di Verona per 787 milioni di lire dall’Ente sviluppo per l’agricoltura Veneta (Esav), ora Veneto agricoltura . Patrimonio che l’Esav ereditò agli inizi degli anni Ottanta dal disciolto consorzio obbligatorio per la tutela della pesca nel lago di Garda e Idro. Lo stabile (superficie di 240 metri quadrati di cui 118 adibiti a incubatoio) fu costruito negli anni Cinquanta e poi passato di proprietà in proprietà. Fu ristrutturato, dopo anni d’abbandono, nel 2004 dalla Provincia. Per l’occasione furono spesi 250 mila euro per la ristrutturazione e la progettazione dell’impianto mentre 100 mila euro, se ne andarono per l’allestimento interno e per rimettere in moto la sperimentazione e la produzione delle specie ittiche di maggior pregio. Luogo anche per la didattica scolastica. Il centro è gestito da alcuni anni, prima per conto della Provincia ora del Comune di Bardolino, dall’associazione pesca sportiva di Bardolino. Negli anni al centro di produzione per i pesci sono nati, e poi rilasciati nel Lago di Garda, coregoni, cavedeni, trote, lucci e carpioni. •

S.J.
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