Sandrà

Autobus finito nei vigneti, «ho aperto gli occhi, c'erano pali ovunque»

Il racconto dei ragazzi che erano sull'autobus finito fuori strada a Sandrà
I pali entrati nell'autobus finito in un vigneto a Sandrà
I pali entrati nell'autobus finito in un vigneto a Sandrà
I pali entrati nell'autobus finito in un vigneto a Sandrà
I pali entrati nell'autobus finito in un vigneto a Sandrà

«Quando c’è stato l’impatto ero mezza addormentata, stavo ascoltando la musica. Qualche secondo prima avevo aperto gli occhi, vedendo che l’autobus si stava spostando verso destra: ho pensato fosse per far passare l’altro che arrivava, essendo la strada stretta. Poi però andava sempre più all’esterno, fino a finire in mezzo al campo. Non ricordo il momento preciso dell’impatto, quando me ne sono resa conto c’erano pali conficcati ovunque».

A parlare è una studentessa diciottenne di Lugagnano di Sona, che ieri era a bordo dell’autobus Atv, diretto a Garda, andato a sbattere contro un vigneto a Sandrà.

 

La testimonianza

«Fino a quel momento era stato un viaggio tranquillo, non abbiamo avuto sentori particolari, anche perché eravamo quasi tutti seduti da metà autobus in giù. Una ragazza si è protetta con un braccio, ma ha preso comunque una botta in testa, un’altra aveva dolore alla schiena. Eravamo sotto shock», prosegue la giovane, «ho sentito un ragazzo esclamare “andate a vedere come sta l’autista” ma io personalmente non me la sono sentita: avendo visto come erano messi i pali avevo paura di trovare un cadavere».

Dopo il grande spavento, qualche studente ha deciso comunque di andare a scuola, accompagnato dai genitori o dall’autobus sostitutivo messo a disposizione da Atv. 

 

Bus Atv nei vigneti

 

La mamma che ha incrociato l'autobus

Tra le testimonianze c’è anche quella di una mamma, che ieri mattina ha incrociato lo stesso autobus poco prima che entrasse in servizio e mezz’ora prima dell’incidente.

«Sono partita alle 6,20 per andare a lavorare a Verona, nel rettilineo tra Lugagnano e San Massimo ho visto l’autobus arrivare dal senso opposto di marcia e fare una manovra insolita: prima è finito nella corsia da cui stavo arrivando io, poi è rientrato fermandosi davanti a una casa all’altezza di località Salvi. Avrebbe potuto semplicemente accostare di fianco, essendoci abbastanza spazio a bordo carreggiata», spiega la mamma, «invece ha fatto una sorta di parabola con la parte anteriore rivolta verso la casa. Quando l’ho affiancato stava facendo retromarcia, poi dallo specchietto retrovisore l’ho visto ripartire. Alle 6,54 ha chiamato mia figlia e ho pensato subito fosse successo qualcosa».

 

Attacco di panico

Rossella è un’altra mamma, sua figlia ha quindici anni e non ha riportato ferite. «Mi ha chiamata piangendo, ha avuto un attacco di panico e un ragazzo l’ha portata in braccio giù dall’autobus», racconta, passando al vaglio le coincidenze fortunate grazie alle quali è stato scongiurato il peggio: «In quel momento l’autobus era quasi vuoto, perché il grosso degli studenti sale a Colà, era appena ripartito e quindi andava a piano, e poi ha deviato in un campo».

Katia Ferraro